| Titolo originale: | id. | ![]() |
| Nazione: | Regno Unito, Stati Uniti, Canada | |
| Anno: | 2009 |
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| Genere: | Azione, Drammatico, Fantascienza, Fantastico, Thriller | |
| Durata: | 162' |
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| Regia: | Zack Snyder | |
| Sceneggiatura: | David Hayter, Alex Tse | |
| Cast: | Malin Akerman, Billy Crudup, Matthew Goode, Jackie Earle Haley, Jeffrey Dean Morgan, Patrick Wilson, Carla Gugino, Matt Frewer, Stephen McHattie, Laura Mennell, Rob LaBelle, Gary Houston, James Michael Connor, Mary Ann Burger, John Shaw | |
| Produzione: | Warner Bros. Pictures, Paramount Pictures, Legendary Pictures, Lawrence Gordon Productions, DC Comics |
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| Distribuzione: | UIP |
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| Data di uscita: | 6 Marzo 2009 |
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| Trama: | In un 1985 alternativo, dove Usa e Unione Sovietica sono ancora in piena guerra fredda, Nixon è stato rieletto più volte, si profila una crisi nucleare senza precedenti e l'America ha vinto grazie ai supereroi (i cosiddetti «guardiani») la guerra del Vietnam; un misterioso killer uccide un anziano supereroe, Edward Blake detto «il Comico» (contraddistinto da una spilletta smile che porta addosso), per motivi misteriosi. Rorschach, un malinconico eroe allo sbando con una maschera che riporta, in maniera dinamica, le macchie di similitudine diventate famose in psichiatria, comincia ad indagare senza riuscire a trovare un'immediata spiegazione logica al fatto. Gli altri eroi, ormai vecchi e disillusi, non sembrano curarsene troppo, e solo la seconda generazione da esso derivata (Gufo Notturno e Spettro di seta) paiono avere capito che dietro l'omicidio del Comico c'è ben altro che un semplice delitto. In mezzo a questi fatti, in una New York buia, fredda e allo sbando, un altro eroe, Ozymandias, a capo di un impero economico, si muove misterioso, mentre il Dottor Manhattan, essere azzurro di pura energia, potentissimo e quasi onnipotente, fa da ago della bilancia perché la crisi Usa/Urss rimanga sempre in bilico senza mai sfociare nel conflitto nucleare. Rorschach sta aprendo il vaso di Pandora: che qualcuno dei guardiani ci salvi dai suoi demoni e pericoli. Ma chi guarderà i guardiani? | |
Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Zach Snyder dopo aver trasposto in immagini oniriche il fumetto cult di Frank Miller sulle Termopili (300, citato con il numero della stanza dove avviene il primo omicidio, quello di Edward Blake) punta davvero in alto, cercando di trasporre in cinema il romanzo illustrato che Alan Moore (scrittore, autore anche di un cult come V per vendetta) e Dave Gibbons (disegnatore) elaborarono in maniera certosina nel 1986. Il loro capolavoro a fumetti consta di qualcosa come 400 pagine, ha una struttura molto particolare (passato e presente che si intersecano) ed è un sentito omaggio alla ingenuità degli eroi della silver e golden age con la tutina e la maschera, messo però in una chiave aspramente e pesantemente politica, in un'ottica disincantata dalla purezza e dalla gloria, dove da grandi poteri derivano terribili pericoli, e gli stessi eroi pensano sia meglio farsi i fatti loro perché il mondo e gli uomini non meritano alcun aiuto e considerazione.L'opera è una di quelle cosiddette fondanti, sembrava intrasponibile in maniera decente (parecchi fan avranno storto il naso al sentore dell'inizio delle riprese), un pericolo produttivo sia per la dilatazione del racconto che per l'elaborazione molto complicata della trama. Invece, Snyder (colui che nel 2004 fece correre gli zombie nel suo primo lavoro, L'alba dei morti viventi) compie l'impresa, traspone il tutto anche nel suo stile visto in 300 (salti, botte e lanci di corpi sono in quel modo) ma non dimentica assolutamente la base del lavoro dei due cartoonist, cioè quella dello stravolgimento politico e della catarsi del crepuscolo degli eroi. La trama di Watchmen, un autentico capolavoro di ingegneria narrativa, parte dall'omicidio di uno dei cosiddetti «Guardiani», il sessantasettenne Edward Blake, nome d'arte «il Comico» (lo interpreta massicciamente Jeffrey Dean Morgan lo trovate anche nel recentissimo Live! con la Mendes) che viene ucciso, sbattuto fuori dalla finestra del suo lussuoso appartamento.
