| Titolo originale: | id. | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti |
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| Anno: | 2010 |
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| Genere: | Drammatico, Romantico |
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| Durata: | 113' |
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| Regia: | Allen Coulter |
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| Sceneggiatura: | Will Fetters |
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| Cast: | Robert Pattinson, Emilie de Ravin, Chris Cooper, Lena Olin, Pierce Brosnan, Martha Plimpton, Peyton List, Ruby Jerins, Meghan Markle, Gregory Jbara, Amy Rosoff, Wilmer Calderon, Tate Ellington, Chris McKinney, Morgan Turner, John Farrer, Justin Grace, Christopher Clawson, Suzanne Hayes, LeRoy Wilson Jr, Caitlyn Rund, Jon Trosky |
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| Produzione: | Summit Entertainment, Underground Films |
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| Distribuzione: | Eagle Pictures |
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| Data di uscita: | 26 Marzo 2010 |
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| Trama: | A New York nel 1991 viene uccisa una donna sotto gli occhi di sua figlia. Passano dieci anni: il turbolento Tyler, in lotta col facoltoso padre, si è ritirato in una casa modesta con l'amico Aidan. Una sera, mentre accompagnano due ragazze trovate al bar, Tyler e Aidan finiscono nel mezzo di una rissa e vengono portati in carcere dal sergente Neil Craig. Una volta usciti, Tyler trova modo di conoscere la figlia di Craig, Ally, con la quale incomincia un rapporto tenero e sincero. La dura vita che sta affrontando può essere migliorata solo chiedendo aiuto al padre, ma il giovane non ne vuole assolutamente sapere. |
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Recensione di ALBERTO DI FELICE
La scia dei film sull'11 settembre ed i suoi postumi par essere ormai giunta al termine; consacrazione finale e formale ne è stata la cerimonia degli ultimi premi Oscar, nella quale trionfavano Kathryn Bigelow ed il suo The Hurt Locker, film che nonostante gli allori critici e di Academy ancora in pochi hanno visto. Appunto per questo si potrebbe rimanere interdetti di fronte alle «pretese» di una pellicola come il secondo lungometraggio di Allen Coulter, susseguente all'Hollywoodland del 2006: senza rovinarvi la visione, basterà dire che la vicenda ivi narrata si svolge nell'anno 2001 a New York, ponendoci di fronte ad una tragedia finale che prenderà forma a nostra insaputa in quello che viene venduto alle fan del neo-divo Robert Pattinson come il racconto dell'amore ribelle di due ventenni.La «trovata a effetto» (o «ricatto», se siete suscettibili e gli attribuite peso che non credo cerchi) finale risulterà meno forzata guardando all'intero film come ad un viaggio di accettazione del lutto e di riavvicinamento fra membri familiari, attraverso l'unione frastagliata di un ragazzo ed una ragazza che partono da rispettive ferite. Lui, Tyler Hawkins (l'inglese Pattinson), è figlio di famiglia ricca e divisa; il padre Charles (l'irlandese Pierce Brosnan, elegantissimo e tosto non meno di quanto sarà fra un po' nell'ultimo film di Polanski) è un autoritario uomo d'affari cui il ragazzo rimprovera di essere il responsabile principale del suicidio del fratello maggiore Michael, e ora di trascurare la sorellina Caroline (Ruby Jerins). Lei, Ally Craig (l'australiana Emilie de Ravin), ha perso la madre a soli 11 anni sotto i propri stessi occhi, e ora è protetta da un padre (Chris Cooper) non all'altezza di gestirla. Si trovano, e più che vivere la loro storia contro i genitori la usano come mezzo per risolvere le loro questioni in sospeso.
Su affidabile sceneggiatura del debuttante Will Fetters, il texano Coulter compie buoni passi in avanti dopo il poco risolto esordio. Messi da parte i ricordi delle serie con le quali si è fatto un nome (Sex and the City, I Soprano), dirige ora con mano più regolare un dramma romantico-familiare, nella foschia di una New York che caldamente attende la sua tragedia annunciata. Nonostante la non-novità e la programmaticità a posteriori della vicenda, i lineamenti dell'intreccio sono gestiti con economia ed efficacia (segnalerei soprattutto il lavoro al montaggio di Andrew Mondshein, collaboratore abituale di Lasse Hallström). Le psicologie ferme e chiuse dei due giovani protagonisti trovano buon contraltare in quelle autoritarie di Brosnan e Cooper, ad ognuno dei quali viene garantita una buona dose di rigidi confronti.
