Two Lovers

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Titolo originale: id. Two Lovers / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2008
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 110'
Regia: James Gray
Sceneggiatura: James Gray, Ric Menello
Cast: Joaquin Phoenix, Gwyneth Paltrow, Vinessa Shaw, Moni Moshonov, Isabella Rossellini, John Ortiz, Bob Ari, Julie Budd, Elias Koteas
Produzione: 2929 Entertainment Company, Wild Bunch, A Tempesta Production
Distribuzione: BIM Distribuzione
Data di uscita: 27 Marzo 2009
Trama: Brooklyn. Leonard è un bell'uomo con un carattere difficile, pieno di brutti ricordi per delle cose successe in passato. I genitori cercano di aiutarlo come possono, ma i suoi problemi vengono acuiti dall'arrivo nella sua vita di due donne completamente diverse, la bionda e misteriosa Michelle e la mora e solare Sandra. Attirato tremendamente dalla prima, viene a scoprire con disappunto che lei ha un rapporto clandestino con un uomo sposato e con figli. Per Leonard inizia un calvario sentimentale, diviso col dovere di scegliere la strada da seguire. Quando pare aver trovato un equilibrio, succede un fatto tragico ed inaspettato che cambia di nuovo tutte le carte in tavola.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Two LoversJames Gray è uno dei pochi autentici umanisti americani, in un elenco che oggi includerebbe vicino a lui almeno i più anziani John Sayles e Todd Solondz, nonché il quasi coetaneo M. Night Shyamalan. L'«umanismo» è cosa svilita da quando qualcuno si è arrogato il diritto di smontare con prepotenza l'uomo moderno, facendoci credere che non abbia vera identità nel mondo che conosce, e che su questa non abbia quindi diritto di piangere (l'«anti-umanismo» detesta le lacrime), se non quella imposta strutturalmente ed arbitrariamente su di lui: non esiste persona che abbia un centro, il soggetto va «decentrato». Ciò che mi sconvolge di tutti questi autori così diversi è che ognuno di loro ha sorpassato la portata più sterile e straniante di questo slittamento di significato: i loro soggetti umani, nella splendida figura ripresa da Solondz, sono invece quei «palindromi», indeterminati e uguali, per i quali si vuol tornare a piangere, si vuol cercare di ritrovare un centro. È un'impresa destinata a fallire, forse, ma non c'è impresa fuori dall'umano—e non c'è cosa più umana, probabilmente, dell'umano che trova le lacrime per compatirsi.
Guardando un film come Two Lovers—bellissimo, anche in quanto dominato da un'ingenuità (o genuinità) sempre più difficile da rintracciare nel cinema contemporaneo, compreso l'indipendente o presunto tale—mi è definitivamente chiaro perché il suo precedente We Own the Night sia stato scambiato da qualcuno per un'opera conservatrice se non reazionaria: poste le coordinate di dolorosa ricerca nella quale sono inseriti i personaggi di Gray, par dietro l'angolo un'inversione retrograda alla legge del branco, a quei «valori» che ci pongono violentemente nel mondo alienando la nostra libertà. Ed è facile farsi prendere dall'idea che Gray li stia difendendo, ci si stia aggrappando. Potrà essere così, ma se si trascura il tono con cui ciò accade, se ne perde tutto il senso.
L'ingenuità di cui parlavo è evidentissima nei due personaggi femminili fra i quali è chiamato a scegliere Leonard (Joaquin Phoenix, meraviglioso), quelle «due amanti» che sono naturalmente anche due vite diverse: da una parte il sicuro nido di parentela etnica di Sandra (Vinessa Shaw), dall'altra la WASP piombata dall'esterno Michelle (Gwyneth Paltrow). I due personaggi sembrano schematici (semplificando: «brava ragazza bruna che piace alla mamma» vs. «cattiva ragazza bionda rovina-famiglie»), ma non lo sono meno di Leonard l'ingarbugliato, che a trent'anni inoltrati vive ancora con i suoi e vede nascere un gioco di cellulari degno di cotte liceali, chiaro sintomo dell'azzerato grado di maturazione non solo sentimentale in cui si trova.
Quindi, fra cosa sta scegliendo Leonard? O meglio: sta davvero scegliendo? Una risposta potrebbe essere che il film ha costruito il tutto in chiave negativa e retriva, soprattutto perché Michelle si rivela in fin dei conti esattamente quella poco di buono dalla quale ogni genitore metterebbe in guardia il troppo adorato figlio. Naturalmente quel che è peggio è che non serve che il genitore parli o arrivi ad un antagonismo diretto: bastano innumerevoli e impliciti segnali biologici. La madre, interpretata dalla stupenda Isabella Rossellini, arriva furtivamente a controllare la cronologia di internet, cosa che non è da tutte le mamme; ma al figlio non dice nulla, e noi non vediamo quindi nulla, se non quando è il caso, credendo sempre che nel momento giusto saprà prendere la decisione più giusta. D'altronde Sandra, la decisione giusta, è descritta come la donna che tutti vorrebbero, se dovessero esser costretti a sposarla con quello che è nella sostanza un matrimonio combinato, ma anche no: bella (la Shaw è, per quanto mi riguarda, più bella della Paltrow), sensibile, premurosa. Leonard capirebbe alla fine dove dev'essere, quindi, qual è il suo ruolo.
Ma un'altra opzione sfumerebbe questa scelta-non-scelta nell'infinito dolore di quei gesti biologici, materni e paterni: può l'uomo scegliere di rinunciarci, può pensare che non sia quella persona definita, «centrata» dalla casa in cui è cresciuto, dal quartiere che ha abitato, dalle foto degli antenati, anche se quella persona lo condanna a rinunciare al resto, a non essere mai realmente «maturo»? Qualcuno può, senza dubbio; ma a Gray interessa solo chi non ci riesce, e non può riuscirci, per una serie di fattori ordinari quanto tragici, praticamente (ed anche effettivamente) genetici. Così Leonard torna a casa, incapace neanche di suicidarsi nello sterminato oceano dell'Altro, ad incastrarsi nelle classiche sbarre domestiche di vetri e porte, piangendo di sé—e raccontando di piangere perché è felice di esser diventato, finalmente, sé stesso.

