| Titolo originale: | id. | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti |
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| Anno: | 2008 |
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| Genere: | Drammatico, Poliziesco, Thriller |
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| Durata: | 95' |
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| Regia: | John Madden | |
| Sceneggiatura: | Hossein Amin | |
| Cast: | Thomas Jane, Diane Lane, Mickey Rourke, Joseph Gordon-Levitt, Rosario Dawson, Alexis Butler, Hal Holbrook, Brandon McGibbon, Robert Gow, Catherine Hayos, Peter Kelly Gaudreault, Craig Blair, Michelle Arvizu, Lynne Deragon, Richard Zeppieri |
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| Produzione: | FilmColony, Lawrence Bender Productions, The Weinstein Company |
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| Distribuzione: | 01 Distribution |
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| Data di uscita: | 31 Luglio 2009 |
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| Trama: | Armand «Blackbird» Degas, di sangue pellerossa, fa il killer per la mafia fra il Canada ed il Michigan. Anni prima formava una banda con i due fratelli, uno dei quali è stato ucciso per sbaglio proprio da lui durante un colpo; l'altro suo fratello è in prigione. Un giorno, Armand incontra Richie Nix, un piccolo criminale di Detroit che gli ricorda il defunto fratello e che presto lo caccerà nei guai: un suo tentativo di estorsione ad un'agenzia immobiliare porterà i coniugi Wayne e Carmen Colson ad essere testimoni dell'F.B.I. contro Armand. L'uomo e Richie devono quindi trovarli in fretta e sbarazzarsi di loro. | |
Recensione di ALBERTO DI FELICE
Questa parte da killer col cuore ferito, un ariete legato che dimena le corna, è venuta per Mickey Rourke prima di vestire i panni dell'ariete a noi tutti più noto, Randy Robinson, per Aronofsky; riprese ultimate nientemeno che all'inizio del 2006, Killshot è stato poi sballottato in giro dagli irrequieti fratelli Weinstein prima di trovare una distribuzione misera negli USA, dove praticamente nessuno ha avuto il tempo di accorgersene, e a macchia di leopardo in giro per il mondo—da noi è uscito nel primo weekend d'agosto in soli 8 schermi, evitandosi di poco un'entrata doganale straight-to-video. La cosa è dovuta probabilmente alla possibilità di sfruttare la (giustamente) diffusa simpatia per Rourke, e la nuova fortuna successiva al suo successo della stagione passata—insomma, anch'io non ho tirato fuori l'appellativo «ariete» a caso. Ma ad agosto pur sempre pochi se ne accorgeranno, in ogni caso.Il film è un per molti versi interessante dramma d'azione, nel quale Rourke, pur personaggio principale, si divide la funzione di protagonista con i due coniugi Colson (Diane Lane e Thomas Jane), che come lui sono coinvolti in un «trauma» interiore (facilmente, sono una coppia in crisi, in più—o forse, meglio, perché—non possono avere bambini) che troverà compimento e soluzione ultima proprio incrociandosi con quello dell'indiano-americano Armand Degas, sicario della mafia di Detroit che non riesce a perdonarsi di aver ucciso per incidente il fratellino minore durante un colpo deragliato malaccio. Nel mezzo si pone il carattere eccentrico di Richie Nix (Joseph Gordon-Levitt), un volgarotto teppistello dei bassifondi che Armand prende sciaguratamente a cuore, facendo da catena di guai.
La drammaturgia basata sull'omonimo romanzo di Elmore Leonard (anche produttore esecutivo) sembra quindi essere piuttosto rappresa, ricca di conflitti interiori che trovano tempo e spazio di replicarsi esternamente nelle tensioni fra i personaggi ed il loro progredire lungo le linee direttrici thriller di fuga e scovamento. I parallelismi e le opposizioni fra criminali e tranquille vittime (Richie è anche, probabilmente, una materializzazione quasi-mostruosa del figlio mai avuto dai Colson) sono ben assestati, ed il cast è molto ben assemblato—la Lane e Jane (il quale, ricordiamolo, è stato il papà senza meta dell'ottimo The Mist) hanno l'aura giusta e sono convincenti soprattutto nella microtrama della fuga in Missouri; Gordon-Levitt ha il ruolo ingrato di esaltato da quattro soldi, e ha fatto di meglio (quasi in tema, vi consiglierei di recuperare Sguardo nel vuoto).
