Il diavolo veste Prada

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Titolo originale: The Devil Wears Prada Il diavolo veste Prada / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2006
Genere: Commedia, Drammatico, Romantico
Durata: 109'
Regia: David Frankel
Sceneggiatura: Aline Brosh McKenna
Cast: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Simon Baker, Adrian Grenier, Tracie Thoms, Rich Sommer, Daniel Sunjata, David Marshall Grant, James Naughton, Tibor Feldman, Rebecca Mader, Jimena Hoyos, Gisele Bündchen
Produzione: Fox 2000 Pictures, Twentieth Century Fox Film Corporation, Peninsula Films
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 13 Ottobre 2006
Trama: Andrea è una ragazza di belle speranze che vorrebbe scrivere e diventare giornalista, ma a quanto pare per mirare in alto bisogna fare un anno di gavetta presso la rivista di moda «Runway» come seconda segretaria di una terribile direttrice virago. La giovane si troverà a doversi confrontare con i suoi vecchi amici e il suo ragazzo dacché questa carriera sembra togliere ogni parvenza sentimentale umana alle persone. Tra vestiti di alta moda e lustrini, saprà trovare il modo di far luccicare anche i propri sentimenti?


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Il diavolo veste PradaTale Aline Brosh McKenna, sceneggiatrice di film decisamente non passati agli annali come Laws of Attraction e Appuntamento a tre, scrive partendo dal libro omonimo di tale Lauren Weisberger; tale David Frankel (regista tv, di cui è in tema ricordare alcuni episodi di Sex and the City) dirige. Tre nomi così così cui però bisogna aggiungerne altri tre: Streep/Hathaway/Tucci. Se non ci fossero queste celebrità, Il diavolo veste Prada verrebbe meno al suo imperativo: essere glamour. Se la Miranda Priestly della Close viene universalmente paragonata a Crudelia De Mon è anche perché questo film Fox ha tutto l'aspetto e la magia di un evento natalizio come la versione in carne e ossa de La carica dei 101 con Glenn Close. È una finto(?)-provocatoria commedia di formazione, programmaticamente chic, con ancora troppi filmetti disneyani nel bagaglio ma fortunatamente anche quel qualcosa in più che la rende speciale quanto basta.
La struttura portante vede la neo-laureata aspirante giornalista, professionale ma non ancora brillante, Andrea Sachs (Anne Hathaway, Pretty Princess) esser scelta contro ogni previsione come seconda assistente di Miranda Priestly (Meryl Streep), tirannica—oh, diabolica—direttrice pluridecennale della rivista di moda Runway. Andy, come richiedono film di questa pasta, è una ragazza stupenda—perché Anne Hathaway è stupenda—che, giusto perché non curata, dev'esser considerata come uno straccio, salvo poi tramutarsi in un cigno. Nell'ambiente in cui è andata a ficcarsi il ricorso a questo trito espediente è più verosimile del solito. Runway e Miranda decidono cos'è moda prima delle passerelle, vivono circondate dal luccichio e lo impongono con un battito di ciglia o un arricciamento delle labbra: sbagliare il minimo dettaglio significa esser zero.
La prima assistente è Emily (Emily Blunt, My Summer of Love): al suo opposto, si sacrifica fino a non mangiar più per soddisfare la padrona e partire con lei per le sfilate parigine. Per contrasto, la vita privata di Andy ha l'aspetto trasandato con barba perennemente incolta del fidanzato Nate (Adrian Grenier) e degli amici di vecchissima data. Andy, comprensibilmente, faticherà ma alla fine, trovato un buon alleato nel fashion director Nigel (Stanley Tucci), che la tirerà a nuovo, farà l'impossibile. Ma val la pena rinunciare a sé stessi, all'amore e agli amici, per stringere un patto col diavolo?
Il diavolo veste Prada è biforcuto: su una punta ci sono il diavolo e le sue tentazioni, sull'altra Nate & Co. La lingua biforcuta è caratteristica ascrivibile solo alla prima, nella quale fotografia, scenografie, costumi, musiche e montaggio d'assalto permettono di farsi beffe del glam sfruttandone i mezzi. La sceneggiatura riesce in questo frangente ad avanzare con assestate pennellate di cattiveria, offrendo soprattutto agli interpreti (ufficialmente) secondari materiale di buona qualità per far vedere di cosa son capaci.
Tiratissima e nevrotica mantenendo inappuntabile calma, la Streep è—ancora una volta—nominabile all'Oscar, in uno di quei ruoli che sembrano fatti apposta per far divertire gente di classe come lei. Tucci e Blunt sono eccezionali caratteri comici di supporto, che fungono più apertamente da frecciata all'industria del fashion. Il tono è sarcastico, sostenuto col giusto controllo per evitare di sfuggire verso il ridicolo.
L'unico neo del film è che di fronte a tanta bontà si presenta un quasi sconfortante campionario di sani e semplici valori in opposizione alla corruzione del successo: la frase «Andy, non ti riconosco più» farà la sua apparizione, e non vi resterà che star lì ad aspettare che i «momenti di riflessione» passino. Tutti sapete come finirà, ma in fondo in questo caso la scelta ovvia ha ragioni più motivate e non paternalistiche. Andy non si è arresa ma, da donna ormai indipendente che si è formata alla corte di Crudelia, non fa altro che scegliersi il futuro che voleva dall'inizio, quello davvero di successo con la S maiuscola: far la porta-caffè ad una maniaca dà molte meno soddisfazioni rispetto a vedere il proprio nome sotto al titolo di un articolo.

Giudizio: 3


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