| Titolo originale: | The Producers | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti |
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| Anno: | 2005 |
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| Genere: | Commedia, Musicale |
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| Durata: | 134' |
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| Regia: | Susan Stroman |
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| Sceneggiatura: | Mel Brooks, Thomas Meehan |
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| Cast: | Nathan Lane, Matthew Broderick, Uma Thurman, Will Ferrell, Gary Beach, Roger Bart, Eileen Essell, Michael McKean, David Huddleston, Debra Monk, Andrea Martin, Jon Lovitz, Bryn Dowling, Meg Gillentine, Kevin Ligon |
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| Produzione: | Universal Pictures, Columbia Pictures, Brooksfilms |
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| Distribuzione: | Sony Pictures Releasing Italia |
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| Data di uscita: | 17 Marzo 2006 |
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| Trama: | Broadway, 1959. Il produttore teatrale Max Bialystock e il ragioniere Leo Bloom architettano la truffa perfetta: mettere in scena il musical più blasfemo della storia per farlo fallire e scappare col malloppo. Ma, contro ogni pronostico, qualcosa va storto. |
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Recensione di ALBERTO DI FELICE
Non c'è molto di più che si potrebbe chiedere alla riproposizione musical di un classico. Anche perché The Producers porta sullo schermo l'omonimo musical del 2001 tratto dall'omonimo film debutto di Mel Brooks del '68 (da noi Per favore non toccate le vecchiette) ed interpretato trionfalmente (12 Tony) a Broadway proprio dai nuovi eccezionali Bialystock e Bloom, Nathan Lane e Matthew Broderick. C'è tutto dell'originale, ed in più i pezzi scritti da Brooks. Ci sono tutti i personaggi dell'originale, e nuovi degnissimi interpreti. Val quasi la pena di dimenticare i mitici Mostel, Wilder, Mars e Hewett per gustarsi appieno i nuovi Bialy, Bloom, Liebkind e De Bris.Ecco di nuovo il produttore ebreo in rovina, Bialystock (Lane), che incontra il ragioniere nevrotico con una brillante idea, Bloom (Broderick). Le vogliose vecchiette che finanziano i suoi spettacoli forniranno i soldi necessari per l'insuccesso definitivo che con un po' di finanza creativa permetterà ai due di volare verso Rio. Cosa c'è di meglio come fiasco colossale di una celebrazione in pompa magna della figura canterina del Führer, scritta da un esaltato nostalgico nazista (Will Ferrell)? E chi meglio per dirigerla se non il regista più kitsch e gay sulla piazza (Gary Beach)? Peccato che andrà male – per i produttori truffaldini.
Per certi versi c'è da divertirsi di più: il personaggio della segretaria Ulla di Uma Thurman, ad esempio, viene ampliato. Però non ha molto senso mettersi a far paragoni fra due cose così simili e così diverse, quando il valore della produzione e degli interpreti è tanto evidente da rinnovare l'irriverenza di una commedia che si prende gioco del suo stesso mondo. C'è solo da godersi il Liebkind di Ferrel, il superbo De Bris di Beach, il gigionismo consumato dell'uomo da palcoscenico Lane (che aveva già riproposto da par suo il personaggio che fu di Michel Serrault in Piume di struzzo). E numeri musicali memorabili, uno dei quali fa riassumere tutto il film al Bialystock dietro le sbarre.
Giudizio:

Recensione di EMANUELE RAUCO
Uno dei quesiti fondamentali della teoria e della critica cinematografica è centrato su chi è, e quale ruolo ricopra, l’autore in un film: se esso sia sempre e comunque il regista, oppure se si debba valutare secondo i casi (come si può non valutare autori produttori hollywoodiani del calibro di David O. Selznick o Irving Thalberg?). The Producers (sottotitolo geniale: Una gaia commedia neonazista) sembra un caso limite per verificare queste teorie: l’autore del film è Mel Brooks, sceneggiatore e produttore, regista dell’originale del ’68 (Per favore non toccate le vecchiette) e gran maestro della versione musical del 2001, o Susan Stroman, regista del musical a Broadway? Sembra evidente che la risposta giusta sia la prima.La trama, per chi ha visto il classico di quasi 40 anni fa (Oscar alla sceneggiatura), non è nuova. Max Bialystock, produttore teatrale in crisi, e Leo Bloom, contabile insoddisfatto, decidono di mettere in atto la frode perfetta: raccogliere 2 milioni di dollari concedendo favori sessuali a garrule vecchiette, spenderne il minimo per mettere in scena uno spettacolo rivoltante che chiuda dopo una sola rappresentazione, intascarsi il resto. Ma non sarà proprio così facile.
Il film, una volta tanto, trattandosi di remake e adattamento ad un tempo, è trascinante, con punte di assoluta genialità, una satira sì arguta, ma in fondo bonaria e sinceramente affettuosa, del mondo teatrale di New York, del sottobosco artistico che gira attorno allo scintillante mondo della commedia musicale, in cui Brooks, raccontando la messa in scena del peggior spettacolo mai visto, mette alla berlina i vizi e i limiti di un modo di fare spettacolo che forse è superato, le difficoltà nel capire e assecondare i gusti del pubblico, i difetti (molto auto-ironici) del classico produttore ebraico (lo è Brooks, lo sono i suoi protagonisti).
I pregi principali del testo, in ogni modo, provengono dall’originale filmico, e quelli scenici da quello teatrale: perché allora questo film è così convincente, esilarante ed entusiasmante? Il nostro iniziale dilemma ritorna: se resta evidente il limite del teatro filmato, il ritmo, la comicità tra surreale, popolare e geniale satira (tipica di Brooks), la perfezione dei numeri e la straordinaria resa del cast sono farina del sacco di questo film e forse, almeno in parte, della regista, che quando con l’avanzare dei minuti si scrolla un po’ di dosso la polvere del palcoscenico, trova anche una serie di invenzioni visive e registiche convincenti.
Costruito e realizzato nel totale rispetto delle precedenti versioni, ma con due innesti splendidi come quelli di Uma Thurman (nel ruolo della segretaria Ulla) e Will Ferrell (lo scrittore nazista), è un gioiello, che riporta in vita la tradizione classica del musical (per ammissione esplicita ci si è ispirati a Cantando sotto la pioggia e Hello, Dolly) con una consapevolezza meta-linguistica del tutto moderna (e pienamente Brooksiana, come Ulla che chiede a Leo: «Perché ti sei spostato nella parte destra dello schermo?»), che travolge con una verve eccellente, spudorata e sfrontata senza le gratuità della neo commedia hollywoodiana, esilarante con le sue infinite trovate sceniche e musicali. Il cast è assolutamente magnifico, dal Bialystock di un incredibile Lane, alla sorpresa Broderick nel ruolo dell’insano Bloom, fino al grandioso Gary Beach, il sublime regista gay. Per non parlare dei numeri musicali, uno migliore dell’altro, da «I wanna be a producer» (nell’ufficio di Bloom che diventa teatro) a «Keep it gay» (a casa del regista) passando per il musical nel musical, «Springtime for Hitler», pura meraviglia di kitsch demenziale.
Se questo è il livello cui è tornato il grande Mel, che ha scritto e composto tutte le canzoni, anche le due nuove che si sentono sui magnifici titoli di coda, in cui lui appare alla fine, gli si augura di continuare a deliziarci.
Giudizio:

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