| Titolo originale: | Death Proof | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti |
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| Anno: | 2007 |
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| Genere: | Azione, Poliziesco, Thriller |
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| Durata: | 114' |
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| Regia: | Quentin Tarantino |
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| Sceneggiatura: | Quentin Tarantino |
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| Cast: | Kurt Russell, Zoë Bell, Rosario Dawson, Vanessa Ferlito, Sydney Poitier, Tracie Thoms, Rose McGowan, Jordan Ladd, Mary Elizabeth Winstead, Quentin Tarantino, Marcy Harriell, Eli Roth, Omar Doom, Michael Bacall, Monica Staggs | |
| Produzione: | Dimension Films, Troublemaker Studios, Rodriguez International Pictures, The Weinstein Company |
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| Distribuzione: | Medusa |
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| Data di uscita: | 1 Giugno 2007 |
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| Trama: | Stuntman Mike guida una potente Dodge Charger del 1969 nera con l'effige di un teschio sul cofano. Il suo pallino sono le belle ragazze che viaggiano su auto con musica a tutto volume. La Dodger è forte, robusta …e a prova di morte. Ma prima o poi se la prenderà con le ragazze sbagliate. |
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Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Questo A prova di morte dell'eclettico regista Quentin Tarantino (autore di film controversi come Le iene, o Pulp Fiction vincitore di un Oscar e della Palma d'Oro a Cannes) ha avuto una genesi travagliata nella distribuzione europea. Nato originariamente per essere un double feature (cioè due film al prezzo di uno: qualcuno ricorderà la citazione a questi film a basso costo dell'immortale The Rocky Horror Picture Show nella canzone iniziale delle labbra) con Planet Terror di Robert Rodriguez che omaggiava i film B-movie degli anni '60-'70 (il film di Rodriguez lo vedremo a settembre, probabilmente); l'eccessiva lunghezza delle due pellicole insieme ha però di fatto creato un flop al botteghino in America, convincendo i distributori e i produttori a dividerli.Oltre ai due film veri e propri, il progetto Grindhouse (letteralmente «casa che macina», in riferimento alle case di distribuzione che sfornavano film a ripetizione) conteneva dei fake trailer, cioè trailer di film che (teoricamente) non vedranno mai la luce con titoli assurdi (tipo «Le donne licantropo delle SS» ad opera di Rob Zombie) o stili dei tempi che furono (come «Don't», con il titolo ripetuto mille volte, o «Thanksgiving», folle divertito trailer con pellicola sporca e graffiata di Eli Roth). Togliendo i fake trailer e dividendo il film, di fatto il senso della «Grindhouse» va in parte a perdersi, regalando però una pellicola molto più sciolta e leggera da godere nell'impegno visivo dello spettatore, che con tutti i numerosi riferimenti al cinema di un certo tipo (ma soprattutto a se stesso) che Tarantino usa è più godibile e fruibile rispetto a una visione affaticata posteriore al contaminated man (e non zombie movie come qualcuno può pensare) di Rodriguez, senza contare che l'operazione regala anche circa 20 minuti in più di montaggio scartato che probabilmente dovevano finire nel dvd (la noterete perché è la parte in bianco e nero). All'inizio vediamo comunque ancora la scritta «Our feature presentation», che da sola non significa nulla (i fake trailer differenziavano il valore della scritta), dopo la quale viene inserito con un colpo di scure il titolo italiano.
Finita questa lunga premessa per capire appieno il senso del progetto che avevano in origine ideato i due cineasti (e dare un senso alla dicitura «Grindhouse», di fatto ora diversa e incompleta), passiamo a parlare del film vero e proprio. Colossale talk-hot-road-movie di citazioni, A prova di morte è l'ennesima riprova di come il regista di Knoxville si disinteressi completamente delle necessità produttive per fare un film che piace a lui e come vuole lui. Lo aveva fatto quando era un perfetto sconosciuto, sarebbe in fondo assurdo non lo facesse adesso che è apprezzato, conosciuto e di successo (come detto, almeno in America fino a questo). Autoriale fino all'osso, il film riprende temi e concetti praticamente sconosciuti dei vecchi film anni '70, come Vanishing Point (Punto zero in Italia), in uno stile vintage praticamente perfetto. Tutto è riconducibile ai tempi del passato: la musica, i titoli di testa e di coda (non uscite subito dalla sala), perfino la pellicola che nella prima sezione (idealmente il film è diviso in due grandi tronconi narrativi) è spesso rovinata e subisce salti voluti e cercati.
