| Titolo originale: | id. | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti |
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| Anno: | 2007 |
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| Genere: | Azione, Commedia, Fantastico, Per Famiglie |
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| Durata: | 111' |
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| Regia: | Brad Bird, Jan Pinkava |
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| Sceneggiatura: | Brad Bird |
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| Voci originali: | Patton Oswalt, Ian Holm, Lou Romano, Brian Dennehy, Peter Sohn, Peter O'Toole, Brad Garrett, Janeane Garofalo, Will Arnett, Julius Callahan, James Remar, John Ratzenberger, Teddy Newton, Tony Fucile, Jake Steinfeld |
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| Produzione: | Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures |
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| Distribuzione: | Walt Disney Studios Motion Pictures Italia |
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| Data di uscita: | 17 Ottobre 2007 |
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| Trama: | Il topolino Remy ha davvero una capacità incredibile: sa cucinare in maniera sublime e il suo olfatto riconosce subito gli aromi migliori. Un giorno purtroppo questa sua capacità mette nei guai la colonia, che deve trasferirsi. Rimasto solo, Remy finisce addirittura nelle fogne sotto il ristorante di Parigi che porta il nome del suo defunto mentore culinario, Gusteau. Le cose non potrebbero andare meglio, se non fosse che anche con una cucina a disposizione è difficile per un topo poter preparare le pietanze migliori da solo. In aiuto arriva un garzone dai capelli molto particolari, ma dalle scarse doti culinarie. | |
Recensione di ALBERTO DI FELICE
Ci sarebbero motivi per essere almeno un po' scettici circa il troppo entusiasmo verso l'animazione computerizzata nata nell'ultimo decennio. Al di là di felicissime—ed anzi sublimi—eccezioni come Monsters & Co. e Alla ricerca di Nemo della Pixar, del più recente Giù per il tubo, o dei più nascosti Robots ed il gioiellino irriverente dalla Danimarca Terkel in Trouble, la moltiplicazione dell'offerta ha prodotto spesso solo comodi animaletti dati in pasto a copioni riciclati, accompagnati da un esasperato ricorso alla facile parodia che scimmiotta la filmografia ed i media. O, come nel caso del troppo acclamato Shrek, a sequel che sfruttano esclusivamente la parte più pigra e flatulente del modello. Ratatouille riguadagna tutto il gusto poetico che l'animazione è nata per ispirare.Chi scrive, dato lo scetticismo sovradescritto, si è trovato nella stessa posizione del critico culinario Anton Ego (voce originale di Peter O'Toole), che ha un nome giustamente castigatorio dell'atteggiamento del peggior critico (soprattutto cinematografico?), in uno dei momenti più puri e toccanti che un film abbia forse mai prodotto: un assaggio, un'illuminazione, produce d'un tratto la riappropriazione proustiana di un mondo, ricordi d'infanzia racchiusi in un sapore che sa della minuzia del grande cinema. Il film di Brad Bird (Gli Incredibili), co-diretto da Jan Pinkava (vincitore dell'Oscar nel 1998 per il corto Geri's Game, sempre della Pixar), ha preparato questo momento con l'eleganza di un pezzo classico, dove la sottrazione crea significato addizionale.
Il team di sceneggiatori, che oltre a Bird e Pinkava conta Jim Capobianco (Il Re Leone, Il gobbo di Notre Dame), Emily Cook e Kathy Greenberg, concepisce una storia in cui i valori di fondo costruiscono sull'immaginario di una città (Parigi) e di un'arte (la cucina) verso le quali l'amore dei realizzatori è evidente. Lontano dalla riproduzione automatica del mondo umano tramite l'antropomorfizzazione di animali o cose (à la Cars), il film usa animali ed umani per far comunicare loro ed i loro mondi tramite l'incontro del piccolo roditore Remy con lo sguattero pasticcione Linguini, usando perspicacemente la loro dualità e complementarità, cosicché un topolino può sfuggire al timore dell'uomo, bonariamente impostogli dalla grande famiglia, e arrivare tanto in alto da poter scoprire la Tour Eiffel da ogni finestra.
Ratatouille è brulicante di spunti. Dai più abusati motivi della divisione di classe e di razza e del ruolo della famiglia, all'importanza del talento e delle possibilità, alla messa in discussione del proprio ruolo, allo sfruttamento dell'immagine, alla commercializzazione dell'arte. Il pregio della pellicola è quello di non trivializzare questi temi, ma di organizzarli come idee in un racconto che (anche se il ritmo da avventura non manca) al ritmo spumeggiante e alla facile soluzione comica preferisce il rispecchiamento costruito in crescendo. È appunto grazie a questa qualità che nell'ultimo quarto d'ora il lieto fine giunge trionfale negando la facile e diretta accettazione del «diverso», lasciando la porta aperta ad una sinfonia operosa che da sola riassume sfida alla piccineria e gioia di ritrovamento e conquista.