Apparentemente un comune omicidio come tanti, ma non è così, visto che siamo in un contesto mondiale del 1985 ben diverso da quello che abbiamo conosciuto nella realtà: nella New York fredda e spietata di Watchmen vige il caos, i supereroi sono al tramonto e non hanno più nessuna considerazione da parte della gente che li vede anche in maniera timorosa, ma soprattutto l'America è uscita vittoriosa dalla guerra del Vietnam (aiutata dai super) e Nixon è stato rieletto più volte; la guerra fredda è a un punto cruciale e rischia di esplodere in un conflitto nuclerare. Rorschach (Jackie Earle Haley), un disilluso ed ex-membro del primo gruppo dei guardiani, indaga sull'accaduto; ne viene fuori una serie di cose a dir poco incredibili. Il più potente di tutti gli eroi (tra l'altro l'unico con i superpoteri: gli altri di fatto non vengono mai definiti tali, neppure ne hanno di particolari se non una forza e un'agilità molto marcata) il Dottor Manhattan (Billy Crudup, lo vedrete tra poco anche nell'atteso Public Enemies), un essere azzurro fatto di pura energia e potentissimo, è l'ago della bilancia di tutta la vicenda, mentre l'economicamente realizzato Ozymandias/Adrian Veidt sembra essere il nuovo bersaglio del killer. Oltre a loro, gli eroi di seconda generazione Gufo Notturno/Daniel Dreiberg (lo interpreta Patrick Wilson, attore visto in La terrazza sul lago e Passengers) e Spettro di seta/Laurie Juspeczyk (la interpreta la bella nordica Malin Akermann, reduce da Stiller e il suo Lo spaccacuori e da 27 volte in bianco, qui in versione mora, morbida, letale e sinuosa come non mai) vivono una storia d'amore sospesa tra dovere e voglia di estraniarsi.
La domanda che ci si pone di fronte alla scelta di entrare in sala a vedere questo poderoso pastiche di eroi malinconici e crepuscolari con politica estrema possibile, è la seguente: posso vedere il film senza aver letto il fumetto? La risposta è a metà: per poterne comprendere tutte le sfumature è necessario prendere il tomo e goderselo appieno (gran bel divertimento e assimilazione); per poterne capire il senso questo film basta. Certo Snyder, nonostante la lunghezza (163 minuti) non ha potuto dire tutto ma ha fatto abbastanza, caratterizzando bene le scene della New York disperata, rispettando i dialoghi e le situazioni. Gli intensi pensieri dell'uomo con le macchie semoventi sulla maschera (chiamata «la mia faccia», davvero suggestive alla visione) sono rispettati; lo spettatore occasionale (il fan invece ne godrà appieno) ovviamente si deve preparare a seguire il film non pensando di vedere il classico duello/comics pieno di scontri tra buoni e cattivi (nulla di tutto questo; oltretutto serve una preparazione minima per sapere cosa sono la golden age e la silver age), non si capisce neppure esattamente chi cosa è, siamo nel campo dei grandi numeri, delle grandi follie e di presidenti con il naso pronunciato e un piano che solo alla fine di tutto verrà rivelato (la sorpresa per chi non ha letto il fumetto sarà devastante).
Il personaggio caratterizzato meglio per chi scrive è quello del comico, un misto di schizofrenia consapevole derivata dal dolore di un esistenza rinnegata, il suo smile insanguinato è il simbolo dell'opera e del film, un tocco geniale in mezzo a un mare di perfezione narrativa. Bellissime le inquadrature della folla in preda a raptus antieroi (dove appare spesso la scritta basilare a caratteri rossi «Who watches the Watchmen?»), come suggestiva è la rappresentazione digitale del potentissimo Doc Manhattan, figura eterea che viene presentata anche con i genitali in bella mostra e qualche volta pudicamente coperto da dei mutandoni neri.