Dopo la partenza con i piedi nudi che la fanno da protagonisti (il feticismo podologo di Quentin è una cosa ormai arcinota agli specializzati: ricordiamo le scene di Pulp Fiction con le camminate della sua ex-musa Uma Thurman), assistiamo alla partenza della fiera degli omaggi (strepitosa è la maglietta de L'ultimo buscadero) più o meno celati che sono il corpus di tutto il film (anche perché per dirli la recensione conterebbe 30 cartelle in più). Ovviamente lasceremo al lettore la gioia e la voglia di scoprirli; possiamo solo dire che rivedendo Pulp Fiction e Le Iene (e in una suoneria del cellulare Kill Bill) troveremo la storia omnia riportata delle basi filmiche di Tarantino. Dialoghi al fulmicotone stavolta al femminile, come i cavalieri delle tavole del bar rotonde, personaggi forti e caratteriali che non disdegnano di mostrare la propria robustezza, scene d'azione strepitose con inseguimenti mozzafiato, il tutto nell'ottica di ringraziare l'oscuro lavoro degli stuntman che mettono in pericolo la loro vita senza mai assurgere alle ribalte dei riflettori. Cronenberg e Ballard (Crash), lap dance, belle ragazze che per la fama farebbero faville e che comandano il sesso e i rapporti, personaggi mai stereotipo vengono frullati come al solito sapientemente in una commistione di gusti e di stili che fa della verve dell'autore lo zucchero pregnante.
Road movie d'azione di base, ma vi sono anche tanti dialoghi come al solito ricercati (e ripresi) che non stancano assolutamente mentre una Vanessa Ferlito (La 25ª ora di Spike Lee), provocante e ribelle, regala una lap dance da ormoni impazziti sulle musiche in omaggio al Messico (nella colonna sonora del film si sente anche Misirlou che era nelle musiche di Pulp Fiction). Nel reparto attori, semplicemente strepitoso Kurt Russell (indimenticabile Snake Plissken): con le sue risate, i suoi ragionamenti profondi su un mondo ai più oscuro (di fatto «a prova di morte» sono le macchine che gli stunt di un tempo costruivano per realizzare le scene di incidenti, quando la tecnologia non ritoccava elettronicamente) e le sue espressioni contrite, ci regala un personaggio multiforme in cui il vero amore è quello che si vive nelle emozioni forti e creando un tutt'uno tra il valore meccanico e l'essere umano. Tutti gli altri (la McGowan qua appare poco e in versione bionda, ma sarà protagonista nell'altro segmento) si esprimono diretti benissimo senza mai sbavare (ottima anche la figlia di Sidney Poitier nella parte di Jungle Julia), mentre Zoë Bell ci regala un saggio inimitabile delle sue capacità di donna-gatta agilissima e spericolata.
In definitiva un film composito, movimentato, a volte spudorato, ma anche genuflesso e riflettente su valori del passato, che non si allontana dalle basi di stile del regista (per questo, meno innovativo dei suoi capolavori), che farà impazzire di gioia i Tarantino-fan, mentre per gli altri rimane oscuro per molto versi in quanto troppo cerebrale nei ricordi – che non sono chiari e limpidi – dei B-movie (il secondo dialogo, fortunatamente e doverosamente, chiarisce molti valori di un passato sepolto), ma essendo movimentato e impressionato del discorso-base universale (il sesso, sia quello di carne che quello cerebrale con l'abitacolo di un autoveicolo) non deluderà per una visione anche solo superficiale, atteggiamento che ovviamente noi proprio non consigliamo per portare il valore di un film ad altro plusgodimento. Vietato ai minori di 14 anni per dei veloci (ma impressionanti e fatti benissimo, che testimoniano perfettamente la pericolosità degli incidenti) momenti horror, ma anche per le troppe espressioni vocali fucking-style.
Giudizio:

Altri giudizi della redazione:
Alberto Di Felice:

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