Crazy Heart

Share Link: Share Link: Google Yahoo MyWeb Facebook Myspace
Titolo originale: id. Crazy Heart / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2009
Genere: Drammatico, Musicale, Romantico
Durata: 112'
Regia: Scott Cooper
Sceneggiatura: Scott Cooper
Cast: Jeff Bridges, Maggie Gyllenhaal, Colin Farrell, Robert Duvall, Ryan Bingham, Rick Dial, Debrianna Mansini, Jerry Handy, Ryil Adamson, J. Michael Oliva, David Manzanares, Chad Brummett, Tom Bower, Beth Grant, Annie Corley, James Keane, Anna Felix, Paul Herman
Produzione: Butcher's Run Films, Informant Media
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 5 Marzo 2010
Trama: Il cantante country Bad Blake guida da un misero concerto all'altro nella sua vecchia macchina. 57 anni, al verde e con più matrimoni alle spalle, si esibisce ormai solo in sale da bowling o bar da quattro soldi. E poi a Santa Fe incontra Jean, una giornalista madre single; iniziano ad interessarsi l'uno all'altra quando lei lo intervista.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Crazy HeartChi non si è mai accorto delle qualità di Jeff Bridges dev'esser distratto o incorreggibilmente sciagurato, tante sono state le occasioni di ammirarlo, spesse volte in film di poco rilievo resi più gradevoli dalla sua presenza. C'è però chi, come chi scrive, gli ha sempre voluto bene persino per robetta come The Moguls, filmetto del 2005 mai distribuito in Italia, nel quale è un uomo di poca fortuna che tenta di risollevarsi assemblando assieme agli amici un lungometraggio porno amatoriale. Chiamo in causa questa sua parte sconosciuta per segnalare ai distratti che di ruoli da uomini che devono prendersi una rivincita dalla vita Bridges ne ha avuti in esubero; il più famoso e a me più caro è quello ne I favolosi Baker, dove recitava con il fratello Beau.
Ora Bridges rischia di beccarsi un Oscar per un'interpretazione nel film giusto, un film da Oscar, di quelli che partono da lontano per far salire le proprie quotazioni mentre ci si avvicina alla notte delle statuette. Ma perché, ci sarebbe da chiedersi, non l'hanno nominato anche per la sua parte da non-protagonista in Iron Man? Semplice: Iron Man non era il film giusto. Viceversa, questo esordio da sceneggiatore/regista di Scott Cooper (prodotto fra gli altri da Robert Duvall, riservatosi una parte secondaria, con echi dell'accorato Tender Mercies – Un tenero ringraziamento di Bruce Beresford, dov'era protagonista in panni simili) fornisce materiale affabile per una serata di gala: una vicenda di riscatto, una storia d'amore, musica country. Gli auguro tutto il meglio, ma non posso fare a meno di notare che l'entusiasmo che è montato intorno alla sua prova è probabilmente eccessivo.
Cooper scrive un disadorno racconto umano, drammatico ma con spirito leggero, appoggiandosi ad una lunga tradizione statunitense della quale Bad Blake (Bridges) è ennesima replica. Gli sviluppi sono calibrati e anche assodati (necessaria la spalla fornita da uno degli impact character più diabolici, il figlioletto della ragazza madre, interpretato da Jack Nation), fino ad un finale coscientemente pacificato, il quale tuttavia si tiene lontano da un'estremista vittoria su tutta la linea: questa è sì storia di riscatto, ma chi l'ha scritta sa benissimo che suona più vera se si ferma con un pizzico d'amaro un passo prima dell'«e vissero per sempre…». Non è quello che succedeva, per rimanere al film che spesso vedo accomunatogli, nel The Wrestler di Aronofsky, in cui oltre all'estetica anche il cuore dei personaggi era definitivamente trafitto, senza più ritorno: un altro racconto di riscatto, di quelli impossibili.
Bad, invece, ce la fa. E ce la fa talmente tanto che sembra poter fare a meno di tutto ciò che gli ha permesso di uscire dalla solitaria galleria dell'autodistruzione: è diventato oltremodo saggio, da in bolletta che era. Sarà troppa grazia, una risoluzione ben pulita in una pellicola che rimane fedele alle consolidate aspettative generate, compresi i passi non compiuti. Non è una gran colpa, e difatti il film è giustamente «piacevole»; eppur non riesco a togliermi dalla testa che, diamine, l'anno scorso hanno rifiutato l'Oscar a Mickey Rourke per una vera interpretazione della vita in un'opera svariate volte più sofferta e ruvida di questa bella gita di belle persone che si ritrovano—e poi si danno la mano per ringraziarsi, ognuno infine via per la propria strada.

Giudizio: 2


blog comments powered by Disqus
You are here