Innamorarsi a Manhattan

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Titolo originale: Little Manhattan Innamorarsi a Manhattan / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2005
Genere: Commedia, Per Famiglie, Romantico
Durata: 84'
Regia: Mark Levin
Sceneggiatura: Jennifer Flackett
Cast: Josh Hutcherson, Charlie Ray, Bradley Whitford, Cynthia Nixon, Willie Garson, Tonye Patano, J. Kyle Manzay, Josh Pais, John Dossett, Talia Balsam, Jonah Meyerson, Michael Anthony Bush, Brian W. Aguiar, Nick Cubbler, Anthony Laflamme
Produzione: New Regency Pictures, Epsilon Motion Pictures, Pariah, Regency Enterprises
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Data di uscita: 28 Luglio 2006
Trama: Gabe vive con i suoi genitori, separati in casa, nell'Upper West Side di Manhattan, dove si diverte a passare il tempo con i suoi tre migliori amici senza avere alcun interesse per le ragazze. Tutto questo fino a quando si iscrive ad un corso di karate e gli viene assegnata come compagna di allenamento Rosemary Telesco, una ragazzina che conosce sin dai tempi dell'asilo. Improvvisamente Gabe inizia a avvertire strane e incomprensibili sensazioni, eccitanti e terrificanti allo stesso tempo, che mai aveva provato prima.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Innamorarsi a ManhattanGabe (Josh Hutcherson) ha dieci anni, e quando lo incontriamo è in preda alla prima ondata di disperazione esistenziale della sua vita. Nella sua cameretta, sul suo lettino, urla disperato, sopraffatto dalle lacrime, verso una fotografia che tiene fra le mani. L'amore ha trafitto la sua anima, e veloce se n'è andato. Innamorarsi a Manhattan è un piccolo film, passato praticamente inosservato negli USA, dove ha avuto una tiepida accoglienza all'uscita newyorkese; presentato a Giffoni lo scorso luglio, è subito dopo approdato (distribuito purtroppo pessimamente) nelle nostre sale. Sebbene i protagonisti siano due pre-adolescenti, e malgrado il nome Giffoni possa rafforzare l'idea, questa è una pellicola rivolta non ad un pubblico di bambini bensì all'adulto in cerca di ricordi. Magari nella speranza che questi gli diano un'idea migliore della sua vita attuale.
Nelle commedie romantiche di recente successo, e ci riferiamo in particolare ai fortunatissimi Hitch e 40 anni vergine, il protagonista che deve fare i conti con la sua esistenza di coppia è un adulto già formato ma insicuro, addirittura novizio, ed i suoi passi verso la donna amata sono pastrocchiati e ridicoli; che tutto questo capiti ad un bambino è più comprensibile, e forse molto più divertente e – perché no – istruttivo. In fondo tutti son stati bambini ed hanno avuto un primo amore, mentre non tutti sono arrivati a quarant'anni senza aver consumato.
Il film di Mark Levin è sceneggiato da Jennifer Flackett, sua moglie, con la quale era stato fra gli autori delle commedie Madeline e Wimbledon. Lo script si concentra su questo primo amore, narrato spassosamente in prima persona dal protagonista, nella come sempre splendida cornice di Manhattan: per certi versi ha un aspetto da breve trattato sociologico, che si serve dei due piccoli per descrivere l'evoluzione comportamentale umana in campo amoroso, e di riflesso in ogni altro campo della vita. Non a caso i genitori seguono da lontano le trepidazioni dei figli, e in queste ritrovano tracce che si allungano su di loro: quelli di Gabe (Bradley Whitford e Cynthia Nixon), ad esempio, sono passati dall'amore travolgente da figli dei fiori alle etichette sulle pietanze e bevande in frigo. Servono per distinguere cosa è di chi, perché vivono da separati in casa come la legge permette.
È estate, e la fine della scuola, assieme all'avanzare dello sviluppo fisico, fa realizzare a Gabe che, d'improvviso, le ragazze non sono più solo acerrime nemiche dei maschietti: l'illuminazione gli arriva incarnata nel volto di Rosemary (Charlie Ray), mai parsogli così bello nonostante l'abbia avuto sotto il naso sin da quando erano compagni di giochi all'asilo. Iniziano così le varie fasi di presa di coscienza, tentativi di avvicinamento, ansie al telefono, passeggiate al parco, appuntamenti, gelosia; con per collant le lezioni di karate, che sono anche l'origine di tutto.
La mini-prospettiva aiuta a dar nuovo fasto alla commedia romantica di ambientazione newyorkese, abbassando e trasformando leggermente, mentre li sfrutta rendendo loro tributo, tutti quei luoghi magici che la città offre al genere: come per incanto, un grattacielo visto da Central Park può tramutarsi in un veliero pirata e volar via. Se la storia romantica procede secondo binari sicuri e gentili, divertendo a volte di gusto, nel suo complesso il film sa affrontare un discorso umano e familiare in modo insolito proprio per l'innesto semi-favolistico nelle «cose da piccoli», di certo meno problematico, più spensierato e conciliante ma non lontano dalla profondità di pellicole di altro genere come il recente Il calamaro e la balena, col quale ha in comune la Grande Mela.
Chiudendo con una lacrimuccia intrisa di speranza, Innamorarsi a Manhattan è un bilancio di vita fatto quando la vita è ancora tutta spalancata; rivolto a chi, con un po' meno tempo davanti, ha già vissuto quel momento e vuole ancora aggrapparcisi. D'obbligo dire che i due baby-interpreti (la deliziosa Charlie Ray è al debutto; Josh Hutcherson ha un curriculum già abbastanza folto, nel quale figurano Zathura e Vita da camper) sembrano due professionisti consumati, ma con candore intatto.

Giudizio: 2.5


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