Se riflettiamo sui grandi temi politici esposti, possiamo capire benissimo quanto fosse grande il pericolo di un bivio malevolo della guerra fredda; ce la siamo cavata senza arrivare a certi punti e certe scelte – diciamo che siamo stati fortunati che uno dei due colossi è crollato lasciando il predominio all'altro, fatto che comunque ha creato un equilibrio egemonico zonale ma più stabile per il mondo intero. Non vogliamo dilungarci oltre, il film è già lungo di suo e se recuperate il libro a fumetti (ampiamente ristampato in varie edizioni) avrete già poco tempo per leggere altro. Meglio dare subito una valutazione definitiva, ampiamente positiva, decisamente di totale consiglio per un lavoro assolutamente rispettoso dell'opera originale, capolavoro riconosciuto e fondante del fumetto – ma se ci pensiamo non solo – a cui bisogna avvicinarsi con il preciso accorgimento di non cercare facile divertimento e sereno piacere per immagini evocative, poetiche e disilluse, dinamicamente realizzate come nello stile del regista, che però non esita a dare il giusto tempo e il giusto ritmo ai profondi discorsi dell'uomo che non accetta compromessi neppure di fronte all'apocalisse. Guardate pure i guardiani: sarà davvero un bel vedere.
Giudizio:

Recensione di FLAVIO SERANTONI
Pellicola ricca e sfaccettata, il Watchmen di Zack Snyder è difficilmente inquadrabile in un genere preciso, anche se forse quello della fanta-politica è quello che si avvicina di più alla realtà del racconto tratto dal monumentale romanzo a fumetti di Alan Moore e Dave Gibbons. Si può però con certezza dire quel che di sicuro non è: non è un film di supereroi, ad esempio, e non è un film che punta ad incassi facili, ovvero non va incontro in alcun modo ai gusti di un pubblico che si aspetta di esser blandito o rassicurato, o che cerca facile riscatto alle miserie e alla ingiustizie del mondo reale, ma al contrario è rivolto alla ristretta cerchia di amanti del mondo dei fumetti, quelli duri e puri, che non si riconoscono nella rappresentazione mediata e «lobotomizzata» di certi blockbuster hollywoodiani.E se intrattenimento c'è, è un intrattenimento di testa, cerebrale, filosofico, e politico, senza mai però singolarmente rinunciare alla forza del cuore e della passione, sia quella tenera degli amanti, quella di Silk Spectre e Nite Owl o tra Dr. Manhattan e la prima fidanzata, che quella struggente, viscerale e contorta di un personaggio come Rorschach, il più ferocemente e profondamente umano della compagine di «eroi», che ancora difende l'umanità malgrado e forse proprio perché ne conosce le più abominevoli ed oscure manifestazioni.
Racconto quanto mai frammentato e composito, si potrebbe definire l'intreccio di sei storie, quelle dei protagonisti, ritratti più per le loro debolezze che per le loro doti o le loro super-abilità, ed insieme l'affresco di un'epoca, la nostra, dal dopoguerra fino agli anni ottanta, vista attraverso la lente distorta di un «what if», di una realtà alternativa alla nostra ma altrettanto possibile e soprattutto plausibile, un'ipotesi affascinante che ci aiuta a riflettere sul mondo che ci circonda e ci conduce a vedere differenze ma soprattutto inquietanti somiglianze.
Percorso da dilemmi morali ed umani fondamentali, profondamente politico, sardonico e cinico, ma contemporaneamente estremamente ed inaspettamemente umano, il film di Zack Snyder potrebbe esser definito come Il grande freddo dei supereroi, per il suo intrinseco senso di nostalgia per un passato in cui era ancora possibile sperare in qualcosa, in contrapposizione ad un presente in cui tutto ormai affoga nel cinismo, o con un azzardato paragone il Citizen Kane del cinema tratto dai fumetti, per la sua struttura a flashback, i suoi personaggi megalomani, il suo tono visionario, e per quell'intrinseca sensazione di innocenza perduta che si avverte, quasi palpabile, per tutta la pellicola.
