| Titolo originale: | Shorts | ![]() |
| Nazione: | U.S.A., Arabia Saudita | |
| Anno: | 2009 | |
| Genere: | Fantastico | |
| Durata: | 90' | |
| Regia: | Robert Rodriguez | |
| Sceneggiatura: | Robert Rodriguez | |
| Cast: | William H. Macy, Kat Dennings, Jimmy Bennett, Leslie Mann, Jon Cryer, Jonathan Breck, Leo Howard, James Spader, Devon Gearhart, Rebel Rodriguez |
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| Produzione: | Lin Pictures, Media Rights Capital, Troublemaker Studios |
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| Distribuzione: | Warner Bros |
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| Data di uscita: | 21 Agosto 2009 | |
| Trama: | A Black Falls si produce la Black Box, un supporto tecnologico anamorficamente non rigido nella struttura fisica, che può variare a piacimento e dagli infiniti usi, dal tostapane al cellulare. In questa cittadina, dominata da Mr. Black, proprietario dell'industria, viene trovata una pietra colorata (situata alla fine dell'arcobaleno) che ha poteri magici e può soddisfare ogni desiderio senza alcun limite, basta formularlo. I ragazzi ne vengono alla fine in possesso e incominciano a desiderare le cose più folli e strampalate provocando il caos. Oltretutto quando gli adulti, ossessionati dal desiderio del successo e del potere, la usano, le cose peggiorano ulteriormente. Il destino di tutti è nelle coraggiose mani di Toe Thompson, un ragazzino buono d'indole vessato dai bulli. | |
Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Robert Rodriguez sa passare senza nessun problema da film horror come Planet Terror o Dal tramonto all'alba a film violenti come Desperado, ma spesso torna al suo grande amore, la commedia per ragazzi visionaria e iperrealista che tanto ama, amore iniziato con la serie di Spy Kids (ferma per ora al capitolo 3). In questo caso il pupillo ed amico di Tarantino ritorna a raccontare le avventure folli di alcuni variegati kids e dei loro genitori, citando la lampada di Aladino e la pentola d'oro che sta alla fine dell'arcobaleno.
Strutturato come cinque minifilm e uno antecendente intitolato «I fissati» (il titolo originale di fatto è Shorts, cioè corti) in ordine non cronologico sullo schermo (alla Pulp Fiction, per capirci), è l'ennesima dimostrazione di come l'eclettico regista (ma anche sceneggiatore, produttore, montatore e musicista – come Carpenter, anche RR ama farsi le colonne sonore) con in mano un budget valido (capitali di oggi arabo-saudita/americani) da spendere in effetti speciali si scateni a fare nonsense uno dopo l'altro, giustificandoli con macchinari astrusi potentissimi o oggetti dal potere illimitato.
In ogni suo kids movie c'è sempre un pazzo che vuole potere infinito; in questo caso il folle è James Spader (lo ricordate in Secretary?) che fa Mr. Black, il proprietario dell'industria che costruisce la Black Box, strumento che ha usi infiniti in un solo oggetto (computer, controllo figli, cellulare bluetooth, tostapane ma anche lavasciuga) e i protagonisti sono i ragazzini di Black Falls che trovano la pietra magica, un artefatto multicolore che pare un sasso levigato trovato alla fine dell'arcobaleno, capace di soddisfare ogni tipo di desiderio senza limite di numero. I ragazzi cominciano ad usarla senza criterio, desiderando le cose più folli e maldestre, provocando un caos totale. Alligatori, castelli, fossati, serpenti e ogni tipo di esagerazione viene richiesto, e ogni volta che la pietra passa di mano le cose peggiorano, quando poi la usano gli adulti il tutto deteriora pure. Solo il giovane Teo Thompson pare avere criterio e giudizio per usarla a dovere.
Questo tipo di film scomposti a capitoli non cronologici (continui rewind e forward dominano il film) non ci paiono molti adatti alla commedia per ragazzi (ben altro valore in questo genere ha il recente Alieni in soffitta) soprattutto quando viene immesso senza sosta tutto ed assolutamente di tutto (caccole giganti verdi minacciose e semoventi comprese, che si fermano solo davanti alla minaccia di mangiarsi da parte di uno dei ragazzi una piccola caccola appena estratta dal naso) solo per soddisfare la voglia di gioco fine a se stesso del regista tuttofare.
Il mondo dei videogame entra pesantamente nella pellicola (citando anche direttamente Fallout 3 visto in numerosi monitor giganti): tutto pare poter accadere, ma alla fine a furia di «Hellzapoppin» inutili e ripetitivi e di dover ricondurre l'esilissima storia, ci annoiamo alla grande e non vediamo l'ora di vedere come tutto finisce; ovviamente la cosa avviene ma è pure banale e con moralina fastidiosa. Nel film sono presenti, soprattutto per amicizia, William H. Macy che fa il padre ossessionato dai germi, Kat Dennings (di Nick & Norah – Tutto accadde in una notte) la figlia maggiorenne in crisi con il fidanzato, Leslie Mann (pupilla del nostro amato Apatow) che fa la madre di Teo.