Ma allo script di Hossein Amini e alla regia dell'inglese John Madden—tornato vivo dopo il riuscito Proof di quattro anni fa—manca la compattezza necessaria (e, magari, anche l'avvilimento) a fare il salto di qualità da onesto prodotto da scaffale a piccolo film sottovalutato. Nonostante un po' di fretta nella gestione dei setting—qualche «svista» da telefilm fatto in fretta, tipo cercare di spacciare il centro di Toronto per St. Louis, ma c'è pur sempre chi ha fatto di peggio, anche perché i canadesi solitamente se ne stanno zitti e intascano i soldi—la confezione è tuttavia vincente, con la fotografia del vecchio Caleb Deschanel che fornisce sempre la giusta patina visiva.
Giudizio:

Recensione di RICCARDO RUDI
Il film è anonimo. Sebbene quella degli adattamenti cinematografici sia una questione molto delicata e criticata, Killshot, preso solo come film, è deludente. Non potendo parlare della versione originale cartacea, mi limito a fare considerazioni sul film, da cui però si può in parte trarre alcune considerazioni sulla trama stessa del romanzo di Elmore Leonard. La storia è debole, incentivata da anonimi personaggi che una sceneggiatura scontata ha cercato di valorizzare riempiendoli dei soliti stereotipi e cliché caratteriali. Mickey Rourke, per nostra sfortuna, non è al massimo della sua forza, eppure il suo fascino e carisma escono comunque fuori. Il suo personaggio viene delineato come imprevedibile nel suo pericoloso silenzio; peccato che nel corso della storia questa sua caratteristica cada nell’ovvietà e in un prevedibile dramma finale che poteva essere trattato molto meglio.
Viene tratteggiato in maniera del tutto confusionaria anche il suo lato affettivo/amoroso, tramite il legame che ha con la sua famiglia e con Rosario Dawson. Il suo partner di avventure Richie è un ragazzo logorroico fuori di testa, la cui mentalità nasconde un bambino isterico dal grilletto facile. L’attore che lo interpreta è Joseph Gordon Levitt, e nei panni di questo squilibrato personaggio è davvero insopportabile. Forse questa sensazione è volutamente cercata da John Madden, o forse è un’altra lacuna dettata dalla sua inconcludente trascrizione del romanzo.
L’anonimità diventa fin troppo palese nei coniugi Colson, interpretati rispettivamente da Diane Lane e Thomas Jane. Il loro rapporto è opaco, quasi incomprensibile, e questi personaggi sono sorretti da un background pressoché inesistente. Oltre al fatto che la loro caratterizzazione viene quasi accantonata per una narrazione che ha cercato di simulare la cadenza ritmica di un libro (ed è palese per via degli avvenimenti molteplici distribuiti in un ampio lasso di tempo e anche di spazio), lo spettatore non riuscirà mai ad immedesimarsi in loro e nella loro paura.
Tuttavia, mettendo da parte queste fratture di sceneggiatura, il pathos si fa sentire. Il cocktail di azione frenetica e di tensione viene servito con goffaggine attraverso un montaggio discreto, ma in fin dei conti efficace. Senza di questo forse il film sarebbe stato totalmente una noia. Peccato che l’aumentare della tensione venga a scemare in un finale ridicolo e buonista.
La fotografia è scarna, ridotta a un’essenziale descrizione dell’ambiente, benché ci sia un tentativo di dare qualche emozione attraverso alcune composizioni visive non molto efficaci. Però l’ambientazione evoca abbastanza bene quel senso di desolazione e angoscia che il regista ha cercato di trasmettere attraverso altri canali comunicativi (come l’intreccio stesso e i personaggi). La scontata trama si affianca quindi a una monotona fotografia e a musica altrettanto insignificante. Film evitabile, ma forse di ausilio per chi vuole approfondire le dinamiche narrative di Elmore Leonard.
Giudizio:

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