| Titolo originale: | id. | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti, Germania | |
| Anno: | 2009 |
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| Genere: | Avventura, Azione, Fantascienza |
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| Durata: | 127' |
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| Regia: | J.J. Abrams | |
| Sceneggiatura: | Roberto Orci, Alex Kurtzman | |
| Cast: | Chris Pine, Zachary Quinto, Leonard Nimoy, Eric Bana, Bruce Greenwood, Karl Urban, Zoe Saldana, Simon Pegg, John Cho, Anton Yelchin, Ben Cross, Winona Ryder, Chris Hemsworth, Jennifer Morrison, Rachel Nichols | |
| Produzione: | Paramount Pictures, Spyglass Entertainment, Bad Robot, MavroCine Pictures GmbH & Co. KG |
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| Distribuzione: | UIP |
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| Data di uscita: | 8 Maggio 2009 |
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| Trama: | Il capitano Kirk perde la vita durante uno scontro con una misteriosa astronave lemuriana, guidata dal temibile Nero, proprio il giorno della nascita del suo primogenito. Coraggioso e leale, Kirk sacrifica l'Enterprise per salvare le navicelle di salvataggio. Anni dopo suo figlio James Tiberius Kirk, scavezzacollo e sempre pronto a commettere atti di sfrontatezza, si trova a studiare nell'accademia stellare, con ottimi voti e capacità. Quando gli dicono che una nuova Enterprise è pronta per affrontare la ricerca nello spazio e le minacce aliene alla Terra, lui trova il modo di essere reclutato sulla nave, grazie al suo amico dottor McCoy. Peccato che si troverà a scontrasi con l'ufficiale designato al comando Spock, che non lo vede di buon occhio, anche se incontrerà vari amici come il guardiamarina Cechov, Sulu e il genio della meccanica Scott. Intanto, però, la nemesi di suo padre, mossa da un terribile desiderio di vendetta, riappare minacciosa. | |
Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Non si capisce bene se la data astrale di volo targata J.J. Abrams (produttore re Mida che dopo Alias e Lost si può permettere di tutto: per questo film praticamente si porta dietro tutto il team creativo dell'isola dei misteri, come la presenza di vari caratteristi di altri telefilm, alcuni li indicheremo dopo durante il sunto della trama) sia un reinventare dagli inizi Star Trek o Star Wars: ci sono tante similitudini nel film odierno tratte dalla serie creata da Lucas, estranee a quella del compianto Gene Roddenberry, da far credere che si sia voluto rimpastare di tutto dei due capisaldi della fantascienza cinematografica in unico contenitore, per vezzo creativo in assoluta e totale libertà. E tra l'altro non mancano ispirazioni da Point Break (il volo in caduta libera) e da Starship Troopers (il protagonista sembra un clone di Rico/Casper Van Dien) con lo spirito di cadetteria e la modalità di volo delle navicelle.All'inizio del film vediamo come il capitano Kirk senior perde la vita eroicamente sotto l'attacco di una nave spaziale lemuriana (i Klingon alla prossima, forse) comandata dal terribile capitano Nero (un Eric Bana sotto trucco pesantissimo) che nutre un astio senza fine contro Spock (l'attore che fa Sylar in Heroes, Zachary Quinto). Kirk salva la moglie (Jennifer Morrison, la Cameron di Doc House) e fa nascere in mezzo alle stelle su una capsula di salvataggio il suo figliolo James Tiberius (l'attore Chris Pine, visto in Smokin' Aces). Anni dopo, l'Enterprise è stata ricostruita, Kirk junior è un rampollo esagitato che agisce con poca riverenza verso i superiori ma con spiccate capacità di comando, e con uno stratagemma riesce a salire a bordo della nave aiutato dal dottor McCoy (Karl Urban di Doom). Lì entra subito in rotta di collisione con Spock: i due non si sopportano, ma gli altri componenti della nave spaziale gli dimostrano amicizia. Ma le piccole diatribe e difficoltà devono essere lasciate da parte: la temibile nave di Nero è tornata con un'arma potentissima a sua disposizione e minaccia di far fare alla nuova Enterprise la fine della precedente. Una pagina tragica ed atroce sta per essere scritta nei silenzi dello spazio, ma non è detto che anche l'intera nostra amata Terra non venga messa in pericolo.
