Come d'incanto

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Titolo originale: Enchanted Come d'incanto / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2007
Genere: Commedia, Fantastico, Musicale, Per Famiglie, Romantico
Durata: 107'
Regia: Kevin Lima
Sceneggiatura: Bill Kelly
Cast e voci originali: Amy Adams, Patrick Dempsey, James Marsden, Timothy Spall, Idina Menzel, Rachel Covey, Susan Sarandon, Julie Andrews, Jeff Bennett, Kevin Lima, Emma Rose Lima, Teala Dunn, Fred Tatasciore, Courtney Williams, William Huntley
Produzione: Walt Disney Pictures, Andalasia Productions, Josephson Entertainment, Right Coast Productions
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Data di uscita: 7 Dicembre 2007
Trama: La principessa Giselle vive in un mondo di fiaba, tra animaletti premurosi, in una foresta incantata. Un giorno viene salvata da un giovane e bel principe azzurro, che le giura amore eterno. I due devono sposarsi subito come nelle migliori fiabe, peccato che – si sa – dove c'è un regno c'è anche una regina malvagia, che è tra l'altro la matrigna del principe, la quale pensa bene di liberarsi della sgradita nuora mandandola nel mondo reale, nella città di New York.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Come d'incantoMeritava miglior coraggio l'idea, commoventemente romantica e potenzialmente pensante, di Enchanted. L'inizio di questo film sembra arrivare giusto da un mondo incantato che ormai è scomparso nelle altre forme che l'animazione digitale ha scelto di servire alla nuova infanzia del nuovo millennio. E invece ecco che come una sorpresa ritroviamo una Biancaneve/Cenerentola/Bella Addormentata con il suo Principe Azzurro, i cerbiatti, le colombe, gli scoiattolini e la Regina cattiva. Esattamente come allora, a guardarli.
Ma (forse per fortuna, forse no) i tempi sono comunque cambiati (è per questo, più che per il digitale, che quel tipo di animazione, che da noi arrivava magicamente a Natale, è scomparso; forse è anche per questo che una principessa delle fiabe adesso può chiamarsi Giselle), e già gli animaletti hanno acquisito un gusto della battuta che col mondo delle fiabe come le conoscevamo stonerebbe un po'. La regina (una bella cinquantenne al naturale: Susan Sarandon) avvolta nel nero mantello e nelle rughe da vecchietta adesso non ha neanche bisogno della mela (non subito, almeno), ma più barbaramente dà alla Bella una spintina giù (o su: a quanto pare il mondo delle fiabe l'hanno piazzato da qualche parte sotto le fogne) nel mondo dove nessuno vive felice e contento. Che sarebbe il nostro, ovviamente.
Ormai abbiamo avuto Shrek, quindi sappiamo che con le fiabe si può giocare. E forse, appunto perché i tempi sono cambiati, sarebbe una buona occasione per dire qualcosa di fresco su quell'adagio del «felici e contenti», ovvero sul rapporto sociale fiaba/realtà, che altro non è se non ciò che tramanda (impone) una tradizione e i suoi valori, un ordine sociale dipinto come eterno, immutabile e naturale: amore a due, matrimonio, figli, così felici per sempre. Questo film non ci prova molto. Anzi, oltre a concludersi giustappunto con l'adagio stesso, organizza una discretamente piacevole difesa sognatrice dell'unione a due. Certo, il principe azzurro terrestre (Patrick Dempsey) è un avvocato divorzista, deve crescere la figlia (Rachel Covey) da solo—ma, si badi bene, non perché egli stesso è divorziato: è più semplicemente un povero vedovo triste—ma il dato sboccerà infine in null'altro che la stoica difesa della seconda opportunità: divorzianti, non divorziate perché negli occhi del vostro partner c'è sempre quella scintilla.
Il tutto si riduce così all'assembramento di qualche situazione bizzarra causata dall'arrivo degli ingenui abitanti canterini (è piacevole ritrovare le canzoni originali dei vecchi Alan Menken e Stephen Schwartz, sebbene non siano un granché) del regno di Andalasia, dai disguidi con gli animaletti che prendono l'iniziativa o vengono comandati dal canto di Giselle (Amy Adams), più la resa dei conti finale con la matrigna. Alla fine abbiamo dunque un ritorno all'equilibrio perfetto, la fiaba e la realtà si scambiano due amanti ricomponendo le tanto agognate coppie per l'eternità, con l'unico intoppo—capirai—di un cellulare che squilla durante la cerimonia. D'accordo, è per i bambini, e vendergli la contentezza, dire che nonostante tutto nulla è cambiato, non è reato. Un po' di acume non avrebbe fatto male neppure, d'altro canto.

