X-Men: conflitto finale

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Titolo originale: X-Men: The Last Stand X-Men: conflitto finale / Locandina
Nazione: Canada, Stati Uniti, Regno Unito
Anno: 2006
Genere: Azione, Fantascienza, Thriller
Durata: 104'
Regia: Brett Ratner
Sceneggiatura: Simon Kinberg, Zak Penn
Cast: Hugh Jackman, Halle Berry, Ian McKellen, Patrick Stewart, Famke Janssen, Anna Paquin, Kelsey Grammer, James Marsden, Rebecca Romijn, Shawn Ashmore, Aaron Stanford, Vinnie Jones, Ellen Page, Daniel Cudmore, Ben Foster
Produzione: Twentieth Century Fox, Marvel Entertainment, Donners' Company, Ingenious Film Partners, Dune Entertainment, Major Studio Partners, X3 Canada Productions, X3US Productions, XM3 Service, thinkfilm
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 26 Maggio 2006
Trama: Dopo anni di studi viene scoperta una cura per i mutanti che rischia di alterare il corso della storia. Per la prima volta i mutanti si trovano di fronte alla scelta: mantenere la loro unicità, sebbene ciò li isoli e li alieni dal resto dell'umanità, oppure rinunciare ai propri poteri per uniformarsi a tutti gli altri esseri umani. Su questo dilemma decisivo si scontrano gli opposti punti di vista dei leader dei mutanti, il Prof. Charles Xavier, che predica la tolleranza, e Eric Lehnsherr (alias Magneto), che crede nella sopravvivenza del più forte.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

X-Men: conflitto finaleNell'ultimo episodio della saga di X-Men ci sono davvero tanti mutanti, più che nei precedenti due. Uno di questi, fra i nuovi arrivati, è Angel (Ben Foster, Hostage): ad Angel stanno spuntando – ed è intuibile – le ali. Quando lo vediamo per la prima volta nel film sta tentando di tagliarsele in bagno e viene scoperto da suo padre, il potente Warren Worthington II (Michael Murphy). La vergogna dell'uomo per il figlio anormale agisce come spinta alla creazione di un vaccino: nell'ex penitenziario di Alcatraz è rinchiuso un bambino, Leech (Cameron Bright, Running) che è una miniera d'oro in quanto portatore sano del «virus» mutante. Da lui è stata estratta una cura in grado di rendere umani i mutanti, annientando qualsiasi loro potere.
Pessima notizia per gli X-Men del professor Charles Xavier (Patrick Stewart): proprio quando hanno smesso di combattere contro chi voleva eliminarli del tutto, proprio quando gli sforzi per una pacifica convivenza stanno per giungere in porto, ecco che una nuova forma di sterminio si affaccia. Ovviamente la risposta di Magneto (Ian McKellen) e dei suoi della Confraternita Malvagia non tarderà a farsi imponente.
Nei 104 minuti di proiezione succede parecchio, quasi in proporzione al numero – come detto, importante – di mutanti che scivolano sullo schermo; eppure la trama del terzo X-Men è semplicissima se consideriamo quelle degli altri due. Quello che nella serie di fumetti prima, e di trasposizioni per il grande schermo poi (vi rimandiamo ad un nostro breve approfondimento di qualche tempo fa), contraddistingue gli X-Men è il fatto che in loro non c'è solo il conflitto interiore dei singoli eroi, ma anche e soprattutto la loro coscienza di far parte di una comunità ben definita, per quanto non unita, che deve difendersi per esistere.
Quindi possiamo fermarci a provar tenerezza per la povera Rogue (Anna Paquin) che non può toccare il suo ragazzo, valutare con lei l'opportunità di vedere la minaccia del vaccino come una vera opzione per risolvere un pesante fardello che non si vuole, mentre il resto della specie combatte strenuamente, unendo i vari poteri per rimanere in vita. Il fatto che la sceneggiatura sia più semplice aiuta a centrar meglio i temi: le letture socio-politiche si allargano perché il vaccino porta echi di ingegneria genetica, dilemmi morali dal lato dei «sani» e dal lato dei «malati», paralleli con la scena internazionale disastrata (o, a seconda di come la si veda, dispotica).
Naturalmente X-Men 3, come gli altri, rimane un grosso film d'azione, ma stavolta spinge un po' più in là la sua riflessione su diversità ed intolleranza: c'è meno spazio per i personaggi dopo il secondo episodio (unica eccezione è la sottotrama della risorta Fenice Jean Grey, Famke Janssen: è uno dei due fumetti ripresi ed uniti, ma la sua importanza rimane secondaria) e più scontro di valori generali. Come ne Il codice da Vinci, Sir Ian McKellen è stoico nella sua cattiveria indirizzata a fini «nobili», e a lui va tutta la nostra simpatia anche quando ci stuzzica giocando a scacchi prima dei titoli di coda.
Quanto al resto dei personaggi, fa un po' tristezza vedere la Mystique di Rebecca Romijn Stamos che ci abbandona dopo essersi fatta appena ammirare (fulminante la battura di Magneto che la congeda); gli altri hanno talmente poco tempo per fermarsi davanti ai nostri occhi, e sono talmente tanti, che a proiezione finita li abbiamo già rimossi.
Quel che è importante è che non abbiam rimosso il nucleo del film. Un'altra cosa che si nota fondamentalmente poco – se non affatto – è il passaggio di regia dalle mani professionali di Bryan Singer (impegnato con Superman Returns) a quelle altrettanto professionali di Brett Ratner (The Family Man, Red Dragon), forse leggermente più defilato: per lui vale il discorso che abbiam fatto per la sceneggiatura.

Giudizio: 2.5


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