Moonacre – I segreti dell'ultima luna

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Titolo originale: The Secret of Moonacre Moonacre - I segreti dell'ultima luna / Locandina
Nazione: Ungheria, Regno Unito, Francia
Anno: 2008
Genere: Avventura, Fantastico, Per Famiglie, Romantico
Durata: 103'
Regia: Gabor Csupo
Sceneggiatura: Graham Alborough, Lucy Shuttleworth
Cast: Dakota Blue Richards, Juliet Stevenson, Tim Curry, Tamás Tóth, Augustus Prew, György Szatmari, Natascha McElhone, Ioan Gruffudd, György Mendel, Michael Webber, Szabolcs Csák, Lurko, Zoltán Markovits, Marcell Tóth, Zoltán Barabás Kiss
Produzione: Forgan-Smith Entertainment, The Australian Film Commission, Eurofilm Stúdió, Grand Allure Entertainment, Metropolitan Filmexport, Sensible Films, South Pacific Pictures, Spice Factory, UK Film Council
Distribuzione: Moviemax
Data di uscita: 12 Giugno 2009
Trama: Maria riceve in eredità dal padre, morto povero e in disgrazia, un libro che parla delle favolose avventure che accadono nella valle incantata di Moonacre. Quando deve – giocoforza, per motivi di sopravvivenza – lasciare la città in compagna della governante per andare in campagna nel castello del burbero zio Benjamin Merryweather, si accorge che quanto scritto e raffigurato nel libro è successo veramente. Maria è stata prescelta per un misterioso scopo, una missione ben precisa, che deve avvenire prima che l'ultima luna sorga distruggendo tutta la vallata. Gli ostacoli maggiori da superare saranno l'orgoglio e il pregiudizio delle due famiglie coinvolte nella annosa diatriba.


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Moonacre - I segreti dell'ultima lunaChiariamo subito una cosa: il motto scritto sul cartellone che J.K. Rowlings, la mamma del maghetto Potter, si sia ispirata al libro che ha portato a questo film («The Little White Horse» di Elizabeth Goudge) per creare Harry, è vero solo forse per il fatto che l'abbia spronata a creare una certa storia, non perché la sua storia contenga fondamentalmente elementi base di questa (i maligni dicono che sia solo per gli aspetti culinari, dei cibi e delle cucine). Di fatto Moonacre, storia fantasy frullato di tante cose già viste (La bella e la bestia, Narnia, Il labirinto del fauno, Labyrinth, La storia infinita nel concetto del libro con cose che prendono vita dalle sue pagine) è tutt'altro, incentrata su una storia stile Romeo e Giulietta di casati combattenti da anni immemori, su cui pende una atavica maledizione lanciata contro di loro.
La storia verte su Maria, una ragazzina che ha perso il padre (interpretata da Dakota Blue Richards, buona presenza scenica, ormai libera da impegni dopo la bocciatura dei seguiti de La bussola d'oro), un uomo che non le ha lasciato niente se non un libro che parla delle misteriose cose successe nella valle di Moonacre. Senza sostentamento, lei e la impettita governante molto amante del cibo (manco fosse Cico, il compagno di Zagor, storico personaggio della Bonelli, interpretata da Juliet Stevenson) si recano di malavoglia nel castello non proprio al massimo dello splendore dello zio Benjamin (Ioan Gruffudd, il Reed Richards de I Fantastici 4), che le accogle con mali modi e impone silenzi e zone proibite al soggiorno, anche se Maria finisce in una lussuosa camera con soffitto a vetro (architettonica vista in maniera assai simile ne Il castello di Cagliostro di Miyazaki). Ma la ragazza non ha voglia di fare la reclusa e indagando scopre la verità: lo Zio Ben ha perso l'amata Loveday (scomparsa, non morta: è Natascha McElhone, vista in Solaris e nella serie tv tutta eccessi Californication) tempo prima per colpa di una diatriba tra la sua casta dei Merryweather e la famiglia di lei (il cui padre è Tim Curry, indimenticabile transilvano bisessuale del Rocky Horror Picture Show). Adesso per colpa del loro odio, del loro orgoglio e della loro assoluta mancanza di dialogo, hanno subìto una maledizione, che culminerà con il sorgere di un'ultima luna che distruggerà tutto. Maria, che ha saputo tutto questo dal libro del padre, deve impedire ad ogni costo che ciò avvenga.
La storia di per sé non è nulla di innovativo, tutto già visto e letto, ma la favola è davvero ricca e colorata, gli arredamenti sono splendidi, i costumi superbi e le ambientazioni forestali suggestive, la fotografia bella e vivace. Tutti i personaggi sono godibili, dalla ragazzina tenace al servitore molto poco sveglio, e le interpretazioni dei due epigoni di Romeo e Giulietta, amanti avversati dalle famiglie in lotta, di buona classe. Il regista Gabor Csupo, che diresse Un ponte per Terabithia, svolge il suo compito abbastanza convinto fino quasi alla fine, perdendo il mordente sulla scena clou quando disperde concentrazione e filma frettolosamente, troncando clamorosamente il lieto fine (inevitabile) mancando di dare il giusto pathos a quanto accade. Film di questo tipo sono ottimi intrattenimenti di sola diramazione fantasy (le creature non convenzionali sono molto limitate, non ci sono vere lotte di grande respiro e mancano le magie e le ambientazioni base del genere) per famiglie, dove vige, soprattutto per un pubblico femminile di teen, la voglia e il desiderio di poter essere principi e principesse, con giovani coraggiose eroine da salvare ma anche pronte al decisionismo e all'azione di fronte agli adulti, rassegnati all'oblio della maledizione, mentre gli animali sono l'unica vera sicurezza, difesa e salvezza (come il cane/leone Rolf) .
Quello che stride è l'eccessiva prevedibilità del tutto: il tema «Bella e la bestia» è troppo marcato per non indurre a interpretare il finale in forma anticipata, i cattivi (che hanno un cuore rovesciato – o se volete un picche – nei simboli delle loro carceri) sono da operetta e paiono le carte di Alice nel paese delle meraviglie, pasticcioni e mai convincenti nei loro burberi modi – forse una maggiore caratterizzazione della parte bad del film (Curry ormai una macchietta ai minimi storici) avrebbe giovato non poco a questa pellicola, di base copiona, di natura imperfetta e di risultato ottimo come contenitore e molto meno come contenuto. Ogni tanto tornare negli sfavillanti corridoi di un mondo dorato e fatato non fa davvero male: non possiamo avere ormai un film di genere ottimo a tutti i livelli, visto che praticamente è stato saccheggiato tutto il possibile, ma una favola anche semplice può affascinare lo stesso se si mettono i giusti orpelli visivi; questo film lo è e li ha, per cui se vi può bastare, entrate senza timore in sala senza pretendere altro.

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2


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