| Titolo originale: | id. | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti |
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| Anno: | 2007 |
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| Genere: | Drammatico, Giallo, Poliziesco, Thriller |
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| Durata: | 119' |
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| Regia: | Tony Gilroy |
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| Sceneggiatura: | Tony Gilroy |
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| Cast: | George Clooney, Tom Wilkinson, Tilda Swinton, Sydney Pollack, Sean Cullen, Michael O'Keefe, Austin Williams, Ken Howard, Merritt Wever, David Lansbury, Bill Raymond, Denis O'Hare |
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| Produzione: | Samuels Media, Castle Rock Entertainment, Mirage Enterprises, Section Eight, Clayton Productions LLC |
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| Distribuzione: | Medusa |
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| Data di uscita: | 5 Ottobre 2007 |
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| Trama: | Michael Clayton è un ex-pubblico ministero che lavora ora per sistemare in maniera sporca gli intrallazzi dei facoltosi clienti dello studio legale con cui collabora, legato a filo doppio per via della sua dipendenza dal gioco con cui perde cospicue cifre. Ma un giorno un'inchiesta più scottante del solito, contro una multinazionale che ha sparso sostanze cancerogene, lo costringe a mettersi di fronte alla sua coscienza, che non gli permette ormai più di essere tranquillo. |
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Recensione di ALBERTO DI FELICE
Decisamente soddisfacente l'esordio alla regia dell'ottimo sceneggiatore Tony Gilroy (L'ultima eclissi, L'avvocato del diavolo, i tre Bourne). C'è quello che ci si aspetta da un buon narratore, e Gilroy ci fa vedere di saperlo essere in entrambi i frangenti. È dunque un film narrativo in senso letterale, un film di genere (legal/action thriller «di denuncia», più legal che action; ma forse soprattutto uno human thriller) che sa esporre per prima cosa una storia amministrando lo spazio-tempo, ma senza ridurre il tutto alla semplice meccanica.Dicevo che è più uno human thriller, e la cosa è abbastanza evidente nella modestia della parte di denuncia. Il centro di questa è presto scoperto, e non è granché complicato da afferrare. Gilroy dunque non ci si sofferma molto, non c'è una «predica» annessa. Per di più anche gli sviluppi drammatici, specie quelli legali alle malefatte della multinazionale U/North per far fuori i suoi custodi, non sono certo sorprendenti, e per certi versi sono anche scontati: Clayton sembra decisamente più sorpreso di quanto possiamo essere noi nello scoprire che questi signori non hanno scrupoli a far secco chi li disturba.
Viene invece rinsaldata la natura di «termometro» umano dell'indagine, attraverso un bel lavoro di costruzione dei personaggi incentrato su una schizofrenia pervadente. Il lungo primo piano finale su Clooney, nel taxi, conclude il film dritto sulla faccia del protagonista, sulla quale vediamo non tanto un senso di liberazione per la «buona azione» quanto finalmente l'espressione della nevrastenia latente del mondo corporate del quale è sempre stato scagnozzo.
Arthur Edens (Tom Wilkinson) è evidentemente il personaggio cruciale, nel quale la coincidenza di nevrosi e soggiogamento viene significata dalla rinuncia volontaria alla chimica, un medicinale che inquina la psiche come la chimica della U/North inquina le acque – la stessa Karen Crowder (Tilda Swinton), d'altronde, ci rimette la salute. E, cosa della quale mi sono un po' innamorato, il personaggio è reso più malinconico e romantico perché il suo atto di ribellione è assieme un atto d'amore fisico e totale, di quelli che si direbbero di spoliazione cristiana, altruistico non meno che egoistico – come se dicesse: «Mi son rotto di avere l'ulcera per fare gli affari di questi porci: voglio scopare con la donna che amo».