In definitiva non abbiamo trovato motivi validi per consigliarvi di portare i vostri giovani figli al cinema a vedere questa giostra di follie: il film è movimentato nelle situazioni ma ripetitivo come pochi, il risultato inerziale e senza speranza, che avviene quando il direttore d'orchestra si improvvisa un Lynch per ragazzi e soddisfa i suoi sogni visionari per sé e non per chi paga per vederli. La cosa migliore e originale rimane il corto slegato iniziale dei fissati, con la coppia di ragazzi che si guarda in continuazione e che appare anche nel film come presenza di sottotrama senza inserirsi direttamente. Troppo poco davvero, Robert: attendiamo prove diverse e convincenti rispetto a questo puro giochetto – negli altri generi di cui sei un amante indefesso e sincero, dote grandiosa di un buon artigiano che non teme di osare.
Giudizio:
Altri giudizi della redazione:
Emanuele Rauco:
Robert Rodriguez sa passare senza nessun problema da film horror come Planet Terror o Dal tramonto all'alba a film violenti come Desperado, ma spesso torna al suo grande amore, la commedia per ragazzi visionaria e iperrealista che tanto ama, amore iniziato con la serie di Spy Kids (ferma per ora al capitolo 3). In questo caso il pupillo ed amico di Tarantino ritorna a raccontare le avventure folli di alcuni variegati kids e dei loro genitori, citando la lampada di Aladino e la pentola d'oro che sta alla fine dell'arcobaleno.Strutturato come cinque minifilm e uno antecendente intitolato «I fissati» (il titolo originale di fatto è Shorts, cioè corti) in ordine non cronologico sullo schermo (alla Pulp Fiction, per capirci), è l'ennesima dimostrazione di come l'eclettico regista (ma anche sceneggiatore, produttore, montatore e musicista – come Carpenter, anche RR ama farsi le colonne sonore) con in mano un budget valido (capitali di oggi arabo-saudita/americani) da spendere in effetti speciali si scateni a fare nonsense uno dopo l'altro, giustificandoli con macchinari astrusi potentissimi o oggetti dal potere illimitato.
In ogni suo kids movie c'è sempre un pazzo che vuole potere infinito; in questo caso il folle è James Spader (lo ricordate in Secretary?) che fa Mr. Black, il proprietario dell'industria che costruisce la Black Box, strumento che ha usi infiniti in un solo oggetto (computer, controllo figli, cellulare bluetooth, tostapane ma anche lavasciuga) e i protagonisti sono i ragazzini di Black Falls che trovano la pietra magica, un artefatto multicolore che pare un sasso levigato trovato alla fine dell'arcobaleno, capace di soddisfare ogni tipo di desiderio senza limite di numero. I ragazzi cominciano ad usarla senza criterio, desiderando le cose più folli e maldestre, provocando un caos totale. Alligatori, castelli, fossati, serpenti e ogni tipo di esagerazione viene richiesto, e ogni volta che la pietra passa di mano le cose peggiorano, quando poi la usano gli adulti il tutto deteriora pure. Solo il giovane Teo Thompson pare avere criterio e giudizio per usarla a dovere.
Questo tipo di film scomposti a capitoli non cronologici (continui rewind e forward dominano il film) non ci paiono molti adatti alla commedia per ragazzi (ben altro valore in questo genere ha il recente Alieni in soffitta) soprattutto quando viene immesso senza sosta tutto ed assolutamente di tutto (caccole giganti verdi minacciose e semoventi comprese, che si fermano solo davanti alla minaccia di mangiarsi da parte di uno dei ragazzi una piccola caccola appena estratta dal naso) solo per soddisfare la voglia di gioco fine a se stesso del regista tuttofare.
Il mondo dei videogame entra pesantamente nella pellicola (citando anche direttamente Fallout 3 visto in numerosi monitor giganti): tutto pare poter accadere, ma alla fine a furia di «Hellzapoppin» inutili e ripetitivi e di dover ricondurre l'esilissima storia, ci annoiamo alla grande e non vediamo l'ora di vedere come tutto finisce; ovviamente la cosa avviene ma è pure banale e con moralina fastidiosa. Nel film sono presenti, soprattutto per amicizia, William H. Macy che fa il padre ossessionato dai germi, Kat Dennings (di Nick & Norah – Tutto accadde in una notte) la figlia maggiorenne in crisi con il fidanzato, Leslie Mann (pupilla del nostro amato Apatow) che fa la madre di Teo.
In definitiva non abbiamo trovato motivi validi per consigliarvi di portare i vostri giovani figli al cinema a vedere questa giostra di follie: il film è movimentato nelle situazioni ma ripetitivo come pochi, il risultato inerziale e senza speranza, che avviene quando il direttore d'orchestra si improvvisa un Lynch per ragazzi e soddisfa i suoi sogni visionari per sé e non per chi paga per vederli. La cosa migliore e originale rimane il corto slegato iniziale dei fissati, con la coppia di ragazzi che si guarda in continuazione e che appare anche nel film come presenza di sottotrama senza inserirsi direttamente. Troppo poco davvero, Robert: attendiamo prove diverse e convincenti rispetto a questo puro giochetto – negli altri generi di cui sei un amante indefesso e sincero, dote grandiosa di un buon artigiano che non teme di osare.
Giudizio:

Altri giudizi della redazione:
Emanuele Rauco:

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