Lady Vendetta

Share Link: Share Link: Google Yahoo MyWeb Facebook Myspace
Titolo originale: Chinjeolhan geumjassi Lady Vendetta / Locandina
Nazione: Corea del Sud
Anno: 2005
Genere: Drammatico, Poliziesco, Thriller
Durata: 112'
Regia: Park Chan-wook
Sceneggiatura: Jeong Seo-Gyeong, Park Chan-wook
Cast: Lee Yeong-ae, Choi Min-sik, Lee Seung-Shin, Go Su-hee, Kim Byeong-ok, Kim Bu-seon, Nam Il-woo, Kim Shi-hoo, Kang Hye-jeong
Produzione: CJ Capital Investment, Centurion Investment, Ilshin Capital Investments, Korea Capital Investment, Moho Films, Samsung Venture Capital, TSJ Entertainment
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 5 Gennaio 2006
Trama: La bella Geum-ja diventa all'improvviso famosa per aver rapito e ucciso un bambino di cinque anni. Il suo arresto crea scalpore e il caso diventa una sorta di ossessione per i media. Dopo tredici anni di galera, durante i quali Geum-ja è una prigioniera modello e una grande lavoratrice, la ragazza viene liberata. Ma durante i suoi tredici anni di prigionia ha tramato vendetta contro il suo insegnante, il principale responsabile del suo arresto, ed ora è printa a mettere in atto il meticoloso piano che ha concepito.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Lady VendettaGeum-Ja (Lee Yeong-ae) è bella come un angelo. Un angelo che ha reso incredula la nazione quando, a vent'anni, è stata incarcerata per l'omicidio di un bambino. Si è presa la colpa, è stata costretta, per un rapimento andato a finir male: tredici anni di vita in carcere ed una figlia che le è stata tolta e data in adozione. Una volta uscita, mette su l'ombretto rosso sangue per sembrare meno buona e prepara il suo piano.
Arrivati alla fine della trilogia di Park Chan-wook, la sensazione di esser di fronte ad un gran regista e ad un gran progetto è evidente. La vendetta al femminile riassume con estrema eleganza le due precedenti pellicole, già a partire dai temi del rapimento (ancora i rapimenti «buoni» e i rapimenti «cattivi», esattamente come in Sympathy for Mr. Vengeance) e della prigionia (la lunga attesa nel penitenziario per raffreddare il piatto da servire, mutuata dai quindici anni nell'appartamento di Old Boy).  Il film è probabilmente il più lucido dei tre, perché vi viene sottratto per esser ricomposto ciò che risaltava maggiormente negli altri: il freddo gioco di rappresentazione simbolica di Mr. Vengeance, l'azione di Old Boy. Quello che rimane è l'essenziale, la sintesi estetica metodica che costruisce le inquadrature con complessità e bellezza rare.
C'è la narrazione del secondo unita con gli incastri del primo: la voce narrante (di chi è? Lo sapremo con l'addio finale) richiama flashback e torna al presente, quasi riprendendo all'inizio la sensazione di stordimento di Mr. Vengeance; allo stesso tempo si lascia ad un certo punto spazio alla linearità, ai ritmi più contemplativi, con meno enfasi sul montaggio, del resto sempre nitidamente gestito.
La celebrazione del processo e la messa in atto della pena sono lunghe sequenze raggelanti, che fermano il pensiero sul rituale dandoci il tempo di una riflessione interna al film che era di gran lunga più difficile da rintracciare nei precedenti. Figurativamente, la pellicola è come il bianco che apre con i bei titoli di testa: un candore che spiazza molte di quelle che erano certezze.
Non ritroviamo, ad esempio, il ribaltamento della vendetta: troviamo semmai una vendetta allargata che si apre maggiormente allo spettatore, una catarsi che si fa collettiva, brutale e pianificata, si accanisce (ancor più atrocemente, perché non vediamo niente) contro il mostro. La trilogia è chiusa da un delicato ed elegantissimo senso di pace, ritrovamento e redenzione, bianca come la neve che cade sulle note di una splendida ninnananna. Per chi scrive, è il migliore dei tre.

Giudizio: 3.5


blog comments powered by Disqus
You are here