| Titolo originale: | id. | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti |
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| Anno: | 2005 |
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| Genere: | Commedia, Musicale, Romantico |
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| Durata: | 105' |
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| Regia: | John Turturro |
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| Sceneggiatura: | John Turturro |
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| Cast: | James Gandolfini, Susan Sarandon, Kate Winslet, Steve Buscemi, Bobby Cannavale, Mandy Moore, Mary-Louise Parker, Aida Turturro, Christopher Walken, Barbara Sukowa, Elaine Stritch, Eddie Izzard, Amy Sedaris, P.J. Brown, Adam LeFevre |
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| Produzione: | United Artists, GreeneStreet Films, Icon Entertainment International |
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| Distribuzione: | Nexo |
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| Data di uscita: | 5 Maggio 2006 |
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| Trama: | Nick è un operaio che costruisce e ripara ponti ed è sposato con Kitty Kane, sarta, donna forte e gentile che gli ha dato tre figlie. Il buon Nick, schiavo delle sue passioni, ha preso una sbandata per la giovane Tula. Kitty però scopre tutto e proprio in quel momento Tula chiede a Nick qualcosa di più. Nick, attratto dalla bella Tula ma ancora innamorato della moglie, farà di tutto per redimersi e tornare in famiglia; soprattutto per cercare di riconquistare Kitty prima che sia troppo tardi e che sfumino le sue ultime possibilità. |
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Recensione di EMANUELE RAUCO
Il musical, si sa, è un genere del tutto a parte, che non rientra dentro le categorizzazioni tipiche del sistema hollywoodiano, così che si potrebbe affermare che è un genere anticinematografico, partendo dall'ascendenza con l'opera lirica e dall'essenza di riproduzione realistica propria del cinema; però, il musical – sia quello esclusivamente cantato, sia la commedia musicale – è stato forse l'unico genere che non ha mai conosciuto cali di popolarità e fascino. Da Fred Astaire a Gene Kelly, da Jesus Christ Superstar a The Rocky Horror Picture Show, passando per i danzerecci anni '80, il mix di cinema, musica e balletto ha prodotto e continua a produrre gioielli: come non pensare al bellissimo Moulin Rouge o al travolgente Chicago?Buon ultimo arriva John Turturro, che con la sua vena dissacrante e suburbana, diremmo proletaria, parte dal semi-sconosciuto Pennies from Heaven, per realizzare una fantasia musicale che è il ritratto cittadino della periferia newyorkese, ma anche una storia d'amore sensuale, carnale e viscerale.
Trama semplice, come d'uopo nel genere: Nick è un classico maschio italo-americano, padre di famiglia e innamorato della moglie, Kitty, ma incapace di trattenersi davanti alle provocanti grazie di Tula. Quando Kitty scopre l'infedeltà, l'altalena d'odio, amore e amicizie va a farsi benedire. Il tutto espresso attraverso classici del pop-rock statunitense, da Tom Jones a Janis Joplin a Bruce Springsteen.
Non un musical vero e proprio, appunto, ma un film vivo e tumultuoso che usa le canzoni – e le efficaci voci approssimative degli attori – come finestra, specchio sulle emozioni, vetrina nella quale esporre, quasi sublimate, tutte le sensazioni che percorrono un'esistenza che Turturro, con tipico impatto da figlio di Little Italy, descrive come altalena di passione e dolore, fuoco che – per gioia o tristezza – brucia l'anima (dando cosi un senso esistenziale al bel titolo).
La vera chiave di lettura e pregio principale del film è l'imperfezione, la mancanza di un ritmo preordinato, spesso sconfinante nel meccanico e che fredda anche le migliori commedie hollywoodiane, quello schema da catena di montaggio narrativa, sostituito dalla ricerca coraggiosa e spesso spiazzante di un realismo a più strati (che cozza con il musical dove la gente canta e fa suonare orchestre invisibili), fatto di ambienti umili e casalinghi, vestiti semplici, un linguaggio scurrile e popolano, nonché irresistibile, e la messa in gioco, tra l'ironico e il sentito, di una vena passionale e autodistruttiva che, se sfiora la maniera, è propria dell'immaginario del regista.
A quest'imperfezione, a questo proporre la vita anche «con le parti noiose», si deve la forza del film, fatto di bizzarrie, di cambi di ritmo, di giochi sopra e sotto le righe, di vuoti e imprecisioni che riempiono la perfezione patinata del cinema di massa e cui l'uso, a tratti geniale, proprio della cultura di massa colpisce il bersaglio principale: con una leggerezza consapevole che ricorda Straziami, ma di baci saziami, Turturro fa cantare, ballare e sognare oniriche sventure, da forma e bellezza all'inconscio ed all'irrazionalità dei personaggi, coinvolgendo così anche lo spettatore.
«È una commedia umana», come la definisce il regista e sceneggiatore (evidente però l'apporto dei fratelli Coen alla produzione), e non si trova una definizione migliore per un film che con energia, ma senza negare le malinconie e le delusioni, prova non solo a raccontare ma a mettere in scena la vita, rileggendola attraverso uno spirito carnale, istintivo, grezzo, eppure trascinante; non a caso, quando l'intreccio narrativo sarebbe finito, il film continua descrivendo l'unica cosa finora messa da parte, la morte, come a dire che la vita – e i film – non si fermano.
Turturro scrive e dirige con una sicurezza che, più che tecnica e mestiere, è passione e inconscio, curandosi solo di trasmettere la sua vitalità allo spettatore; i numeri musicali e gli squarci fantastici sono spesso irresistibili, da Nick/Sansone incatenato all'altalena a Kitty che canta in chiesa fino a Tula in preda al fuoco della passione; va da sé, poi, che il cast sia grandioso e se Gandolfini e Sarandon sono due garanzie di talento e ironia, assolutamente strepitosi appaiono Kate Winslet, sexy, sboccata e scatenata, Christopher Walken, fan di Elvis e amico granitico, e l'esilarante Steve Buscemi che dispensa perle di saggezza. Un film al quale, come alla vita, si fa fatica a resistere.
Giudizio:

Altri giudizi della redazione:
Alberto Di Felice:
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