| Titolo originale: | id. | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti, Francia, Giappone |
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| Anno: | 2006 |
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| Genere: | Biografico, Drammatico, Storico |
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| Durata: | 123' |
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| Regia: | Sofia Coppola |
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| Sceneggiatura: | Sofia Coppola |
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| Cast: | Kirsten Dunst, Jason Schwartzman, Judy Davis, Rip Torn, Rose Byrne, Asia Argento, Molly Shannon, Shirley Henderson, Danny Huston, Marianne Faithfull, Mary Nighy, Sebastian Armesto, Jamie Dornan, Aurore Clément, Guillaume Gallienne |
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| Produzione: | Columbia Pictures Corporation, American Zoetrope, I Want Candy, Pricel, Tohokushinsha Film |
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| Distribuzione: | Sony Pictures Releasing Italia |
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| Data di uscita: | 17 Novembre 2006 |
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| Trama: | Promessa sposa di re Luigi XVI, l'ingenua Maria Antonietta all'età di soli quattordici anni viene gettata nel turbine dell'opulenta corte francese e costretta ad una vita fatta di scandali e congiure di palazzo. La giovane regina, sola, senza una guida, disorientata in quel mondo tanto pericoloso, riesce alla fine a trovare il modo di ribellarsi all'atmosfera di Versailles. |
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Recensione di ALBERTO DI FELICE
Prima di Marie Antoinette Sofia Coppola ha diretto solo due film. Nessuno dei due aveva una vera e propria storia da raccontare: Il giardino delle vergini suicide e Lost in Translation (più il secondo che il primo) avevano un andare in buona parte improvvisato. Come riempivano le proprie vite oppresse le sorelle Lisbon? Come passavano il tempo persi a Tokyo Bob e Charlotte? Le villette suburbane del Michigan e le luci della metropoli nipponica non erano che due mondi nei quali far vagare l'anima. Così, ora, la reggia di Versailles non è che la cameretta della piccola Sofia, nella quale può rinchiudersi a piangere di fronte allo stereo. Come fa la sua protagonista, che lo stereo può solo immaginarselo.Quando la quattordicenne Antonietta arriva su suolo francese è costretta ad abbandonare ogni cosa (animata o inanimata) che sia austriaca. Un matrimonio combinato col delfino, futuro Luigi XVI (Jason Schwartzman, Shopgirl), freddo a letto come i rituali di vestizione mattutina che la introducono alla insensatezza del quotidiano regio. L'unico modo che ha per sopravvivere è adattarsi, assecondare le necessità di Stato rimanendo allo stesso tempo, drammaticamente, un'adolescente e poi una giovane donna che sa, mentre decide con quali alberi decorare il viale, che mai potrà aver lì la propria casa. Si vizia come una star, ma inconsciamente è l'unica a capire, sempre più, cosa sta succedendo. Quando tutto sarà prossimo alla capitolazione, sarà lei sola a chinarsi empaticamente di fronte alla folla.
Marie Antoinette nasce dallo stesso identico metodo di lavoro che ha prodotto i precedenti due lavori della regista. Strano perciò che gran parte della critica l'abbia palesemente travisato. Capita ai migliori. Bene ha scritto Roger Ebert: «Ogni critica che ho letto a questo film altera la sua fragile magia e riduce la sua amarezza tragica e romantica al livello di un film educativo». L'intento della Coppola non è quello di raccontare una storia, a maggior ragione non quello di raccontare la Storia, ma di raccontar sé stessa sfruttandone i momenti. È una cineasta giovane, dotata e personalissima, che nel giro di soli tre lungometraggi ha dimostrato di sapere cosa vuol dire essere autori, come trasporre (più che una poetica) una sensibilità in più di un'opera mantenendone intatta la forza.
Ogni cosa riflette un sentire totalmente interno ad Antonietta. La vita chiusa riproduce sé stessa con ripetuta regolare cadenza, al suo passaggio i commenti della corte suonano nella sua testa senza neppure il pudore di abbassar la voce. E mentre l'esterno si adagia algido su melodie classiche, Antonietta si dispera e gioisce con una colonna sonora pop-rock, l'unica che forse solo lei è in grado di sentire persino ad un ballo in maschera dell'epoca.
Ripetitività, fuori campo, ellitticità (montaggio di Sarah Flack) ed incongruenze sono elementi essenziali attraverso i quali, purtuttavia, si suggerisce non solo la dimensione intima. Il popolo affamato e la rivoluzione che irrompono prima della fine che non ci viene mostrata (se non con la camera della regina saccheggiata, inquadratura finale) non appaiono se non come la necessaria implosione di quello stesso mondo che pianifica e fa ragionamenti tutti realisti sugli aiuti alle colonie inglesi indipendentiste («Io non vedo perché dovrei aiutare coloro che ripudiano il loro sovrano»; «Le tasse verranno aumentate di poco...»), prima di vedere il suo stesso sovrano ripudiato.
Non è dunque guardando al narrato che si può comprendere la pellicola, a maggior ragione perché Marie Antoinette si presenta da subito quasi come un capriccio che – tranne per i costumi sontuosi (Milena Canonero) e gli interni reali – non vuol ricostruire fedelmente alcunché. Quel che è visibile e quel che è vissuto vi si biforcano: la corte di Francia esiste principalmente come materializzazione estetica di una società in cui non c'è soddisfazione, pur entrandone a far parte. Con Marie Antoinette Sofia Coppola ha realizzato un altro splendido film in cui i protagonisti trattengono le grida, soffertamente agiscono nel sempre ubiquo presente senza averne coscienza.
Giudizio:

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