Giudizio: 3.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Two LoversJames Gray dirige per la terza volta, dopo The Yards e I padroni della notte, il bravo Joaquin Phoenix, crudele ed augusto Commodo ne Il gladiatore di Ridley Scott. Gray abbandona completamente le situazioni d'azione e di movimento per dedicarsi stavolta a un drammone d'amore che ha forti sapori ed influenze alleniane. Phoenix è il problematico Leonard, un figlio della comunità ebrea di Brooklyn che neppure i genitori, titolari di una lavanderia a secco, riescono ad apprendere ed aiutare a pieno. Il suo stato di disagio arriva anche a portarlo a un salto volontario nel fiume, dal quale viene salvato in extremis. Poi nella sua vita, improvvisamente, appaiono non una ma due donne. Dopo il buio di un lungo periodo vissuto in amari ricordi del passato, ecco giungere due stelle illuminanti completamente diverse: la prima è la bionda Michelle (la Paltrow, intensa e molto coinvolta nella parte), che però è una donna con tanti segreti e problemi (una relazione clandestina con un uomo sposato e l'abuso di droghe); la seconda è la mora Sandra (Vinessa Shaw, presente in Eyes Wide Shut e Quel treno per Yuma remake), appartenente anche lei alla comunità ebraica, solare e disponibile a capirlo ed aiutarlo. I genitori (la madre è una sempre splendida Isabella Rossellini) vorrebbero per lui un matrimonio comunione di beni con Sandra, ma l'insicuro Leonard è terribilmente attratto, fino all'ossessione, da Michelle. Purtroppo quando lei gli confida che ha una relazione ed una tremenda attrazione per un uomo sposato con figli (Elias Koteas), lui cade completamente in crisi.
Dramma d'interni di base, il quadrilatero di Two Lovers si sviluppa come un'intensa macchina che macina ed alterna le speranze e le delusioni. È basilare vedere come, quando sembra che le cose finalmente si siano determinate e tranquillizzate, succede sempre qualcosa che ci impedisce di essere felici appieno: magari tutto accade con una terribile ironia del destino che dopo tanta solitudine amara ci presenta non una ma due possibilità. Incasinando il tutto, perché alla fine invece di avere una doppia scelta ti trovi un duplice dubbio, con il rischio che invece di raddoppiare azzeri. Sembra che Gray voglia sottilineare come l'uomo voglia fare una sorta di rissa con se stesso a tutti i costi, dove le emozioni di base (l'attrazione fisica) siano sempre basilari e primarie rispetto alle logiche di tranquillità: ci si infila in un tunnel senza fine senza curarsi dei pericoli, ma soprattutto si dimenticano le sofferenze del passato che dovrebbero insegnare – «Se sapessi veramente come sono incasinata non mi ameresti così tanto», ma probabilmente sono proprio queste cose ad attirare invece di allontanare.
I quattro protagonisti a modo loro non si trovano anche se si cercano, sono infelici protagonisti che vivono sperando nel volere dell'altro dipendendo dall'altro ognuno a loro modo; questo stuzzicante gioco di incomprensioni è stilizzato perfettamente nelle nevrosi di Phoenix, tutto tic difficoltà d'approccio, un attore che decisamente ha una capacità di essere adeguato a qualunque situazione. Bellissima  quella in cui a Leonard viene rivolta la frase dal padre di Sandra «Tu sei matto?», iconizzazione che in fondo certi comportamenti e strade che il protagonista intende prendere in futuro (che ovviamente non riveliamo) siano davvero delle assolute follie. Insieme a un ottimo Phoenix (che si butta in una scena dance senza paura) abbiamo la Paltrow che fa benissimo la femme fatale incasinata (arrivando a mostrare un seno dalla finestra) e la Shaw che con un paio di guanti (la scelta adatta e di sicurezza per essere curato e protetto) impersona la figura della donna da sposare a tutti i costi, un coro di attori che gira bene per dare grande risalto alle sfumature tragiche ed amare che Gray inscena.
Non ci sono oltre al tormento dei sentimenti altre cose sociali od umane (a parte la breve parentesi della madre che dice che indipendentemente dalle scelte conta la felicità della progenie), tutto è focalizzato su questo e anche la festa del Bar mitzvah ebraico, dove Leonard viene scelto per fare delle foto in bianco e nero per le quali lui è molto abile (la decolorazione del sentimento passato), è solo un veicolo per alleggerire la tensione che si taglia con il coltello. Dopo tanti amori che non sanno di nulla e tanti bivi di scelta uomo/donna davvero innocui, ecco finalmente una dura e intensa narrazione di quanto la cosa più primordiale della vita scegliendola ci porti verso la distruzione o la felicità.
In definitiva un grande ringraziamento a Gray per aver cambiato le direzioni narrative e le logiche filmiche passate (anche se aveva dimostrato buoni numeri da cineasta anche in queste) per regalarci questo intenso dramma urbano che vede straziare un personaggio complicato in mezzo a bivi di scelta davvero complicati; usciti dalla sala sentiamo una sorta di disagio e voglia di riflettere su quanto certe volte le avventure d'amore non siano poi così affascinanti come possono sembrare finché rimangono delle fantasie impercettibili nella realtà e non ci si presentano veramente.

Giudizio: 3


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