Mamma Mia!

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Titolo originale: id. Mamma Mia! / Locandina
Nazione: Regno Unito, Stati Uniti, Germania
Anno: 2008
Genere: Commedia, Musicale, Romantico
Durata: 108'
Regia: Phyllida Lloyd
Sceneggiatura: Catherine Johnson
Cast: Meryl Streep, Amanda Seyfried, Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgård, Julie Walters, Christine Baranski, Dominic Cooper, Nancy Baldwin, Heather Emmanuel, Colin Davis, Rachel McDowall, Niall Buggy, Ashley Lilley, Ricardo Montez, Mia Soteriou, Enzo Squillino Jr, Chris Jarvis, Hemi Yeroham, George Georgiou, Maria Lopiano, Juan Pablo Di Pace, Norma Atallah, Myra McFadyen, Leonie Hill, Jane Foufas, Philip Michael
Produzione: Universal Pictures, Littlestar, Relativity Media, Playtone, Internationale Filmproduktion Richter
Distribuzione: UIP
Data di uscita: 3 Ottobre 2008
Trama: Sam Carmichael, Harry Bright e Bill Anderson, tre uomini totalmente diversi che neppure si conoscono, ricevono contemporaneamente un invito molto particolare: andare su una splendida isola greca al matrimonio di Sophie, la figlia di Donna, una loro ex di tanti anni prima. Sophie ha letto il diario della madre e ha scoperto che uno dei tre uomini è il suo possibile padre che non ha mai conosciuto. I tre arrivano, suscitando lo stupore e il disappunto di Donna, che nel frattempo è stata raggiunta anche da due sue amiche, Rosie e Tanya, dei tempi in cui formavano il gruppo canoro e di ballo delle Dynamos. Tra equivoci, spiegazioni e sotterfugi, la domanda è una sola: chi è il vero padre di Sophie?


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Mamma Mia!Spero non me ne vorrà colei che reputo la più grande attrice vivente, e che tutti sono convinti sia la star di questo film, ma Mamma Mia! è di fatto (quasi) tutto sulle spalle, anzi sull'arioso primo piano di Amanda Seyfried. La camera della teatrante Phyllida Lloyd è praticamente in preda alla paralisi, e se la cosa avrebbe tutto il diritto, almeno in certi versanti, di esser considerata un «difetto», quando lei appare quello che a tutti gli effetti serve è un po' di fissità: guardiamo negli occhioni di questa bella ventenne, che ha deciso di sposarsi col suo bel principe azzurro, e intanto restiamo lì appesi (sta spiegando alle amiche come stesse per aprire i regali di Natale quando aveva appena quattro anni) spilluzzicando l'ansia del passato di un'altra ventenne, giustappunto mamma Meryl Streep.
Il film è bellamente un po' anzianotto, e probabilmente anche disinvoltamente rintronato: ne sarà termometro la presenza di due terzetti, tre maschi (Brosnan, Firth, Skarsgård) e tre signore (Streep, Walters, Baranski) del tutto prossimi ad essere—beati loro che se lo possono permettere, nel fisico e nella mente—in là con l'età (anche se il povero Colin Firth può resistere un altro po'), che non riescono mai a trovare il tempo per guardarsi in faccia e fare due semplicissimi conti: «Da quanti anni voi due non vedete Donna, 20? Ma che coincidenza, anch'io. E tu, Sophie, quanti anni hai, 20? Ma che bello».
L'età è ingrata, si sa. Dovremo prendere questa balda senilità come un dato di fatto, anche perché se non lo facessimo non si capirebbe come si potrebbe tirare avanti. E magari, anzi decisamente, il bello di questa assurda vicenda dev'esser proprio qui: Mamma Mia! è un film tardo-femmineo retto da un volto giovane che prima di partire per vivere la propria vita sceglie bene di approntare una sorta di casa di riposo per prepensionati di lusso, su un'isola greca, sistemandoci attorno qualche disco ball per farli divertire.
Andrebbe visto, probabilmente, proprio come una cartolina promozionale, ritoccata un po' dilettantescamente al computer, fra fresche brezze e azzurri mari e cieli, per un villaggio vacanze nel quale chi ha l'età giusta o sente di starcisi avviando può ricordarsi dei bei vecchi tempi nei quali ci si sistemava reciprocamente margherite fra i capelli e si faceva «all'ammore» libero. E libero, viva Dio, lo è davvero, tanto che nemmeno i preti chiamati a far gli onori di casa si scandalizzano più di nulla. Almeno al cinema, i preti bacchettoni no: anche lui si mette con tutti gli altri a zompettare come una dancing queen fra giovani che non voglion far voti, divorziati indefessi, donne promiscue e freschi gay dichiarati il cui compagno sbuca fuori all'istante, chiuso finora in qualche sgabuzzino dietro le quinte.

