Fuori controllo

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Titolo originale: Edge of Darkness Fuori controllo / Locandina
Nazione: Regno Unito, Stati Uniti
Anno: 2010
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 117'
Regia: Martin Campbell
Sceneggiatura: William Monahan, Andrew Bovell
Cast: Mel Gibson, Ray Winstone, Danny Huston, Bojana Novakovic, Shawn Roberts, David Aaron Baker, Jay O. Sanders, Denis O'Hare, Damian Young, Caterina Scorsone, Frank Grillo, Wayne Duvall, Gbenga Akinnagbe, Gabrielle Popa, Paul Sparks
Produzione: Warner Bros. Pictures, GK Films, BBC Films, Icon Productions
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 19 Marzo 2010
Trama: Boston. Emma, figlia unica del detective della omicidi Thomas Craven, torna a casa e d'improvviso accusa uno strano malore; mentre il padre sta per portarla all'ospedale, un sicario li attende e uccide la ragazza con un sol colpo prima di fuggire. Le autorità e i media ritengono che Craven fosse il vero bersaglio; Craven, tuttavia, comincia a sospettare che non sia così dopo che rovistando fra le cose della ragazza ha trovato una pistola ed un rilevatore di radiazioni. I suoi sospetti vengono confermati quando viene contattato da Jedburgh, un oscuro consulente del governo, che lo spinge a continuare le sue indagini alla Northmoor, una struttuta privata di ricerca nucleare nella quale Emma lavorava.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Fuori controlloCon uno dei terzi atti più demenziali registrati negli ultimi tempi, il buon vecchio Mel Gibson (54 anni) torna col suo volto granuloso—evidentemente segnato, oltreché dalle proprie esternazioni antisemitiche quando viene beccato ubriaco alla guida, probabilmente anche dalle polemiche «artistiche» degli ultimi sei anni verso la sua professione di regista-santone—a far quello che più ci piace vederlo fare: in questo caso, il poliziotto che si fa giustizia da solo, alla ricerca della verità. Di più, il suo solitario e rude padre di famiglia si incunea dentro la macchina delle multinazionali in combutta col dipartimento americano alla difesa, scoprendo traffici che non rivelano nulla di buono sul comportamento di quei birichini del governo USA. Valli a capire.
Il film è una legnosa ma nerboruta pratica thriller, diretta non senza polso dall'affidabile Martin Campbell (dietro ai due Bond Goldeneye e Casino Royale), tuttavia rovinata da quello che ho già descritto ed eletto come l'atto conclusivo più farneticante quantomeno del nuovo anno solare. Completando una serie di apparizioni fantasmatiche susseguenti alla morte della figlia (la serba adottata australiana Bojana Novakovic, vista recentemente in vesti gitane nel Drag Me to Hell di Raimi), che gli fa da voce guida (poi materializzata in un video) per ricordargli che deve scoprire per colpa di chi è morta, nel finale vediamo addirittura Craven (Gibson) risorgere assieme a lei dal suo letto d'ospedale. Questo dopo che tutti hanno sparato a tutti, senza il minimo criterio.
I due compari con i quali il Nostro se la deve vedere sono interpretati da Ray Winstone e Danny Huston, due pedine di diverso peso nell'infernale macchina che intreccia affari privati a politiche governative. Winstone, fedele al personaggio freddamente stravagante della sua Sexy Beast (qualcuno mi dica di grazia che fine ha fatto Jonathan Glazer, a proposito), è alla lettera la vera belva della pellicola, un enigmatico burattinaio operativo con insospettabili cuore e capacità di riscatto; Huston, dalle fattezze già ampiamente messe al servizio cinematografico del male (ripensando al suo ruolo del secondo marito in Birth, torno a chiedere: dove diamine è finito Jonathan Glazer?), è per l'appunto un perverso agente del male societario.
Il regista Campbell, si apprende, si era già dedicato nel 1985 all'omonima miniserie cult BBC in sei puntate (da me non vista), sceneggiata da Troy Kennedy-Martin (padre fra le altre cose del The Italian Job originale), della quale la pellicola attuale è un rimaneggiamento operato da William Monahan (Nessuna verità, The Departed) ed Andrew Bovell (Lantana). Con le cospirazioni adesso spostate dallo Yorkshire al New England, il fattore nucleare abbandona la Guerra fredda e si preoccupa di chi fornisce le armi agli «stati canaglia» di oggi; fatica sprecata, se è vero che gli strateghi del Pentagono posson muovere guerra anche inventandosele di sana pianta, le armi distruttive di massa. Nel film, comunque, c'è giusto una veloce menzione in un dialogo (con Denis O'Hare): l'importante è che il fantasmino di papà riabbracci quello della figlia—arrivati al che, potreste davvero non aver più occhi per nulla.