Giudizio: 2


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Come d'incantoLasciata da parte oramai da tempo la battaglia classica dei cartoni di Natale, per evidente incapacità creativa rispetto alle case concorrenti che propongono prodotti più vari e spigliati affidandosi solo all'arte in CGI, da lei distribuita ma creata dall'ottima Pixar, la Disney cerca di tornare ai vecchi fasti nel tempo del panettone con un film misto, con inserti a cartoni di stile classico che poi tracimano nel normale film con personaggi veri, senza però mischiare sullo schermo contemporaneamente le due tecniche (stile Roger Rabbit, per intenderci) se non per brevissimi limitati momenti oppure con i movimenti del tenero ma furbo scoiattolo Pip.
La storia di Giselle parte come un immenso pot-pourri di citazioni dei grandi classici della casa di Burbank, dove la dolce principessa è un po' Biancaneve e un po' Alice, ma anche La bella addormentata nel bosco e riprese di storie varie altre che vi lasciamo al piacere di scoprire (in mezzo ci finisce pure Pretty Woman). Lo scopo del regista Kevin Lima (affezionato Disney Man e regista di Tarzan) è introdurre in un mondo non suo un personaggio fatato, quasi facendo una sorta di Shrek tenero, educato e composto, che mette alla berlina i luoghi comuni delle fiabe, poco adatti al crudele mondo di oggi con i suoi ritmi forsennati e le sue aride strumentali convinzioni.
Quando Giselle (una brava Amy Adams, ottima con espressioni attonite e ingenue, suo ultimo film nel 2006 con Ricky Bobbit) entra nel nostro mondo lo fa attraverso un tombino, paragone spirituale di un nuovo viaggio cominciato dal basso e con l'incontro sgradito con un barbone sporco e sdentato; da subito deve scontrarsi (non c'è più tempo per saluti e canti: «Benvenuta a New York!», le dice il tenero avvocato divorzista Robert, interpretato da Patrick Dempsey) con la nuova realtà, anche se lei si ostina a crederlo solo un viaggio in una landa sperduta e oscura.
Lo scontro culturale tra due mondi tanto distanti (i cartoni con stile classico poi sono ovviamente zeppi di personaggi tenerissimi – cerbiatti, dolci uccellini e teneri topini – mentre nel mondo reale ad aiutarla ci sono scarafaggi e topi di fogna) è mostrato con grande delicatezza: la regia è bravissima a non perdere il contatto con il passato, a trasformare il personaggio da fiaba nel corso del cammino, movimentando il tutto con l'arrivo dell'ingenuo Principe protagonista di avventure in un mondo che non capisce (interpretato da James Marsden, ultimo film il recente Hairspray) e dell'oscuro Nathaniel (interpretato da Timothy Spall, il Codaliscia di Harry Potter e il calice di fuoco, che ci regala anche una citazione stile Gollum), ma soprattutto con l'arrivo dell'esuberante e prezioso – oltre che devoto – scoiattolo Pip, dalla mimica in CGI stupenda, espressivo e divertente (la gag del porta-abiti è a dir poco strepitosa), che ha il compito di sorreggere il Principe goffo che crede un pullman un mostro da abbattere e infilzare.
L'osmosi tra i due mondi è divertente, leggera e movimentata, ci si commuove di fronte alle canzoni fuori tempo e fuori luogo, e la simpatia e la bravura degli attori fanno scorrere via divertente il film senza perdere l'istinto iniziale di raccontare che certe cose da fiaba in fondo sono solo un'illusione improponibile, buone per sognare, ma che non possono sorreggere una vita intera («Non so che farò domani: come potrò mai dire “Per sempre”?»). Poi però, purtroppo, al momento di tirare le somme con l'arrivo della regina malvagia sulla scena (la grande Susan Sarandon, sugli schermi questa settimana anche con Nella valle di Elah), il film non osa nulla e si perde parecchio, con una trovata risolutiva banalissima e un finale di sapore del tutto platonico, che rimane in linea produttivamente ma è scialbo e prevedibile.
In definitiva un buon film, realizzato bene e con garbo, che diverte e commuove (non dimentichiamo il bel balletto al Central Park, colorato e fantasioso, che confronta rap con favola), raggiunge bene l'obiettivo prefissato, finalmente integra validamente canzoni con storia (e la Disney da tempo questo non sapeva più farlo), ripropone le amate animazioni classiche che fecero la fortuna e l'arte della Disney; peccato alla fine perda quel valore amarognolo-malinconico che lo aveva contraddistinto. Un grande passo avanti, comunque, rispetto al poco fastoso recente passato, un film da gustare per le feste che può far scappare la lacrimuccia ai più teneri, che vorrebbero almeno per un momento cadere in un pozzo profondo per ritrovarsi in un mondo di fiaba.

Giudizio: 2.5


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