| Titolo originale: | V for Vendetta | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti, Regno Unito, Germania |
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| Anno: | 2005 |
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| Genere: | Azione, Fantascienza, Thriller |
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| Durata: | 132' |
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| Regia: | James McTeigue |
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| Sceneggiatura: | Andy Wachowski, Lana Wachowski |
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| Cast: | Natalie Portman, Hugo Weaving, Stephen Rea, Stephen Fry, John Hurt, Tim Pigott-Smith, Rupert Graves, Roger Allam, Ben Miles, Sinéad Cusack, Natasha Wightman, John Standing, Eddie Marsan, Clive Ashborn, Emma Field Rayner |
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| Produzione: | Warner Bros. Pictures, Virtual Studios, Silver Pictures, Anarchos Productions, Warner Bros. Productions Limited, Fünfte Babelsberg Film, Medienboard Berlin-Brandenburg, DC Comics |
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| Distribuzione: | Warner Bros. |
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| Data di uscita: | 17 Marzo 2006 |
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| Trama: | Nella Londra del 2020 un misterioso combattente per la libertà, conosciuto come V, usa metodi terroristici per combattere il sistema totalitario che regna nel paese. Quando la giovane Evey scopre la verità sul passato dell'uomo mascherato, decide di votarsi alla sua causa, scoprendo una nuova forza in sé stessa. |
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Recensione di ALBERTO DI FELICE
Erano gli anni fra il 1982 ed il 1985 quando Alan Moore, l'autore dei fumetti alla base de La leggenda degli uomini straordinari e From Hell – La vera storia di Jack lo squartatore, pubblicava il suo V per vendetta: la cattiva Iron Lady Mrs. Thatcher aveva da qualche anno preso possesso del governo del glorioso Regno Unito, e a Moore non doveva piacere molto. A venticinque anni di distanza arriva sugli schermi un progetto pensato dai Wachowski Bros prima di Matrix, del quale hanno curato la sceneggiatura ma, per oscuri motivi, non la regia, lasciata al loro ex-assistant director, l'australiano James McTeigue. Esattamente come le precedenti trasposizioni, anche V per vendetta è stato rigettato da Moore, che non risulta neppure accreditato. V (Hugo Weaving, probabilmente molto penalizzato dal doppiaggio oltre che dalla maschera) è un vendicatore al contrario della storia, per iniziare: la lettera V letta a numero romano sta a simboleggiare per prima cosa il 5 novembre 1605, un giorno la cui ricorrenza segna ancora per gli Inglesi un sospiro di sollievo per la avversata ma sempre amata monarchia. Membro di una combriga di cospiratori cattolici, Guy Fawkes (la cui maschera V si è scelto) tentò di far saltare in aria il Re e tutti i parlamentari (quindi i nobili) inglesi assieme al Parlamento. Da allora, in corrispondenza della data, passata alla storia come la congiura delle polveri, i ragazzini britannici festeggiano ogni anno con un falò la sua cattura. In un futuro prossimo alternativo, per forza di cose post-posto rispetto a quello del fumetto, una tremenda epidemia ha sconvolto l'umanità ed ha fatto crollare le nazioni: gli Stati Uniti sono in preda ad una guerra civile e l'unica potenza rimasta è l'Inghilterra.
Lì una dittatura, instaurata dal cancelliere Sutler (John Hurt), tiene a bada il virus e l'intero paese, soprattutto attraverso il controllo sui mezzi d'informazione a cominciare, ovviamente, dalla televisione e dai telegiornali. Proprio alla tv nazionale lavora Evey (Natalie Portman, anche lei con un doppiaggio ingrato nonostante non le siano mancate critiche per il suo poco credibile accento britannico nella versione originale): V la salva da dei tutori dell'ordine/aggressori che voglion farle pagare il fatto che ha violato il coprifuoco. È la notte fra il 4 ed il 5 novembre ed il vendicatore accompagna Evey a godersi la vista dello spettacolo che ha preparato: disseminando ovunque altoparlanti per fornire il sottofondo musicale dell'Ouverture 1812 di Čaikovskij e preparando fuochi d'artificio (rimando agli zombie di Romero?), fa esplodere l'Old Bailey, il tribunale penale di Londra, preannunciando che fra un anno esatto completerà la sua opera riprovando a compiere l'impresa di Fawkes.
Partendo dal solito panorama dittatoriale post-apocalittico, V per vendetta usa lo schema del fumetto della DC Comics e l'ambientazione britannica per permettere ai Wachowski di mettere in scena un film decisamente «politico», con forti richiami a simboli e figure attuali. È un film che, a dire il vero, letto in prospettiva attualizzante—come viene per certi versi naturale—può far storcere quasi il naso. Da un lato c'è un giusto interrogativo di fondo estremamente attuale soprattutto negli Stati Uniti, in questa stagione già al centro del Good Night, and Goog Luck di Clooney, che vede protagonisti i diritti civili: gli Inglesi hanno abdicato volontariamente la propria libertà per affidarsi a chi poteva salvarli dal virus. Per gli americani Wachowski, questo vuol dire Patriot Act e leggi sulla sicurezza nazionale, fatte approvare dall'amministrazione Bush in seguito agli attacchi dell'11 settembre. È pensabile e giusto rinunciare alle proprie libertà per quello che si crede il proprio bene? Dall'altro c'è poi il fatto che il virus (con un po' di sforzo, affiorano echi della nota teoria farneticante degli aerei schiantati contro le Twin Towers dallo stesso governo americano) è stato diffuso proprio dalla dittatura per giustificare presso il pubblico il proprio agire: le varie cospirazioni (evidente l'uso della paura terroristica come mezzo di controllo dell'opinione pubblica attraverso la televisione: l'opinionista Prothero interpretato da Roger Allam ricorda il Bill O'Reilly e compari presi di mira in Outfoxed) trovano spazio.
V ed il suo predecessore storico, d'altra parte, rappresentano con tutta evidenza dei parallelismi con i terroristi kamikaze attuali, dei quali sembra trasparire, nella figura di V terrorista buono, una sbagliata versione relativizzante: i papisti del vero Guy Fawkes, minaccia alle tradizioni inglesi, somigliano nei panni di V ai fanatici islamici che sono la minaccia di oggi. V prende di mira un monumento importante da un punto di vista architettonico (nel caso, storico) e simbolico; per il suo fine usa la metropolitana, chiusa dalla dittatura, la stessa colpita proprio a Londra la scorsa estate. C'è insomma una carica eversiva diversa rispetto a quella di Matrix, tanto per rimanere ai Wachowski: V, tranne per i rimandi romantici a Edmond Dantès ed al fantasma dell'Opera (oltre al rapporto con la bella Evey, è stato sfigurato da un incendio; la V sta anche per la stanza numero 5 dove era rinchiuso), risulta una figura con ombre ambigue più che un simbolo candidamente positivo contro il potere anti-democratico. «Non è il popolo che dovrebbe aver paura del governo, ma il governo che dovrebbe aver paura del popolo», assecondando questi paralleli, sembrerebbe assumere una carica più tenebrosa del messaggio che si voleva in realtà trasmettere.
V per vendetta ha dunque la strana eco di queste possibili letture, ma—quel che più importa—è sotteso da una irrequietezza morale forte, se ben colta ed indirizzata. Un film imperfetto e al contempo affascinante come pochi nel recente passato.
Giudizio:

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