Grindhouse – Planet Terror

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Titolo originale: Planet Terror Grindhouse - Planet Terror / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2007
Genere: Azione, Horror, Fantascienza
Durata: 105'
Regia: Robert Rodriguez
Sceneggiatura: Robert Rodriguez
Cast: Rose McGowan, Freddy Rodriguez, Josh Brolin, Marley Shelton, Jeff Fahey, Michael Biehn, Rebel Rodriguez, Bruce Willis, Naveen Andrews, Julio Oscar Mechoso, Stacy Ferguson, Nicky Katt, Hung Nguyen, Cecilia Conti, Tommy Nix
Produzione: Dimension Films, Troublemaker Studios, Rodriguez International Pictures, The Weinstein Company
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 28 Settembre 2007
Trama: Una notte, come tante altre, ma soltanto all'apparenza: una tranquilla cittadina texana sta per vivere uno dei suoi incubi più grandi, una contaminazione ad opera di un misterioso gas che trasforma coloro che lo inalano in mostri affamati di carne e sangue, e con un terribile desiderio di mordere. Sono giunti tra di noi i terribili sickos, e il destino e la salvezza della città e di tutta la zona sono nelle mani di una ballerina di lap dance e della sua incredibile gamba modificata.


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Grindhouse - Planet TerrorArriva in Italia il 28 settembre 2007 la seconda parte del dittico che gli americani hanno visto unito e che invece dopo il flop negli States è giunto in Europa diviso. Planet Terror di Robert Rodriguez formava con A prova di morte di Quentin Tarantino l'omaggio voluto dai due registi alla «Grindhouse», la cosiddetta «casa che macina» che offriva due B-movie violenti al prezzo di uno. I due film erano intervallati e saldati da quattro fake trailer che alla fine nel dittico diviso hanno visto superstite solo «Machete» con Danny Trejo, diretto dallo stesso Rodriguez, che narra le peripezie violente di un uomo che deciso a vendicarsi di torti subiti costituisce un esercito personale armato dell'arma del titolo, e che a dosi di ultraviolenza affronta gli avversari (c'è anche una piccola pausa religiosa in mezzo a una miriade inaudita di botti e spari che risuonano in quei brevi minuti – poi vedremo se falso rimarrà), mentre per gli altri tre firmati da amici di Rodriguez e Tarantino come Eli Roth, Rob Zombie e Edgar Wright (si, proprio lui, quello di Shaun of the Dead!) speriamo siano presenti nel dvd di prossima uscita. Troverete il fake trailer prima del film.
Finito l'action trailer inizia il film vero e proprio (che era posizionato come primo nel Grindhouse americano) con la sigla del tutto profetica «R.I.P.» che sta per «Rodriguez International Pictures» ma che evidentemente vuol dire ben altro. Il film non è un film di zombie come si potrebbe credere a primo acchito ma, come ci tengono a sottolineare gli autori, un self-contained movie che vuole omaggiare in maniera piena e totale il cinema horror italiano degli anni Settanta e Ottanta (a questo proposito Incubo sulla città contaminata di Umberto Lenzi ne è per antonomasia il precursore) e contemporaneamente riprendere temi e stili di autori americani come il Carpenter dei tempi migliori (l'assedio, il protagonista, le fughe su auto scoperte) anche se ovviamente c'è pure molto Romero.
Il film, come del resto A prova di morte, è rovinato ad arte nell'immagine sulla pellicola, graffiato a dovere per dare il senso di vecchio e consunto; ha un montaggio che sembra fatto in maniera artiginale ed addirittura si permette di inserire ad un certo punto una missing reel (bobina mancante: si finge che manchi una parte del montato nella pizza che si sta vedendo) riprendendo l'azione da un momento del tutto diverso rispetto a quello in cui ci si trovava prima del cartello (per curiosità: anche nell'edizione americana di Death Proof c'era la missing reel che noi abbiamo invece visto, ed era la lap dance della Ferlito/Arlene). Una meccanica quindi coraggiosamente autoriale, che strania senza preoccuparsi