| Titolo originale: | Shin kyûseishu densetsu Hokuto no Ken: Raô den – Gekitô no shô | ![]() |
| Nazione: | Giappone |
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| Anno: | 2007 |
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| Genere: | Animazione, Azione, Fantascienza | |
| Durata: | 85' |
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| Regia: | Toshiki Hirano | |
| Sceneggiatura: | Buronson, Tetsuo Hara | |
| Cast: | Hiroshi Abe, Takashi Ukaji, Yuriko Ishida, Kou Shibasaki, Lorenzo Scattorin, Dario Oppido, Patrizia Mottola, Sonia Mazza, Daisuke Gôri, Daisuke Namikawa, Maaya Sakamoto, Kenyû Horiuchi | |
| Produzione: | North Stars Pictures | |
| Distribuzione: | Mikado | |
| Data di uscita: | 12 Giugno 2009 | |
| Trama: | In un mondo post-atomico alla fine del 21° secolo, il re di Hokuto, il potente Raoul, vuole impossessarsi del potere assoluto col suo grande esercito, che terrorizza incontrastato la popolazione e razzia la terra; solo una sparuta resistenza di volontari, guidati dall'ultimo valoroso generale di Nanto, gli si oppone. Ken, il valoroso guerriero, torna come ultima speranza a riportare la pace. | |
Recensione di ALBERTO DI FELICE
C'è chi con le mani sbuccia le cipolle, e chi come Ken ci fa lo spezzatino. Dalla seconda metà degli anni '80, è d'uopo rimarcare, la fantasmagorica tecnica dell'Hokuto Shinken, accompagnata dai caratteristici urletti indiavolati di Kenshiro, ha affascinato generazioni e generazioni di studentelli, dalle medie fino—sì—alle superiori; probabilmente, l'idea di un olimpico guerriero capace di fermare gli avversari (che dico: farli esplodere con mille sprazzi di sangue) con la sola pressione di un dito sul punto giusto della faccia catalizzava la comprensibile voglia di spazzare via il mondo da tutti i cattivi ed eleggersi al contempo difensori della pace e dei poveri, senza fare però il dittatore. Ma sto blaterando: Kenshiro piaceva perché i manga (tutti i manga) piacciono, e non bisogna neanche spiegare perché.Il fratello cattivo, quello che al contrario di Ken vuol fare il dittatore, è protagonista di questo terzo capitolo in quella che apprendo essere una cinquina di titoli dedicati alla «leggenda del vero salvatore». Urge riassunto. Raoul, fratello maggiore della Divina Scuola di Hokuto e quindi di Kenshiro, è appunto Re di Hokuto. Come tutti i re, è un realista che si ispira a Morgenthau e brama dunque il potere assoluto circondandosi di un ampio esercito; l'unico ostacolo al raggiungimento del suo scopo è proprio Kenshiro, del quale evidentemente è invidioso perché quest'ultimo è ormai capace di padroneggiare perfettamente la tecnica tanto da essere invincibile, e per di più incorruttibile. In questo capitolo vediamo come Raoul capisca definitivamente quanto ho appena detto, e passi infine dalla parte dei buoni in un finale dai grandi pianti, quasi più lungo di quello de Il ritorno del Re.
Torna la figura della principessa Reina, introdotta come novità nel precedente La leggenda di Hokuto, amante servile di un Raoul che però non è in grado di amarla; la poverina aspetta in lontananza, come tutti gli altri, che Raoul si penta e torni da lei. Rientra anche un altro personaggio femminile, la Julia amata da entrambi i fratelli della Grande Scuola e creduta morta; la scopriamo invece a capo dell'esercito volontario quale ultimo generale di Nanto, arroccata nella sua fortezza in attesa (anche lei: le donne, si sa, attendono preoccupate e dedicate) che il suo amato Kenshito si ri-materializzi per tornare a difendere la libertà contro il potere assoluto bramato dal fratello maggiore. Julia offre, come intuibile, la mise più elegante di questa pellicola d'animazione nipponica, con il corpo ferreo dell'armatura interrotto da generosi spacchi sulle cosce—i quali spacchi sono, va da sé, il reale motivo di contesa in famiglia.
Il potere di Ken, quello che affascina da anni le orde di giovin fan e che Raoul imparerà a far proprio, prima di doverci abbandonare con grandi cerimonie, è la fonte molto emo (almeno nella filosofia interiore: a livello di look non ci siamo proprio, e magari sarebbe tempo per un aggiornamento, per dire, con un crossover con Twilight, o altro) della sua forza, la quale deriva non da odio né da collera, bensì dalla conoscenza della tristezza: un paio di lacrime ben distribuite al momento giusto valgono più del suo proverbiale pugno. Il problema con Raoul è che è un po' tonto: questa cosa gli è stata spiegata benissimo, eppure ad ogni combattimento si ritrova a chiedersi «Non è né odio né collera: ma allora cos'è?». Ah, gli steroidi.
La lezione, come anche tutto il resto in questo genere di prodotto, viene appunto resa molto chiara dalle abbondanti interruzioni e commenti orali da parte dei protagonisti stessi (che parlano da soli) o dei secondari che li osservano mentre combattono (anche loro parlano di preferenza da soli), nonché da dialoghi sempre molto attenti a riassumere: quando un personaggio entra in scena, egli stesso o chi ha di fronte annuncia sempre il nome e l'eventuale titolo, di modo che i distratti o i neofiti possano orientarsi al meglio. I primi (ossia gli appassionati) gradiranno ovviamente di più; i secondi saranno più probabilmente annoiati da una drammaturgia che, seppur dagli elementi interessanti, alla lunga sbrodola nell'implacabile fossa dei suoi luoghi di rito: dopo un po', vedere mezze facce in primissimo piano con l'avversario sullo sfondo comincia ad annoiare.
Giudizio:

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