Giudizio: 2.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Mamma Mia!Tratto dal musical omonimo di Catherine Johnson, basato sulle musiche del gruppo svedese degli Abba, giunge finalmente in Italia il musical campione di incassi in America (qui canzoni sottotitolate, tranne le due di chiusura: non capiamo onestamente il motivo, forse perché slegate dalla trama principale) che ha come interprete la grandiosa Meryl Streep, che qui produce anche una performance canora di tutto rispetto oltre alla scontata perfetta recitazione. Con in cabina di regia l'esperta direttrice teatrale Phyllida Lloyd e prodotto tra gli altri da Tom Hanks, questo splendido film musicale si potrebbe riassumere parafrasando il titolo di un film dell'immortale Forrest Gump: chi è mio padre?
Questo è l'intento di scoperta della solare Sophie (interpretata da Amanda Seyfried, splendida e sempre sorridente, l'avete vista civettare con Regina George nel giovanilistico Means Girls), che in procinto di sposarsi con il suo fidanzato Sky (Dominic Cooper, un fisicato possibile idolo per teenager che a quanto pare vuole stare lontano da tale icona viste le parti che si è scelto finora) manda a tre uomini diversi l'invito alle sue nozze. Di fatto Donna (la Streep) non ha mai rivelato l'identità del genitore alla ragazza, che stufa di non saperlo legge il diario segreto e scopre che sua madre ha flirtato con loro, prima di ritirarsi incinta sulla splendida isola greca a dirigere da sola un albergo dove vivono in una sorta di volontario isolamento, pieno di fatica e di lavoro. I tre uomini, manco a dirlo, non esitano ad arrivare: e sono tre splendidi esemplari maschi. Colin Firth è Harry Bright, un banchiere che incarna il perfetto londinese gentleman; Pierce Brosnan è Sam Carmichael, un architetto sposatosi dopo aver lasciato Donna; Stellan Skarsgård è Bill Anderson, un avventuriero svedese spregiudicato con due curiosi occhi tatuati sulle ginocchia. La reazione della madre al loro giungere è di stupore: non ne vuol sapere di incontrarli dopo tanti anni, ma grazie all'intervento delle sue amiche di un gruppo musicale del tempo, Rosie (Julie Walters) e Tanya (Christine Baranski), si tenta di ricucire lo strappo per accontentare la ragazza desiderosa di avere il padre che l'accompagni all'altare.
Un film davvero grandioso, questo musical fondato sulle musiche degli Abba, sperando come sempre che il genere non allontani gli spettatori, che in Italia purtroppo lo maldigeriscono). Musiche e parole davvero stupende, che con la traduzione italiana sono comprensibili a tutti, profondo lirismo sonoro che utilizza paesaggi incantati (gli interni sono in studio, gli esterni girati a a Skiathos e Skopelos) come sfondo alle coreografie dei balli, molto semplici nella presenza di vestiti colorati e di orpelli, ma non per questo meno affascinanti (alcuni di gruppo sulla spiaggia in particolare). Mentre sentiamo «I Have a Dream», «SOS», «The Winner Takes It All» e tutte le altre, i personaggi si muovono con una dolcezza infinita, un battito leggero di ali che portano alle nostre orecchie melodie e ai nostri occhi immagini da sogno, ci tuffiamo nel mondo incantevole di un luogo non contaminato dalla cosiddetta civiltà tecnologica (seguendo e realizzando il pensiero da giovane di Donna, una ex-figlia dei fiori, che a malapena sa che cosa è il web) dove importanti sono ancora le tradizioni e il rispetto per il mare e le spiaggie.
Unendo semplicità con sentimento si riesce a far calare perfettamente nell'atmosfera da sogno lo spettatore, a farlo innamorare delle interpretazioni convinte dei protagonisti, per chiudere perfettamente l'arco narrativo con una prestazione corale e un messaggio di profonda verità sull'amicizia, sull'amore perduto e sull'età che non deve con il suo avanzare impedire di essere gioiosi e sicuri delle proprie possibilità. Fiducia ed inno alla vita per non smettere mai di credere che al dopo ci sia sempre un seguito. È incredibile vedere sullo schermo un trio di donne che hanno una media di 60 anni dimenarsi come delle ragazzine, cantare e ballare sicure al cospetto della gioventù (vedere la Baransky in splendida forma che canta sulla spiaggia «Does Your Mother Know» è uno spettacolo in questo senso), senza tema di dimostrare che, anche se la verde età è passata, non manca il fascino.
La scena finale del film (quella che precede i credits, non quella che ci mostra il gruppo delle Dynamos scatenato che propone dei brani) girata in notturna è semplicemente splendida, con delle ombre e chiaroscuri perfetti che sollineano l'ottimo lavoro eseguito in fotografia. Dopo l'acqua che esplode a dare il senso della gioia della vita, ecco il crepuscolo che sottolinea che anche nel silenzio l'amore sa gridare la sua forza senza dover essere sottolineato da unioni canoniche e giuridiche. Superate senza tema qualunque ostacolo che la parola musical vi pone, calatevi alla grande in questa gioia per gli occhi, balsamo per le orecchie e panacea sublime per lo spirito.

Giudizio: 3


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 2.5


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