per il pubblico e le sue convenzioni visive. Il ritmo del film è comunque altissimo: l'azione parte praticamente subito e le meccaniche citazionali (contrariamente a Tarantino) sono tutte dinamiche e d'immagine, non ci sono lunghi discorsi sul come e perché questo si sceglie o succede, lo si fa ricordando la cosa pregressa nel ricordo di un passato filmico omaggiante in maniera veloce e diretta. Forse meno colta, ma per un film di questo tipo questa era l'unica scelta possibile. Effetti speciali molto belli a go-go, un tripudio di sangue e cose folli e straripanti (come la gamba mitraglia della McGowan) arricchiscono questo film che è un caleidoscopio di fughe, azioni, spari e botti praticamente ininterrotto, in una fuga per la vita ma anche per scaraventare quintali di sangue in faccia allo spettatore (l'ultima mezz'ora è inaudita a questo proposito).
Un discorso particolare merita il cast: alcuni dei protagonisti del film di Tarantino li rivedremo qui, partendo da Rose McGowan che là faceva l'incauta Pam e qui invece è la sensuale Cherry, poco vestita in minigonna e divenuta suo malgrado bionica, che potremo ammirare in una lap dance da urlo che apre il film. La McGowan usa tutta la sua flessuosità in pose che definire ormonali è dir poco, cercando di commistionare la disperazione per la perdita di un arto con la consapevolezza che il nuovo innestatole può essere la salvezza. Il capo dei buoni invece è Freddy Rodriguez (visto brevemente in Poseidon e più lungamente in Havoc, ma famoso per esser Rico nella serie tv Six Feet Under) che interpreta Wray, un delinquente da strapazzo che nella notte del terrore tira fuori un chilometro di palle e guida il gruppo dei transfughi che cerca la salvezza. La stupenda Marley Shelton è Dakota (personaggio da infermiera visto brevemente nell'ospedale di Death Proof, che è lo stesso un cui si svolgono alcune sequenze di Planet Terror, d'altronde la città è sempre Austin nel Texas). Oltre ai personaggi principali non mancano gli strepitosi cammei più o meno lunghi inventati da Rodriguez con Tarantino che fa il crudele stupratore (con scena omaggio da Bad Taste di Peter Jackson da delirio), Bruce Willis che fa il tenente dei soldati e Naveen Andrews (Said di Lost) che fa la parte di Abby, assolutamente folle e con una collezione davvero particolare di organi umani. Partecipa anche la cantante Fergie, reduce pure lei da Poseidon, destinata a una fine scritta nei suoi contratti di reclutamento. Un cast che si chiude con Earl McGraw che fa il padre di Dakota, presente praticamente in tutti i film di Tarantino e Rodriguez da Kill Bill, a Death Proof e Dal tramonto all'alba.
A conti fatti le due visioni separate (anche se hanno fatto infuriare i puristi – giustamente, perché viene a mancare il discorso omaggiante filologico dell'unione e il senso artistico del tutto, con oltretutto l'onta dei fake trailer dimenticati), oltre che a cercare di far perdere meno soldi ai produttori (omaggiano i B-movie ma i due film sono tutt'altro che a basso costo: vedendo le scene d'effetto di Planet Terror ve ne renderete conto), non hanno nuociuto alla degustazione dei due film, completamente diversi tra loro e che in fondo si annullavano uno dopo la visione dell'altro nell'appagamento del pubblico che li vedeva in quel momento.
In fondo i fan si potranno rifare in dvd (almeno si spera); gli spettatori non interessati a queste cose parlando di Planet Terror potranno godere di un grandioso splatter/action tirato, esagerato, a volte folle, ma comunque intelligente, godibilissimo. E anche se purtroppo perde il senso filologico dei suoi graffi e contusioni sulla pellicola, possiamo definirlo per il futuro un cult di genere a tutti gli effetti, che un regista che non esita a (ri)percorrere strade nuove e diverse ha confezionato benissimo. Si astengano, come ovvio, i sensibili, per via delle troppe scene di sangue presenti.

Giudizio: 2.5


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