Lasciando al lettore il piacere di scoprire cosa ha preso J.J. da Lucas (il pianeta di ghiaccio, l'arma finale della Morte nera e tante altre cose), vi possiamo dire che il film non è l'undicesimo della saga di Star Trek, non è un prequel ma è un totale punto a capo: qui si riscrive la storia con una trama contorta che usa lo spazio-tempo in maniera massiccia (personalmente storie di questo tipo – che alternano passato/presente e futuro, ovvio paradigma di come la realtà di Abrams da oggi sarà quella di Star Trek, difficili da gestire perché ad alto tasso di pericolo di incongruenza – rischiano di stancare lo spettatore, che si disorienta parecchio) e fa tornare giovani tutti gli ufficiali, non quelli di Generazioni ma della serie classica immortale. Fa strano vedere un Kirk non più vecchio ma giovane ed aitante, pure scavezzacollo, uno Spock sciupafemmine che flirta con Uhura (la bellissima Zoe Saldana in minigonna mozzafiato), un Checov (Anton Yelchin di Alpha Dog) diciassettenne pel di carota doppiato in maniera a dir poco pessima, Simon Pegg (proprio lui, il folle giornalista di Star System) che fa il guardamacchine Montgomery Scott, John Cho che fa Sulu abile schermidore.
I trekkisti duri e puri (attentissimi, che sanno quanti starnuti ha fatto William Shatner durante tutta la serie) storceranno il naso di fronte a questa mega-produzione (effetti davvero di prima grandezza: i voli delle navi sono favolosi così come le scenografie): il racconto è privo di anima e si riduce a un frullatone di tante cose prese da orti e prati estranei, introducendo un evento epocale impensabile (non possiamo rivelarlo, ovviamente) mentre i ragazzotti new age sono impacciati, poco credibili e a carisma zero. Crediamo che l'intento chiaro di avere una generazione nuova sfruttabile per altri film partendo da questo (che finisce con ogni possibilità di esecuzione di seguiti) e non un gruppo di gloriosi stampellati in pensione ormai inutilizzabili tutti insieme, sia lodevole; ma se pensiamo che i momenti migliori e più emozionanti sono la breve (ma importantissima anche per la storia) apparizione di un incartapecorito Leonard Nimoy (classe 1931), il saluto di pace e prosperità a dita unite e le parole finali che riprendono quelle immortali della serie classica, pensiamo davvero che rimpiangiamo molto Kirk originale e Picard di Generazioni, mentre questa baracconata fracassona non riesce davvero ad agganciarci come la potente sonda protagonista (cattiva) del film.
Da un lato J.J. cerca di sottolineare come la dualità di Spock, mezzo vulcaniano e mezzo umano (la madre è Winona Ryder), sia stata troppo tempo soffocata nella serie, ed è tempo che esplodano ormoni ed emozioni (logico ed interessante, ma dei bacetti lingua–lingua dentro la camera del teletrasporto fanno gridare all'anatema della filologia trekkiana) e dall'altro ci dice che Kirk non è l'inappuntabile comandante ma il divertito cowboy degli spazi; tante rivisitazioni, come quella di Scott/Pegg folletto esuberante con un simil-Yoda come assistente, che strizzano l'occhio alla ricerca di nuovi adepti, ma fondamentalmente tutte cose superficiali ed epidermiche. Non si può dire che non ci si diverte placidamente di fronte a questo spettacolo di suoni e luci zeppo d'azione, ma non vediamo l'anima del viaggio verso le stelle, il calore della scoperta e la logica che ha fatto la fortuna di Star Trek, un gruppo eterogeneo di perfetti naviganti la cui amicizia era più importante dei rischi da correre. Belli, giovani e tanto anonimi, i primi vagiti della nuova vita dell'Enterprise non sono davvero granché, anche se vi faranno passare un pomeriggio spensierato. Se siete superfan, armatevi di cardiotonici e fate attenzione ai possibili colpi al cuore di possibili sorprese non sempre gradevoli.
