Die Hard – Vivere o morire

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Titolo originale: Live Free or Die Hard Die Hard - Vivere o morire / Locandina
Nazione: Stati Uniti, Regno Unito
Anno: 2007
Genere: Azione, Poliziesco, Thriller
Durata: 128'
Regia: Len Wiseman
Sceneggiatura: Mark Bomback
Cast: Bruce Willis, Timothy Olyphant, Justin Long, Maggie Q, Cliff Curtis, Jonathan Sadowski, Andrew Friedman, Kevin Smith, Yorgo Constantine, Cyril Raffaelli, Chris Palermo, Mary Elizabeth Winstead, Sung Kang, Zeljko Ivanek, Christina Chang
Produzione: Twentieth Century Fox, Dune Entertainment, ngenious Film Partners, Cheyenne Enterprises, Wintergreen Productions
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 26 Ottobre 2007
Trama: L'America è in ginocchio a causa di un terribile attacco informatico che ha bloccato i sistemi di comunicazione e mandato in black-out un'intera costa. L'unico che può impedire che avvenga il disastro completo è l'agente John McClane, maggiormente motivato, dal fatto che hanno preso prigioniera la figlia, a trovare i cyberterroristi. Ad aiutarlo, oltre ai suoi muscoli d'acciaio e le sue pistole roventi, un giovane hacker di rara bravura.


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Die Hard - Vivere o morireDopo un palazzo pieno di terroristi, un aereoporto in crisi, le bombe piazzate per tutta la città pronte ad esplodere, ecco John McClane alle prese con il caos informatico e i cyberterroristi. Bruce Willis passano gli anni ma è sempre granitico e ideale per interpretare il personaggio del poliziotto duro e violento, che agisce e spara senza troppo chiedersi il perché. Purtroppo, man mano che le puntate della saga (e state sicuri che non sarà finita qui) andavano avanti, l'eredità di Trappola di cristallo (il primo stupendo episodio diretto da John McTiernan), con le sue avvincenti situazioni sempre diverse, la sua feroce muscolarità sempre umana, e non ultime le sue battute al fulmicotone (la mitica di John Wayne e Gary Cooper rimane nella storia del cinema), veniva man mano sostituita dall'uso della tecnologia fino ad arrivare a questo capitolo dove la tecnologia stessa è il pericolo, una esposizione al cubo della dipendenza dell'uomo dai computer, le macchine troppo perfette che lottando tra di loro determinano la nostra schiavitù.
Il regista Len Wiseman (ha girato i due capitoli di Underworld con la moglie Kate Beckinsale come protagonista) non ci pensa proprio a dar spessore al personaggio di McClane (se fosse verde e un metro più alto potrebbe tranquillamente fare un giro in qualche storia della Marvel Comics), rispetta i canoni del duro puro senza sfaccettature (a parte l'insipido discorso della figlia e con la moglie liquidata dalla storia come divorziata) e parte a tutta grancassa a mostrare scene inverosimili, giganteschi scontri con proiettili come se piovesse, catastrofi ampliate al massimo. Ma se le prime cose ci possono stare (come l'incredibile scena di un Suv in un ascensore) nella saga, fanno parte del suo dna, esplosioni multiple (quelle del terzo capitolo facevano ridere al confronto) così elevate non sono assolutamente strade praticabili in un poliziesco, ma sembrano più appartenere ad un disaster movie (con una scena che può ricordare anche Independence Day). Il film poi diversamente dagli altri, accatasta situazioni di reazioni e controreazioni in maniera itinerante, invece di proseguire la trama in maniera omogenea e stratificata: presenta situazioni uguali di scontro in locazioni diverse, si perde in particolari inaccettabili (come la conversazione con l'antifurto oppure le distrazioni dell'affascinante orientale al fulcro dello scontro) e mette un compagno insopportabile accanto a McClane, un hacker saccente sempre in preda a calo di zuccheri, personaggio stereotipato e del tutto privo di attrattiva e spessore (ben diverso dal Samuel L. Jackson del terzo). Per rendere meglio la muscolarità dell'eroe, ogni volta gli si fa fare domande su ciò che avviene in quanto lui è assolutamente ignorante in fatto di computer (un goofy informatico), gli si fa dire chiaramente che anche se non capisce nulla di diavolerie elettroniche lui comunque vive e sopravvive contro il nemico. Tutto questo gioco di abbassamento intellettivo alla fine risulta pedante e monotono, dato che poi è da ritenersi già consolidato dai capitoli precedenti.
Nel film troviamo poi il regista Kevin Smith (l'autore dei Clerks e di Dogma) nella parte del misterioso Warlock, Mary Elizabeth Winstead (la cheerleader di A prova di morte) fa la figlia in mezzo al pericolo mentre Justin Long è l'insopportabile hacker coraggioso. Dei comprimari (compreso il cattivo Timothy Oliphant che fa Gabriel) si salva come impatto solo la bellezza esotica di Maggie Q, letale sicaria esperta di arti marziali, con un personaggio per lo meno intrigante.
In definitiva un film che soddisfa in pieno i McClane fans, duro, grosso ed esagerato (anche troppo, ed è qui il suo vero difetto) che non aggiunge nulla per quanto riguarda il personaggio, che a furia di presentare situazioni troppo uguali di fila risulta più dilatato che avvincente (quasi 130 minuti sembrano davvero troppi come metratura per quello che deve dire), un autentico rutilante carrozzone di effetti speciali per riempire le carenze di una sceneggiatura claudicante che soffre troppo della necessità di pietrificare le caratteristiche del suo protagonista. Viene poca voglia di gridare «Hippy Kai Ye!!!», anche se questo urlo è sempre sintomo di grande intensa volontà di lotta contro le avversità.

Giudizio: 1.5


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2


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