Havoc – Fuori controllo

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Titolo originale: Havoc Havoc - Fuori controllo / Locandina
Nazione: Stati Uniti, Germania
Anno: 2005
Genere: Drammatico, Poliziesco, Romantico
Durata: 85'
Regia: Barbara Kopple
Sceneggiatura: Stephen Gaghan
Cast: Anne Hathaway, Bijou Phillips, Channing Tatum, Michael Biehn, Joseph Gordon-Levitt, Matt O'Leary, Freddy Rodríguez, Laura San Giacomo, Mike Vogel, Raymond Cruz, Alexis Dziena, Shiri Appleby, Johnny Vasquez, Luis Robledo, Sam Hennings
Produzione: Media 8 Entertainment, Stuhall Productions, SRO Entertainment, VIP 2 Medienfonds
Distribuzione: MediaFilm
Data di uscita: 3 Agosto 2007
Trama: Quando le due teenager Allison e Emily decidono di lasciare il loro ricco quartiere per un'avventura nei sobborghi poveri e degradati di Los Angeles, si trovano immerse in una realtà fatta di droga, violenza e guerre tra bande rivali. Il fascino della trasgressione le porterà a voler far parte di una gang di spacciatori ispanici che domina sulla 16th Street. Le due amiche ben presto si renderanno conto di essersi spinte troppo in là, in un mondo dal quale non è più possibile tornare indietro.


Recensione di AUGUSTO LEONE

Havoc - Fuori controlloHavoc, lungometraggio del 2005 della documentarista Barbara Kopple, esce in agosto 2007 in Italia, sulla scia del successo di Anne Hathaway ne Il diavolo veste Prada, che qui interpreta, dando libero sfogo al lato sexy di sé, la parte della ricca e disinibita Allison attratta dalle periferie malavitose della sua città, Los Angeles. Il colpo di fulmine scocca nel momento in cui la giovane assiste per strada a un duello incipiente fra il rude Hector, capo di una banda di spacciatori di origine latinoamericana, e il biondo Toby, il boyfriend compagno di scuola, che si atteggia a bullo, leader di un gang di liceali benestanti ed annoiati.
Lo scontro ha termine ancora prima di essere combattuto ed il confronto sul terreno dell’autenticità è schiacciante per il bianco dei quartieri alti: il delinquente macho dallo sguardo truce si allontana sdegnoso e il ragazzetto inginocchiato a terra con i calzoni macchiati di orina ostenta velleità di rivincita. Nella mente della già inquieta e ipersensibile Allison si configura allora uno schema, non dissimile da quelli illustrati in classe dal docente di materie umanistiche, in base al quale i ricchi sono finti e i poveri veri: per andare oltre i modelli precostituiti ed imposti non le resta così altra alternativa che tentare di confondersi fra gli abitanti del pianeta per lei sconosciuto dove si esiste davvero e non si è fotocopia di testi scritti e pensati da altri.
Nei presupposti del lungometraggio dunque occhieggiano un po’ sfocati e alla rinfusa i tanti volti del continente americano rivelati dalla tradizione cinematografica e letteraria: la sessualità ossessiva dello scandaloso Larry Clark (Kids e Ken Park), le giungle urbane di Spike Lee, la violenza agghiacciante e sopita delle aule scolastiche di Elephant di Van Sant, il malessere della jeunesse dorée dei romanzi di Bret Easton Ellis e, andando ancora più indietro nel tempo, i belli e dannati di Fitzegerald e la Harlem, coacervo esplosivo di miseria ed emarginazione razziale, del dimenticato (e inattuale?) James Baldwin.
Nell’assemblare i troppi materiali, la pellicola oscilla, senza imboccare una direzione, fra il documentario e la finzione incentrata sul percorso di formazione di un’adolescente in crisi: la prospettiva di chi dietro la macchina da presa vuole riprendere realisticamente gli ambienti, quella dell’amico filmmaker dilettante di Allison, che ne smaschera le illusioni di ribaltare le convenzioni essendone invece schiava, e infine quella della stessa Allison si sovrappongono a caso l’una all’altra, senza mai intrecciarsi organicamente. L’incertezza sul punto di vista da privilegliare si traduce nella panoramica frettolosa sull’incursione quasi folcloristica di un gruppo di ragazze curiose in Mercedes nelle vie del malaffare: fanciulle dal corpo di fotomodella tediate dal tran tran dei cocaina party nelle ville sull’oceano provano il brivido di un giretto nelle zone off limits della città, fanno da spettatrici a fellatio praticate sul marciapiede e da invitate fuori posto a feste di battesimo in famiglia passano la notte fra le prostitute nella stazione di polizia, gettano sul piatto da gioco con la gang di fusti spacciatori di crack la verginità ideale e al «dado è tratto» fuggono spaventate.
Di strada se ne fa eccome, ma ci si ferma ai bordi, non c’è né distanza ravvicinata né profondità di campo: le porte sugli interni nella metropoli-mito restano sbarrate, le superfici riflettono gesti e comportamenti risaputi, le principessine capricciose divagano e si sporcano per necessità di copione, variante osé di Beverly Hills 90210. Il film del resto incespica e confessa candidamente la scarsa riuscita quando si tratta di tirare le fila: uno schermo buio da cui provengono suoni confusi, uno schianto di lamiere, un colpo di pistola, grida ed insulti decapitano più che concluderla una storia, che è appunto meno di zero, per dirla con il titolo di un libro del 1985 di Bret Easton Ellis forse mai letto dalle protagoniste di Havoc.