Giudizio:

Recensione di RICCARDO RUDI
J.J. Abrams colpisce ancora. Non distaccandosi mai dal mondo della serialità (autore di Felicity, di Alias, di Lost, e della serie nascente Fringe) e sperimentando nel mondo del cinema (Mission: Impossible III e Cloverfield), si immerge in un progetto grandioso, dirigendo una pietra miliare della storia del cinema e della serialità, ossia Star Trek, seguendo parametri ed esigenze artistiche e narrative proprie (della produzione), personalizzando al massimo l’universo di Star Trek. Troviamo l’intero cast produttivo di Lost, a partire da Demon Lindelof a Roberto Orci sino ad Alex Kurtzman, e le cifre registiche sono evidenti durante il film. Le musiche sono state totalmente affidate a Micheal Giacchino (fedele compositore che accompagna la produzione di Lost), che ripropone non solo il famosissimo tema musicale di Star Trek in chiave moderna e orchestrata, ma soprattutto guida immagini e sequenze spettacolari con una composizione emozionante e coinvolgente.La trama si dipana con facilità nei meandri fantascientifici e introspettivi di cui il film si fa portatore. Anche se l’etichetta Star Trek presupporrebbe una costruzione narrativa che potesse dar voce a un cast corale, la narrazione si focalizza soprattutto su due personaggi: James T. Kirk (Chris Pine) e Spock (Zachary Quinto, nei panni di Sylar nella serie Heroes). Personaggi opposti da ogni punto di vista, Kirk è nato senza una figura paterna durante una tragedia che viene subito svelata all’inizio del film, e conduce una vita da ribelle e spericolata, senza esibire le sue potenzialità, mentre Spock è un vulcaniano che fin da piccolo viene iniziato alla cultura del suo popolo imponendogli una vita priva di emozioni e satura di dogmi razionali. La figura di Spock riesce in pieno a produrre senso e coinvolgimento, anche se cade il più delle volte nell’ovvietà. Nel caso di Kirk la sua figura segue molti standard del tipico ragazzo ribelle, con la conseguente costruzione piuttosto stereotipata del personaggio. Segue sempre l’istinto, è un eroe incompreso ma che poi viene ricompensato per le sue gesta eroiche, è un donnaiolo e si trova sempre in mezzo a qualche rissa e così via. Per non parlare del villain, Nero (Eric Bana), il quale rimane imprigionato in una superficialità psicologica imbarazzante.
Questi elementi non sono del tutto in sintonia con i personaggi alla Lost di cui J.J. Abrams è l’ideatore, e questo fa presupporre il tocco di una mano del tutto esterna ed estranea che ha condotto non solo alla creazione di personaggi come Kirk e Nero anche Scotty (Simon Pegg visto recentemente in Star System), personaggio comico (già visto e stravisto) noiosamente introdotto, ma anche nell’infelice scelta di sviluppare il film per strade narrative piuttosto ovvie e convenzionali. E il finale ne è un (triste) esempio. Ma il tocco di Abrams rimane lo stesso evidente. Benché lo svolgersi della trama e l’evoluzione di alcuni personaggi siano standardizzati, le tematiche fantascientifiche sono frutto della visionarietà di Abrams & Co. Per non rovinare la sorpresa, dico solo che il viaggio nel tempo e le realtà alternative sono il fulcro portante di tutto il film e che giustificano in pieno la scelta del regista di prendere di Star Trek e scombussolarla in maniera del tutto straordinaria rispetto alle origini del mito.
I codici registici e stilistici di Abrams si colgono in molte sequenze dove ad esempio i rumori diegetici delle immagini vengono ovattati e in seguito sostituiti dalla musica o dal silenzio. Oppure l’uso di didascalie per dare coordinate geografiche allo spettatore. E così via. Star Trek è un’eredità cinematografica e seriale che il genio dei nostri tempi J.J. Abrams si è voluto prendere con forza. Può piacere a chiunque, sia ai novizi (come me) che non sono mai stati battezzati dalla serie originale, sia dai cosiddetti «Trekkies», che potrebbero apprezzare per l’aria fresca che può essere respirata nel film e per il repertorio di citazioni che si possono cogliere a partire dall’uso di alcuni suoni originali della serie alla ricostruzione dell’Enterprise, dai costumi alla flotta, sino all’apparizione di Nimoy, che rispolvera gli originali panni di Spock per fare interpretare un ruolo d’eccezione nel film.