Si apprezza più in generale una cura niente affatto scontata in molti frangenti. Dalla coerenza della sceneggiatura, che anticipa surrettiziamente e con ironia anzitempo quello che qualcuno vedrebbe come il «ricatto» finale, facendoci apprendere che la materia che Tyler ed Ally frequentano assieme all'università è «Politiche globali»; all'attenzione ugualmente ironica con cui al loro primo appuntamento al luna park i due ragazzi finiscono a decidere se baciarsi o meno proprio davanti ad un chiosco sul quale giganteggia la scritta—da lì a qualche anno bandita per spirito patriottico—«French Fries». Piccoli segnali del fatto che quel finale, lungi dall'essere una carta disperata e sfacciata, è semmai un tentativo piuttosto lucido di smontare da dentro l'impianto iconico di una tragedia tanto grande quanto infinitesima in mezzo a tutte le altre.
Giudizio:

Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Orrendo, fumoso, monotono, inconsistente, con finale assurdo da denuncia sociale, questo alimentare film del regista Allen Coulter (ha fatto diversi serial tv ma è suo il notevole Hollywoodland) ha solo un motivo di esistere: quello di voler inserire in una trama qualsiasi il divetto Pattinson per attirare le sue fan in sala, un po' come quando a Stallone facevano fare i Cobra & company. Il problema è che finché il giovane attore vive i panni del vampiro qualche senso di icona può averlo; al di fuori, dato che non sa assolutamente dare spessore ai personaggi (notare la posizione da collo obliquo che prende sempre), risulta assolutamente ridicolo.State a sentire la trama. Nel 1991 una donna viene uccisa in metropolitana da due giovani criminali vestiti stile hip hop, sotto gli occhi atterriti della figlia. Dieci anni dopo (nel 2001, importante il fatto di ricordare questa data) un giovane ribelle (indovinate chi lo interpreta) vive in un modesto appartamento con un amico. Lui sarebbe ricco e facoltoso di famiglia, ma il padre Charles (Pierce Brosnan, sempre fascinoso) vuole imporre dettami che sono per lui inaccettabili, per cui si è allontanato dal nucleo familiare, una sorella e la madre (Lena Olin, matura e bella come sempre) che piange in continuazione la morte del primo figlio Michael. In questo quadro «ribollente» (per modo di dire: è solo una noia mortale) si inserisce il poliziotto Neil Craig (il Chris Cooper di American Beauty), che ha una figlia, Ally (Emilie de Ravin, la mammina di Lost): indovinate di chi si innamora la bella e giovane bionda, e chi era la bimba del prologo? Mentre il rapporto viene osteggiato, Tyler non sa più che pesci pigliare, deluso sempre più dal comportamento del padre.
In questo film una ciocca di capelli tagliata diventa una tragedia nazionale, le scene d'amore (inevitabili) che ci sono sono castissime e non hanno nulla di sensuale, le situazioni in cui si trovano i personaggi paiono essere uscite dalla penna di uno sceneggiatore in rotta di collisione con la produzione, i discorsi sono lunghi, monotoni e a volte senza senso, 113 minuti passati a maledire il momento in cui avete scelto questo film e non un altro, per arrivare ad un finale che per quanto rimembra ed è evocativo di brutti ricordi non c'entra nulla con l'economia del film, una trovata bislacca ed impropria messa lì tanto per far uscire lo spettatore dal torpore in cui era finito (questo film è meglio di un Tavor, noto dormifero, in questo senso) dopo tutte le situazioni inutili di disagio giovanile presentate.
Pattinson non è un attore: finita la Twilight Saga se non cambia registro non troverà altri importanti contratti; la de Ravin è troppo patinata e pulita per ogni credibile discesa nell'infero domestico; tutti gli altri si adeguano al fatto di esserci per motivi di vil denaro ed intascano senza fare fatica. L'amico simpatico (Tate Ellington) ormai è un character che non funziona più, tanto quanto il fatto che due belli impalpabili messi insieme non fanno di sicuro una cosa bell. La regia traballa in continuazione, soffermandosi su situazioni e particolari domestici privi di ogni fascino ed interesse, dilata il tutto annacquandolo in brodaglia informe. Se siete fan di Pattinson frequentate qualche community a lui dedicata, ché vi divertirete di più: questo film è a tasso di valore zero.
Giudizio:

Altri giudizi della redazione:
Emanuele Rauco:
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