| Titolo originale: | The Duchess | ![]() |
| Nazione: | Regno Unito, Italia, Francia, Stati Uniti |
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| Anno: | 2008 |
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| Genere: | Biografico, Drammatico, Romantico, Storico | |
| Durata: | 110' |
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| Regia: | Saul Dibb | |
| Sceneggiatura: | Jeffrey Hatcher, Anders Thomas Jensen, Saul Dibb | |
| Cast: | Keira Knightley, Ralph Fiennes, Charlotte Rampling, Dominic Cooper, Hayley Atwell, Simon McBurney, Aidan McArdle, John Shrapnel, Alistair Petrie, Patrick Godfrey, Michael Medwin, Justin Edwards, Richard McCabe, Calvin Dean, Hannah Stokely |
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| Produzione: | Paramount Vantage, Pathé, BBC Films, Pathé Renn Productions, BIM Distribuzione, Qwerty Films, Magnolia Mae Films |
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| Distribuzione: | BIM Distribuzione |
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| Data di uscita: | 24 Dicembre 2008 | |
| Trama: | Lady Georgiana Spencer (chiamata anche G dai conoscenti ed amici) sposa, spinta dalla madre, William Cavendish, il potente duca del Devonshire. Ma l'uomo non è per nulla innamorato di lei, il suo unico scopo è che sappia dargli un figlio maschio per proseguire la stirpe ed il casato. G è costretta a subire anche l'umiliazione di dover accudire una bimba che è nata da una relazione clandestina del duca, e le umiliazioni continuano poiché non arriva l'erede maschio. Lei si dedica alla politica e al gioco, diventando anche un riferimento di punta della moda del tempo. Ma mentre mette gli occhi sull'intraprendente conte Grey, William crea uno strano triangolo con Bess, una donna con tre figli maschi. La corte cerca di far tacere gli scandali, ma il disagio di Georgiana e la voglia di vivere con Grey crescono ancora. |
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Recensione di ALBERTO DI FELICE
Storia di prole e discendenze, ribattezzabile con un po' di ottimismo «Lost in Devonshire». Tanto si insiste, fuor dal film, sulla storica Georgiana antenata della defunta principessa di Galles, che a non voler avere un'opinione (o pregiudizio) troppo alta del romanzo prima e della trasposizione poi è probabile si sia nel giusto. Sporadicamente e modestamente, all'inglesissimo Saul Dibb viene in mente persino di mettersi a giocare con la banda sonora, come se volesse riproporre quanto fatto due anni or sono da Sofia Coppola nel suo stupendo (e pochissimo apprezzato, solo come certi film davvero stupendi sanno essere) Marie Antoinette. La tenuta di Chatsworth e le terme di Bath sono la sua replica della reggia di Versailles, ed il quinto duca di Devonshire Ralph Fiennes è una versione burbanzosa del più eunuco Delfino di Francia.Siamo d'altronde in quella meravigliosa seconda metà del Settecento, sul doloroso o luminoso finire di quel perso secolo barrylyndoniano, età di pertugi e più decisi squarci rivoluzionari e declini immani. Le nostre eroine, a maggior ragione, nascevano a distanza di appena due anni l'una dall'altra—capirete da soli che Maria Antonietta ha avuto però vita più breve. Se non foss'altro che, scontatamente, Mr. Dibb non ha molto—if anything—da condividere con Ms Coppola. E difatti The Duchess è quel che suol dirsi un compitino, con qualche volatilissima ambizione alla quale si dà giusto lo spazio per sfruttare la sovracitata parentela con l'altra dipartita eroina a noi più vicina.
E sfruttata questa, in realtà, si rimane con proverbiale pugno di mosche in mano. Le didascalie finali del film—brevi ma numerose, e direi alquanto innecessarie—ci informano come di dovere della successiva cronaca, accompagnandosi ad una camera che si alza infine riprendendo un girotondo orario ed antiorario di mamma Georgiana (Keira Knightley) con la sua discendenza, ormai abbandonati il ruolo nobiliare ed il marito duca. Corsi e ricorsi storici, sarebbe il chiaro simbolismo: ma di cosa? Georgiana venduta giovane alla decadente nobiltà, vita infelice da donna più amata del suo tempo, unico ruolo quello di procreatrice: lei come è tornata ad essere secoli dopo Diana, rieccoci qua.
Peccato però che, pur con quest'ovvia cortesia funebre all'infelicità delle consorti della nobiltà inglese, al film non venga in mente nulla da dire sulla nobiltà, sulla politica o sulla storia inglese. (Vorrete, su questi, vedere da ultimo il più convinto drammone femmineo The Other Boleyn Girl.) Il titolare principe delle responsabilità del caso, il caro duca di Devonshire, dà in benservito alla consorte e a sé stesso dichiarando di aborrire egli stesso lo stato delle cose (in altre parole, si scopre flemmaticamente ch'egli è una vittima a sua volta delle imposizioni dell'alto vivere—e giustamente, per dirla in altre parole: come storia insegna, al contrario di «Lost in Versailles», in «Lost in Devonshire» non c'è proprio traccia di ghigliottina per nessuno); mentre il futuro primo ministro Charles Grey, anche lui poco intellettualmente fervido, ha l'unico ruolo di bell'eccitante ormonal-termale.
Giudizio:

Recensione di PIETRO SIGNORELLI
La protagonista di questo film è realmente antenata di Lady Diana, si chiamava Georgiana Spencer (nel film la denominano molte volte con la sola G che fa assonanza con Lady D) e come la sfortunata ex-moglie di Carlo d'Inghilterra ha condiviso parecchi scandali di corte. Dalla biografia scritta da Amanda Foreman il regista Saul Dibb (autore di documentari e con all'attivo un solo film vero e proprio, Bullet Boy del 2004) estrae un film che potremmo definire povero nella sua ricchezza. La cornice di questa pellicola (che richiama e ricorda la Marie Antoinette di Sofia Coppola senza avere il medesimo estro e le sue invenzioni anacronistiche) è stupenda: i costumi sono a dir poco strepitosi, le scenografie da sogno e la fotografia integrata con colori vivaci, senza considerare che le meraviglie naturali contribuiscono degnamente all'incanto. Purtroppo, quella che latita è la storia, un drammone familiare piatto e monotono, che dissipa nel disinteresse tutti i mirabolanti ed appaganti risultati visivi (a cui si aggiunge una Knightley bellissima e bravissima, un Fiennes misurato che fornisce una prova di odioso cinismo pefetto) di cui si pregia.Keira è Lady Georgiana Spencer, una nobildonna andata in sposa al ricco e potente (ma anche cinico ed odioso) duca William Cavendish, un nobiluomo per nulla innamorato di lei, voluta solo perché incline ad avere figli maschi, come assicurato dalla madre di Georgiana (una Charlotte Rampling a cui gli anni non hanno tolto il fascino anche se le hanno dato le inevitabili rughe). Invece la donna concepisce solo due figlie femmine (ne hanno in totale tre, ma una arriva da una relazione clandestina di lui), provocando l'ira del Duca. Tra insoddisfazione personale, difficoltà di palazzo, disillusione di base, la Duchessa infelice (altra similitudine con Diana) si dedica al gioco, alla moda e alla politica, non tralasciando di coltivare un amore clandestino con il conte Grey (Dominic Cooper), impegnato a promulgare nuove idee sul come governare il popolo. La situazione, ovviamente, diventa difficile da gestire, intricatissima soprattutto dopo l'arrivo di Bess (Hayley Atwell) che crea un triangolo di corte davvero fuori dagli schemi.
Dai mari ai film in costume (di cui lei è esperta protagonista) il fascino di Keira Knightley non finisce mai: odore di Oscar per questa interpretazione (da contendersi soprattutto con la Jolie di Changeling) dei tempi che furono, tra busti e crinoline, parrucche e merletti. La sua recitazione è quanto mai coinvolgente, il disagio di donna maltrattata si legge sul suo giovane (per la parte finale del film forse anche troppo giovane: non è stato usato nessun trucco invecchiante) viso con chiarezza, ci si mette dalla sua parte di donna prigioniera per dovere dei figli. D'altronde l'unico vero sussulto la trama lo regala con l'arrivo degli eredi o la confluenza di persone che disturbano il quadro familiare: altro non avviene, le logiche esterne della politica contraria al regio potere, dell'eversione contro le regole di palazzo creando abiti non conformisti, sono disperse, solo appiccicate lì per dirne l'esistenza e non approfondirle. Per lungo tempo, chi non è interessato a perdersi nello sfavillante contenitore, si spazientisce e si domanda il senso del film, attendendo un contenuto più saporito che non arriverà.
In definitiva questo il senso e il succo del film: anni prima degli scandali di Lady D avevamo un'altra donna antenata e dall'iniziale simile che aveva anche lei gli stessi disagi, voglia di scappare dal nido dorato; ma contrariamente a Diana non lo potè fare per salvaguardare il bene dei figli. Possiamo davvero dire che sotto lo splendido vestito di questa Duchessa c'è davvero poco: a qualcuno può darsi che basti, ma per piacere davvero, almeno il minimo a tutti, siamo davvero lontani.
Giudizio:

Altri giudizi della redazione:
Emanuele Rauco:

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