Effetti speciali a tutta forza. Chiunque rimane affascinato dalle atmosfere e dai combattimenti mozzafiato in cui lo spettatore viene gettato, un vortice vertiginoso di immagini. J.J. Abrams in numerosissime interviste ha sempre dichiarato che non è mai stato un fan di Star Trek, e che ha sempre preferito Star Wars (che in comune hanno la fantascienza e «Star»). All’epoca delle prime messe in onda della serie di Star Trek Abrams aveva solo qualche mese. Può essere colto come un punto di forza, poiché toglie la polvere a una serie che andava morendo (o era già morta) e quindi ha il potere di potersi fidelizzare le nuove generazioni. Star Trek di J.J. Abrams è un rischio e un successo, che ri-conduce il futuro del progetto Star Trek verso un sequel assicurato, e in sintonia con il nostro secolo e la nostra contemporaneità. E questo può piacere come può annoiare.
Giudizio:

Recensione di AUGUSTO LEONE
Siamo a maggio del 2009 e, distratti dalla curiosità più che dall’ansia di sapere come l’equipaggio della mitica Enterprise riuscirà a cavarsela nel primo cimento con il nemico, consideriamo fuori luogo porci una domanda quasi filosofica: il tempo umano è un bruscolino insignificante rispetto all’esistenza presumibilmente eterna dell’universo, cosicché la questione è se abbia un senso parlare di futuro e di passato nonché di progresso e regresso. Eppure la malia sottile sprigionata dal prequel di J.J. Abrams della nota saga televisiva consiste nell’ironica capacità di neutralizzare dubbi e paure, senza eluderli: quando e dove si svolgono gli eventi raccontati? Prima o dopo la nostra epoca oppure ai nostri giorni in qualche galassia lontanissima da noi? Le avventure degli eroi della nave spaziale hanno una data, ma è pura convenzione: in realtà siamo in un mondo dai connotati vaghi tecnologicamente evoluto, in cui però crociati medievali vagano tra le stelle per proteggere gli inermi e per preservare la sapienza secolare dei pianeti confederati e il potere, pare di capire, è nella mani di una casta militare sentenziante davanti ad assemblee di sudditi soldati riuniti in emiciclo.Per essere cavalieri degni della missione salvifica, occorre comunque superare l’ostica prova d’iniziazione consistente nel riconoscere il valore dell’avversario e nell’accettare i propri limiti: l’individuo realizza se stesso sottomettendosi alla collettività ed è la strada impervia percorsa sia dal ribelle e impulsivo terreste Kirk/Chris Pine sia dall’introverso e intellettuale venusiano Spock/Zachary Quinto. Entrambi, posta la genuinità delle loro intenzioni e della loro natura, devono con fatica scoprire quanto impulsi e logica siano complementari. L’alternativa è la solitudine apolide del loro avversario, il romoliano sopravvisuto Nero/Eric Bana, destinata a essere sconfitta dalla forza del gruppo finalmente compattato dal rapporto amicale.
J.J. Abrams, l’apprezzato creatore di Lost, dà il gusto peso all’analisi delle personalità subordinandole con abilità alle convenzioni del genere e senza tradire la serie televisiva di cui il lungometraggio attuale aspira ad essere impostazione etica e psicologica: esemplare è la conflittualità del tormentato Spock, rappresentata tramite il confronto edificante con l’altre ego proveniente dal futuro, Leonard Nimoy. La storia così circoscrive la morale nella cabina di pilotaggio delle Enterprise con il panorama del firmamento sullo sfondo: la ragione va dove il cuore la porta…
Giudizio:

Altri giudizi della redazione:
Alberto Di Felice:

Flavio Serantoni:

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