Giudizio:

Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Tony Gilroy è un apprezzatissimo sceneggiatore (a lui si deve nientemeno che lo script de L'avvocato del diavolo) che decide di raccontare e dirigere in modo asciutto, deciso, preciso, questa storia dell'uomo in conflitto con se stesso che si ribella a un lavoro che ormai non accetta più per motivi etici.Con in produzione (insieme anche a Pollack, presente pure come attore nel film) l'amico di tante battaglie Soderbergh (e hanno lavorato assieme nel recente Intrigo a Berlino), George Clooney entra nel personaggio da par suo (recitazione davvero incredibile, completa, misurata, ineccepibile nel suo visivo senza accelerazioni o estremismi espressivi) e si sobbarca praticamente l'intero corpus del film apparendo in maniera totale e costante. La vicenda di questo ex-pubblico ministero che si vende per pagare i debiti aggiustando la verità non è certo nuovissima come incipit di base, ma Gilroy si dimostra capace anche dietro la macchina da presa, instillando nello spettatore tramite le riprese sul volto di Clooney (a dir poco strepitoso l'incredibile piano sequenza finale) l'angoscia per la sorte delle persone coinvolte e per la perdita della dignità personale.
Un lavoro di fino per una vicenda che si snoda in maniera efficace, lentamente nella prima parte per poi esplodere nella rabbia repressa che si è tenuto dentro nel finale. Lo spettatore non si confortevolizza subito di fronte alla vicenda di Michael: il film gli chiede attenzione e concentrazione per poter spiegare come mai l'ex-pm è tanto tormentato interiormente, come mai cerca di aggiustare le cose in una maniera diversa da quella dell'amico tanto cercato (un Tom Wilkinson bravissimo a caratterizzare la personalità schizofrenica di chi viene definito di comodo matto senza esserlo- solo perché ribelle e plateale nella sua denuncia) e quali sono le vere colpe dell'industria che ha distribuito il fertilizzante maledetto.
Questa progressione lenta può rendere ostica la visione, affaticando, ma quando il quadro esplicativo è completo il film esplode letteralmente di furia: non c'è più tempo per le parole di comodo che aggiustano, ma solo per quelle di verità che fanno giustizia, in un discorso finale (ricordiamo che fece Gilroy con il discorso finale di Al Pacino ne L'avvocato del diavolo) dove ogni parola è una mazzata, una spada che colpisce di taglio l'uno per sanare l'altro. E in quel momento veniamo ricompensati dalla fatica fatta, veniamo gratificati ed estasiati dal lavoro dell'artista che quando completa il quadro fornisce un insieme praticamente perfetto. Simbologie immediate (il pascolo di libertà dei cavalli che presagisce il futuro nuovo cammino di Michael) e situazioni d'identificazione al messaggio (il vile atto verso l'amico odioso come l'atto compiuto dalla ditta incriminata) poi rendono ancora più penetrante la forza del racconto, che vive di stupendi interpreti. A parte Clooney, davvero da Oscar, e Wilkinson (recitazione da disperato davvero valida) abbiamo anche Sidney Pollack in una caratterizzazione di classe, e Tilda Swinson che smessi i panni della cattiva regina dei ghiacci di Narnia fa la parte di una donna senza scrupoli a cui pesano le decisioni difficili tanto da farle abbondantemente sudare le ascelle.
Si parlava del piano sequenza finale, tutto fatto sul volto di Clooney, dove le parole dimenticate e non dette nel film vengono condensate ora nelle espressioni facciali, discorso muto pieno di suoni di messaggio. Questo film dall'impianto quanto mai classico dei legal movie (nessuna sbavatura, nessuna congiuntura-rattoppo per coprire buchi di trama, nessuna scelta fuorviante dal racconto principale) potrà ricordare a qualcuno la molto più edulcorata (anche se quanto mai efficare) Erin Brockovich di Sodebergh, tra l'altro, con una spruzzata de Il verdetto di Lumet in chiave diversa (tutti a un certo punto vogliono affossare tutto per amore dei soldi senza badare ad altro), ma pur vivendo di contaminazioni piccole o grandi (queste ed altre) vive di vita assolutamente propria, regalandoci una pellicola intensa, illuminata e coinvolgente come poche nel quadro finale del risultato.
Nell'asfittico cinema di oggi, tutto prodezze visive, questo gioiello ci ricorda che la cosa che rischiara di più di tutte è la pulizia dell'animo, che si cerca nella verità che è, non in quella che deve essere. E meno male che c'è gente come Pollack, Sodebergh, Gilroy e il grande George Clooney (che sceglie le sue parti con una oculatezza sopraffina per far splendere artisticamente la sua carriera) a voler rischiare con una pellicola ad alto rischio flop per ricordarcelo. E davvero, stupendamente, questo è cinema che è, non che deve essere.
Giudizio:

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