Giudizio: 2


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Fuori controlloMel Gibson, che combini? Ritornato dopo anni (esattamente 8, dal 2002 con Signs) davanti alla macchina da presa dopo le ottime prove dietro di essa, si perde completamente nel granitico quanto arido ritratto di un poliziotto, il duro e brutale Craven, al quale una misteriosa corporazione ha ucciso la giovane ed amata figlia Emma. Ritornata dal padre con delle pesanti difficoltà di stomaco, Emma viene uccisa a fucilate sulla porta di casa; Tom Craven pensa che sia una vendetta di qualcuno che ha colpito la persona sbagliata, ma la verità è ben diversa. A colpi di pistola, pugni e soprattutto calci (manco fosse Chuck Norris con il suo famoso colpo rotante), l'imbufalito poliziotto va fuori controllo e cerca giustizia privata.
Tratta da una serie televisiva (praticamente sconosciuta in Italia), questa pellicola minimale è diretta da uno svogliato Martin Campbell (ben più coinvolto nel progetto James Bond con Casino Royale) e recitata in maniera a dir poco stalloniana al suo peggio da Gibson, che sembra riprendere il suo personaggio del film Payback di svariati anni fa (che comunque, essendo più ironico, era più credibile e godibile).
La vicenda del solito smascheramento della corruzione che regna a Boston si snoda con il profumo del cloroformio e l'interesse che si ha per una notizia sportiva di una settimana prima, privo di scene action a ripetizione che l'avrebbero reso almeno più scorrevole (invece troverete lunghi barbosi discorsi) e zeppo di facce contrite per la disgrazia accaduta; quella di Craven, si conviene agli uomini duri, «rompe» dentro anche se fuori non lo si mostra con pianti e lacrime. Questo film è decisamente un brutto passo falso nella carriera di un regista che abbiamo apprezzato per ben altri valori.
Gibson non manca di citare se stesso e la sua Passione (lui profondamente e totalmente cattolico, come dimostrano i suoi otto figli) con la battuta della croce e dei chiodi, con quel catenone al collo sempre presente che dimostra la sua fede; ma tutto quello che si poteva cercare in un thriller politico-poliziesco si perde in un mare magnum di interpretazioni fallate, noia, una macchina di spettacolo malforme dove l'indagine è uno spillo e il finale è completamente sbilenco.
Curioso notare come la figlia parli al padre nella testa nello stesso modo di Edward del recente New Moon della «Twilight Saga»: non capiamo né il per come né il perché di questo excursus nel paranormale, probabilmente in fase di sceneggiatura ritenevano che la cosa avrebbe giovato a far capire quanto il padre fosse attaccato alla figlia defunta. In definitiva un film poverissimo e noioso, un thriller di derivazione televisiva fiacco che si può evitare tranquillamente. Il rispetto per l'attore e il regista non deve ovviamente scendere per un passo falso, ma la delusione per il risultato flop e l'effetto marchetta è davvero notevole.

Giudizio: 1


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 1.5


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