| Titolo originale: | id. | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti |
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| Anno: | 2009 |
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| Genere: | Animazione, Avventura, Commedia, Per Famiglie |
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| Durata: | 96' |
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| Regia: | Pete Docter, Bob Peterson |
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| Sceneggiatura: | Bob Peterson, Pete Docter |
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| Voci originali: | Ed Asner, Christopher Plummer, Jordan Nagai, Bob Peterson, Delroy Lindo, Jerome Ranft, John Ratzenberger, David Kaye, Elie Docter, Jeremy Leary, Mickie McGowan, Danny Mann, Donald Fullilove, Jess Harnell, Josh Cooley |
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| Produzione: | Walt Disney Pictures, Pixar Animation Studios |
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| Distribuzione: | Walt Disney Motion Pictures Italia |
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| Data di uscita: | 15 Ottobre 2009 |
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| Trama: | Carl Fredricksen è un burbero anziano che ormai sembra essere arrivato al definitivo tramonto. Persa l'amata moglie Ellie, ora deve andare in un ricovero forzato, lasciando la sua casa per la quale ha dedicato una vita. Resosi ormai conto che non gli verranno lasciate alternative, decide di dotare l'abitazione di centinaia di palloncini gonfiabili per poter volare lontano da un mondo che non sa più che farsene di lui. Spiccato il volo, si accorge della presenza del piccolo Russell, uno scout rimasto sul suo terrazzo. Per i due comincia un'incredibile avventura, per soddisfare l'ultimo desiderio di Ellie e incontrare luoghi e animali meravigliosi, tra cui un bizzarro cane parlante e una rara specie di uccello, cercato aspramente per anni anche da un esploratore di cui Carl era un fan accanito. | |
Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Non ci sono più parole di elogio nuove che si possano elargire alla Pixar, la casa di produzione della lampada saltante creata da John Lasseter, i cui film vengono distribuiti dalla Disney, ma che crea in totale autonomia e i risultati si vedono tutti: ogni volta che immette sul mercato una nuova pellicola è evento, ci sono grandi aspettative ripagate sempre con una qualità sopraffina. Dopo il bellissimo WALL·E è ora la volta di Up, un titolo secco che nasconde le peripezie di un anziano di nome Carl (doppiato in Italia da Giancarlo Giannini), del piccolo scout Russell e di una casa volante, che come ausilio ha dei palloncini gonfiabili per potersi librare nel cielo. Solo loro potevano pensare di creare qualcosa nell'animazione con un tale anomalo personaggio protagonista, e visto che alle loro menti creative non è mai mancato il coraggio, alla fine è arrivato anche il premio di una pellicola non certo superba come alcune precedenti (come Ratatouille, per esempio) ma assolutamente valida, piena di movimento, di grande dinamicità, la loro prima esperienza con il digital 3-D (se lo vedete in questo formato avrete degli scenari a dir poco splendidi).Carl Fredricksen ha sempre amato l'avventura, sin da bambino, e adorava vedere i reportage con protagonista il suo idolo Charles F. Muntz; tanto quanto era appassionata all'argomento l'amica Ellie, che diventerà poi sua moglie e vivrà a lungo con lui fino a spirare nell'età anziana. Rimasto solo, vecchio e ormai sfiduciato con il progresso che minaccia di abbattere la sua adorata casa, decide di soddisfare l'ultimo desiderio della adorata consorte e portare in volo – attancando centinaia di palloncini gonfiabili – l'abitazione alle Paradise Falls, un luogo remoto immerso nella natura. Ma per errore quando la casa si alza in volo porta con sé il piccolo Russell, uno scout desideroso di vincere una medaglia di esploratore della natura. Da adesso i due dovranno coesistere, tra l'entusiasmo del bambino e il carattere spigoloso dell'uomo, mentre li attende una serie di peripezie senza fine.
Il regista di Monsters & Co., l'americano Pete Docter, dopo un inizio di film emozionante e anche commovente che ci racconta il percorso umano di Carl, si dedica a una serie di confronti tra giovane e vecchio, uomo e natura, sempre in movimento e stuzzicanti, anche se viene persa la poesia dei lavori precedenti Pixar per dedicarsi ad un tipo di divertimento valido ma molto più leggero, con ben impresso l'insegnamento che a qualunque età siamo abbiamo sempre qualcosa di buono da poter dare agli altri ed avere qualche obiettivo senza mai rassegnarsi. Sembra che, in attesa del terzo capitolo di Toy Story, si sia cercata un po' più la sicurezza di accontentare che non la sperimentazione pura e totale (in fondo WALL·E per metà era un film muto), immettendo tanti buoni sentimenti, due antagonisti che soffono di artrite e di osteoporosi (bellissima la scena della lotta) e lasciando che l'incipit buonissimo di base (la casa volante) traini per tutto il tempo le idee della pellicola.
Pellicola, che, purtroppo, soffre di alcuni errori di sceneggiatura decisamente pacchiani (le età dei due vecchi non possono collimare: nel loro incontro Muntz dovrebbe avere minimo 30 anni in più, lo zaino di Russell appare misteriosamente quando non dovrebbe esserci e i salti del curioso uccello Kevin potrebbero portarli sulla casa senza doverla trainare) e di una sorta di stanchezza nella storia dei cani, messi in quantità industriale e che dopo un po' annacquano il tutto. Sono comunque imperfezioni in una botte di buona qualità, la resa delle animazioni in CG è sempre ottima; certo che essendo la Pixar ci sognamo sempre di volare verso l'eccellenza, ma probabilmente questo non è possibile. Qualche transizione bisogna averla e dato il fatto che la prossima volta, come detto, arrivi un sequel, immaginiamo che il trend non possa neppure tra breve schizzare verso l'alto. Comunque non mancate l'appuntamento con Up: è divertente, fatto bene e rutilante, ha anche dei momenti commoventi, tutte cose che per la Pixar sono normali e gli altri se le sognano.
Come di consueto il film è preceduto da un corto, intitolato «Parzialmente nuvoloso», che narra le divertenti disavventure di una sfortunata cicogna che deve portare i neonati a destinazione, piccole creature animali create da una nuvola davvero bizzarra e pasticciona che ne combina di tutti i colori, affidandole ogni volta pericolose missioni di trasporto.
Giudizio:

Recensione di AUGUSTO LEONE
Dall’ultimo gioiello Pixar-Disney, Up, spira la struggente malinconia della consapevolezza che la vita reale è la negazione assoluta della favola: l’esplorazione di continenti leggendari sepolti in foreste sperdute, popolate da animali parlanti, a bordo di una casa sollevata da palloncini colorati ricava il surplus di energia indispensabile dall’urgenza di riscattare la disfatta di una vecchiaia inconsolabile. Fa infatti da premessa al film un altro film, una tragicommedia nella quale si riassume l’ennesima versione del sogno americano infranto: a ossessionare Carl ed Ellie è un salvadanaio che, continuamente rotto per tegole da riparare e medicine, impedisce loro l’evasione agognata dalla mediocrità. Se abitassero dalle parti di Revolutionary Road la nevrosi avvelenerebbe l’amore coniugale, ma i colori allegri di un cartone prevedono esclusivamente il dolce svaporare della figura femminile, cosicché è l’eliminazione anticipata della meritoria protagonista a proiettare l’ombra del lutto sull’impresa, eroica solo in quanto disperata ed inutile in partenza.A legare i destini del vecchio misantropo e del logorroico bambino obeso è però l’istinto di sopravvivere al vuoto di affetti e a una realtà sempre più soffocante dove un frenetico attivismo materializza in vetro e cemento la distopia degli spazi urbani. Sottrarsi a una società di uguali forse è impossibile, forse salvaguardare i valori anacronistici di un umanesimo solidale è possibile ormai solo nelle pagine ingiallite di un album di vecchi ricordi e per questo i virtuosi artigiani di Up fanno ruotare il loro universo, impreziosito da buone letture, attorno a una morale trasversale, rivolta quindi ad adulti ed anziani, tramite la mediazione del linguaggio infantile – tanto che lo spettatore disinformato potrebbe pensare di vedere un lavoro di Miyazaki, che evidentemente nell’evoluzione del genere ha lasciato il segno. Il messaggio salvifico ricavabile dal viaggio di Carl e dei suo giovanissimo compagno dagli occhi a mandorla non è del resto così ovvio, se ci si chiede cosa portino a casa dalle mitiche Cascate paradiso, oltre a un dirigibile simile al sottomarino del Capitano Nemo di Verne. Probabilmente la scoperta che l’apparenza delle persone e degli eventi nasconde la loro vera natura, e la sorprendente rivelazione che le cose noiose di tutti i giorni sono quelle che restano in mente, a patto di imparare a vivere pienamente.
Giudizio:

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Alberto Di Felice:








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