In ogni caso, l'operazione di rielaborazione di Snyder sul già complesso lavoro della novella grafica di Moore e Gibbons, pietra miliare del fumetto e della letteratura tout court, è estremamente efficace e a tratti francamente esaltante. Da un lato si tratta di invenzioni visive, come i già celebratissimi titoli di testa, inesistenti nel materiale d'origine ma esempio mirabile di sintesi narrativa e di impostazione del «mood» della pellicola, che con una straordinaria fedeltà tematica all'originale introduce più di mille parole in quell'atmosfera amara, nostalgica e ironica che non abbandonerà lo spettatore per tutta la durata del film.
O come la scena della «morte e rinascita» del Dr. Manhattan, esemplificativa della sua concezione del tempo come perfetta contemporaneità degli eventi, della sua visione distaccata della realtà e al contempo della sofferenza necessaria per divenire suo malgrado un dio, o quella della fuga dal carcere di Nite Owl e Silk Spectre, che ricorda da vicino la mitica sequenza in Matrix dell'ingresso di Neo e Trinity nel palazzo in cui è rinchiuso Morpheus, ma che cambia completamente di significato per gli sguardi di evidente complicità che i due si scambiano all'inizio e alla fine, quasi come se la lotta non fosse altro che un prolungamento o un preliminare dell'attuo sessuale stesso.
Completa il quadro del lavoro ammirevole del regista l'uso delle musiche, appropriato e pregnante di significato, con una scelta di brani che oltre a creare la perfetta atmosfera anni '80, diventano essi stessi parte integrante e commento alla storia narrata , basti pensare a «The Times They Are A-Changin'» di Dylan durante i titoli di testa, o a «The Sound of Silence» di Art & Garfunkel durante il funerale del Comico, o a «99 Luftballons» di Nena durante il primo appuntamento di Nite Owl e Silk Spectre, per non parlare del ruolo «rivelatore» della canzone dei Tears for Fears «Everybody Wants to Rule the World» (tutti vogliono dominare il mondo) in sottofondo e quasi impercettibile, durante il dialogo tra Adrian Veidt/Ozymandias e i potenti della terra su come amministrare le risorse del pianeta, o del sarcasmo di «Halleluja» di Leonard Cohen durante l'amplesso tanto «sofferto» tra Silk Spectre e Nite Owl.
La profonda abilità dello sceneggiatore, forte certamente di un materiale originale già solido di suo, è stata proprio nella capacità di sintetizzare la complessità della storia e di amalgamare in un'insieme omogeneo e compatto tematiche così diverse, che spaziano dalla filosofia mistica del Dr. Manhattan alla incorruttibile ed inconciliabile visione morale di Rorschach, dalla nostalgia dolente della prima Silk Spectre, al sardonico e disilluso atteggiamento nei confronti della natura dell'uomo del Comico, fino a giungere alla megalomania a fini salvifici di Ozymandias, che nel suo sogno di pace si ispira a figure del passato come Ramses II o Alessandro Magno, di cui condivide la visione di un mondo unito ed in pace e la necessità di un'azione forte per imporre tale visione al mondo intero.
Film fondamentale ma destinato ad un pubblico ristretto e preparato, più mentalmente che culturalmente, opera visionaria e cupa quant'altre mai, il Watchmen di Snyder sfiora di un soffio la definizione di capolavoro, attribuita invece al romanzo grafico di Alan Moore dalla critica specializzata. E pur essendo riuscitissima e compiuta opera a sé stante, come tutti i felici adattamenti da opere letterarie di riconosciuto valore invoglia lo spettatore alla lettura dell'originale, per prolungare, approfondire e completare l'elettrizzante esperienza vissuta nel buio della sala.
In attesa di quel tassello mancante, ovvero «I Racconti del Vascello Nero», parte integrante del fumetto stralciata dalla versione per il grande schermo, che verrà pubblicato a parte in dvd (il prossimo 8 Maggio in Italia), per poi essere integrato nella versione integrale e definitiva del film, quella di 210 minuti, che verrà pubblicata solo in dvd.
Giudizio:

Altri giudizi della redazione:
Alberto Di Felice:

Emanuele Rauco:

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