Il film di Bird coniuga la maestria tecnica, ormai quasi assodata (soprattutto per casa Pixar) e sempre pronta ad esser spinta più in là, ad una direzione che le dà ordine e stile raziocinanti. Assieme ad una sceneggiatura priva di licenziosità e scollacciature, e capace di lavorare con candore sulla storia, sui personaggi e sui luoghi, così come sui suggestivi fuori luogo della piccola scoperta. Il cinema d'animazione come il cinema più bello: il cinema come una madeleine.
Giudizio:

Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Brad Bird torna alla regia dopo Gli Incredibili e lo fa alla grande, con un film strepitoso che riesce a condensare un tale numero di emozioni, sentimenti e spoporzionata abilità tecnica da soddisfare palati di tutti i tipi, di piccoli e grandi spettatori. Il talentuoso e ricercatissimo regista (voce di Edna Mode ne Gli Incredibili e doppiatore anche in questo film, ma non dimentichiamo che creò anche Krusty il clown de I Simpson quando lavorava da Matt Groening) sfodera una performance di livello strepitoso per questo che è a tutti gli effetti uno dei più bei film di animazione – ma oseremmo dire non solo – degli ultimi anni.La storia del piccolo topino cuciniere Remy (c'è anche un omaggio a Zola con il fratello che si chiama Emile) è un condensato pressoché perfetto di azione, umanizzazione degli animali e concettualizzazione della possibilità che ognuno può arrivare dovunque indipendentemente da chi è (o cosa è) se ne ha le capacità. Non c'è un solo secondo nelle quasi due ore di visione in cui non ci stupiamo per le nuove trovate, non ci commuoviamo per la pervicace resistenza a tutto e tutti coloro che vorrebbero il piccolo chef in una gabbia per topi, oppure che tornasse in seno alla sua famiglia. La forza, la resistenza di questo piccolo esserino sono un monito immenso per non cedere mai di fronte a nulla, soprattutto se sai che puoi contare su un amico sincero anche se imbranato, così diverso ma anche così uguale in un mondo che fatica a capire quello che abbiamo dentro. Concetti sublimi suonati con corde di violino celestiale sin dalle prime battute, dove un topo si abbandona all'arte del cibo mentre una vecchietta prende il fucile, seguita dalla rocambolesca fuga con esilio che porta comunque il nostro eroe a conoscere il suo alter ego immaginario nelle apparizioni del defunto Gusteau, mentore di una vita da formare e non solo di una ricetta.
Il film estrae tutto il possibile da quello che può raccontare: con il solito superbo studio Pixar sull'argomento (non c'è ricetta presentata che non sia credibilmente circostanziata) viene riproposto il motivo del connubio dei diversi, il buddy-buddy dell'inconsueto, il mistero delle origini, le necessità della sopravvivenza e ultimo ma non ultimo il riconoscimento della propria arte. I personaggi principali sono caratterizzati benissimo, l'umanizzazione dei gesti di Remy strepitosa, Linguini un imbranato di prima scelta credibilissimo e il personaggio omaggiante della bella interprete di Amélie, Audrey Tautou, forte vigoroso e determinato. I cattivi sono nella loro concezione bassi, come Skinner, subdoli e con la pelle più scura, mentre il resto viene rappresentato in maniera più solare e chiara. Una menzione particolare per il personaggio di Anton Ego, dall'ufficio a forma di bara e dalle fattezze quasi corvine nella sua magrezza e tendenza al gobbo, severo oltre ogni limite ma non cattivo, che ama la gastronomia tanto da considerarsi un critico d'arte e non di cucina. Doppiato da Peter O'Toole nell'originale, il personaggio è la summa delle caratterizzazioni a doppia faccia, tanto sfaccettato da essere più credibile di un attore vero, ago della bilancia della vicenda e consacrazione del concetto in uno dei finali più emozionanti e commoventi da parecchio a questa parte.
La Pixar continua con questo Ratatouille il suo progetto di cospargere di gioielli animati la storia del cinema, affrontando temi sempre nuovi e diversi senza mai ripetersi (ricordiamo l'unico suo seguito, per ora, che fu Toy Story), con storie movimentate e intriganti, ma anche dense di sentimento e di speciale umanità. Un team creativo che cura ogni dettaglio, dal visivo/tecnico a quello della sceneggiatura, dal lato musicale d'accompagnamento (mai preponderante come capita spesso nei Disney) che sembra musica da camera di sottofondo perfetta, al riuscire a bilanciare perfettamente azione e relazione emotiva, senza contare le scene di Parigi by night che hanno i chiaroscuri della Nouvelle Vague e il respiro e la luce di vacanze desiderate o vissute nella città dell'amore per farci sognare. E ha sfornato caldo e fragrante questo capolavoro a 5 stelle da guida Pirelli degno di sistemarsi nelle migliori tavole: cioè quelle di tutti noi. Cosa aspettate ad entrare in un ristorante a tanti schermi per sceglierne uno di gran gusto?
Giudizio:

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