Giudizio: 1.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Havoc - Fuori controlloNelle settimane di agosto i recuperi di film, di anni recenti passati, possono risultare decisamente indigesti in quanto di valore praticamente nullo, usati solo per colmare la programmazione carente, ma in questo caso finalmente possiamo parlare di un'eccezione che conferma la regola. Questo Havoc (a cui i distributori hanno aggiunto per maggior enfasi un sottotitolo che recita «Fuori controllo») è decisamente un buon film, con i suoi odori marci della metropoli oscura (la «downtown») che si sentono ben marcati, le sue ragazze incoscienti belle ed estreme, i ritratti di piccoli boss ispanici (Freddy Rodriguez, visto anche recentemente in Harsh Times di recente produzione, ormai in certe parti si cala benissimo nonostante il suo fisico minuto) che tengono bene la narrazione di un plot di base filiforme con stile anche se non taglio documentarista. La regista Barbara Kopple d'altronde regista di documentari lo è veramente, e non ha mancato di cercare il ritratto dei personaggi immettendoli nelle loro realtà suburbane e della high class, connubio lontano ma affascinante con perfette correlazioni di unione.
Di fatto il viaggio delle due ragazze fondamentalmente annoiate (come detto chiaramente nel documentario girato dallo studente, film nel film che omaggia professione e passione dell'autrice) è perfettamente veicolato senza accelerazioni brusche, con il primo incontro con gli spacciatori eseguito timidamente con i bulli della loro gang (che poi risultano essere pavidi e inconsistenti), per proseguire dopo la delusione con un viaggio personale verso l'incontro e la realtà che risulta essere diversa da come loro se la aspettano, del tutto priva di romanticismo e di sole accettazioni dell'essere usate senza scelte se non quelle stabilite dalla gang, dove diversamente che nella banda giovanile non sono le donne dei teen-capi ma le donne di tutti. Davvero sporca l'ambientazione, come priva di formalismi e di sorrisi (grandiosa la battuta nel viaggio delle quattro ragazze verso la downtown, una sorta di Sex and the City verso il marcio, che recita «Che cosa hai da sorridere?», gesto distensivo davvero impossibile in un simile putrescente contesto) è tutta la metratura, che non risparmia il mostrare sia l'ipocrisia dei genitori della ribelle Ally sia quella dei genitori dell'amica protagonista del fatto cardine della sceneggiatura, dove le colpe vengono scaricate in modo comodo e disonesto.
Un film robusto, per nulla accondiscendente, che permea se stesso di oscuro in ogni sua parte senza paura di mostrarsi a 360 gradi, come la splendida protagonista femminile che esegue rapporti orali (nascosti alla vista), spogliarelli decisamente erotici e mostra il suo seno in maniera conturbante. Anne Hathaway l'abbiamo già vista ne Il diavolo veste Prada dove faceva la segretaria stressata e rampante di Meryl Streep, e in questo film precedente (è del 2005) ha mostrato la sua voglia eversiva di esplodere a qualunque costo. Davvero una bella perfomance tutta esagerazione, la sua, conforme a quella del personaggio che scopre di aver sorpassato limiti da cui è difficile retrocedere.
In parte di contorno abbiamo Michael Biehn (interprete anti-Swarzy di Terminator e di Aliens), mentre Bijou Phillips (vista anche in Hostel 2) è l'amica incosciente che non teme di passare il confine grazie all'aiuto di colei che propone la nuova strada e di cui si fida ciecamente. In definitiva un film davvero interessante, che non ha una trama robustissima per i suoi intenti di viaggio-documentario nel mondo sporco dei piccoli boss e dei sobborghi, con una protagonista sorprendente, e che ha un finale particolare che fa in modo da lasciare molto aperta l'interpretazione. Vietato ai minori di 18 anni per scene di sesso spinte (ma non esplicite) e per l'atmosfera decisamente oscura e disturbante.

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 1


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