Sul mare

Share Link: Share Link: Google Yahoo MyWeb Facebook Myspace
Titolo originale: id. Sul mare / Locandina
Nazione: Italia
Anno: 2010
Genere: Drammatico
Durata: 100'
Regia: Alessandro D'Alatri
Sceneggiatura: Anna Pavignano, Alessandro D'Alatri
Cast: Dario Castiglio, Martina Codecasa, Nunzia Schiano, Vincenzo Merolla, Raffaele Vassallo, Kevin Notsa Mao, Silvio Semioli, Anna Ferzetti, Mino Manni, Roberta Stellato, Adriana Marega
Produzione: Buddy Gang, Warner Bros. Entertainment Italia
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Data di uscita: 2 Aprile 2010
Trama: Ventotene, al largo di Formia. Salvatore porta i turisti in barca d'estate, e fa il muratore sulla terraferma d'inverno. Un giorno di luglio arriva sull'isola Martina, una studentessa genovese appassionata d'immersioni, di cui Salvatore si innamora all'istante. Venutole in soccorso quando l'amico Vincenzo la importuna, riesce a conquistare la sua fiducia. Nasce un'intensa passione, che si dovrà interrompere quando Martina ripartirà per casa.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Sul mareRacchiuso in quella che si scoprirà essere un'idilliaca cornice narrativa, che si apre con un volo prolungato verso il mare e si conclude con un tuffo nei celesti abissi del Tirreno, l'ultimo film di Alessandro D'Alatri racconta una storia ordinaria provando a farne il paradigma di qualcosa. Non mi è chiaro di cosa. Il protagonista Salvatore (Dario Castillo, al debutto cinematografico) è un bravo guaglione qualunque in quel di Ventotene, propaggine isolana del Lazio che sprofonda nella Campania: semplice, impacciato, introverso ma puro di sentimenti, si innamora di una più determinata turista genovese, Martina (Martina Codecasa, già in una piccola parte nell'Io sono l'amore di Guadagnino ancora nelle—poche—sale). Lei lo sveglia dal suo torpore; lui ci rientrerà quando lei lascerà l'isola.
Conoscendo il legame fra la sceneggiatrice Anna Pavignano (già al lavoro con D'Alatri per Casomai) con il compianto Massimo Troisi, non è difficile capire quale possa essere stato il modello degli spasimi di questo giovane. Castillo, il cui debutto può esser considerato incoraggiante, trova un suo personale modo di rendere la «balbuzie» dell'esistenza troisiana, dando espressione alla ritrosia verso la vita di un giovane uomo solo di fronte al proprio destino, che lotta per recuperarlo a sé aggrappandosi all'amore appena trovato, ma destinato ciononostante a rimanere deluso da un mondo più grande ed in fondo ingrato. Le immagini e le parole finali sono tanto incantate quanto, disotto, malinconiche.
Questo aspetto descrittivo del suo carattere avrebbe più punti d'interesse; larga parte di questo deriva da temi quali la contrapposizione fra aspirazioni e tessuto sociale già presenti nell'opera del regista romano, in special modo nel suo La febbre di cinque anni fa esatti. Eppure quanto di non scontato potrebbe esserci cade preda di problemi simili a quelli che già lì manifestava. In particolare, qui D'Alatri si accontenta spesso di fornirci—e a un certo punto vi si abbandona proprio—scene e sequenze-fiume con i due innamorati, fallendo nel tentativo di dare a queste un qualche senso che non sia, alla lunga, puramente ridondante; non senza cattivo gusto, tutto questo culminerà in un amplesso sotto i fuochi d'artificio (!!!) durante la festa del patrono isolano Santa Candida.
D'Alatri rimane succube di uno stile fondamentalmente vacuo, volentieri alla ricerca di una bella immagine isolata, non troppo legata al filo logico. Salvatore e l'amico Vincenzo (Salvio Simeoli) se ne stanno all'estremo di una falesia a bere birra e discutere del futuro? Meglio lo facciano al tramonto in controluce. Martina deve chiamare Salvatore per lasciarlo nella disperazione? Meglio lo faccia quando lui è da solo in barca per mare. La vicenda si affloscia così in bozzetti impressionistici, lasciando indietro un quadro che aveva anche provato, in una sovraesposizione di motivi politico-sociologici, a collegare Salvatore ad un immigrato irregolare camerunense (Kevin Notsa Mao) che il ragazzo salva da un incidente mortale in cantiere. D'Alatri vorrebbe raccontare, da dichiarazioni, «tutte le contraddizioni della nostra epoca»; a malapena ha raccontato un personaggio e la sua storia.

Giudizio: 1.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Sul mareDal romanzo di Anna Pavignano. Settimo film per Alessandro D'Alatri (dopo il non certo esaltante Commediasexi del 2006), autoprodotto, low budget e con attori praticamente sconosciuti al limite del non-professionismo. Visto il risultato finale del film (abbastanza scarso) viene da chiedersi se la scelta di prodursi in piccolo sia motivata da voglia di autorialità completa oppure dal fatto che i produttori non vogliono più rischiare alte cifre su di lui.
Se è encomiabile la voglia di protesta per via di regole dettate da attori che si fanno superpagare (e d'altronde certi cachet hanno le loro ragioni: molta gente corre a vedere un film per il nome di richiamo e non tanto per la pellicola in se stessa), è anche vero che la libertà autoriale proprio non si vede e non sembra minimamente cercata, la storia è banalissima ed è imperniata su un isolano (di Ventotene, inquadrata a mo' di cartolina in ogni modo) che si innamora di una ragazza (l'evanescente Martina Codecasa, che in cerca di notorietà non perde occasione per spogliarsi) durante il periodo estivo; poi lei torna a Genova per studio e lui si dispera. Costretto a fare lavoro nero (singolare il discorso acquatico finale sui colori) in cantieri insicuri, il trauma per la lontananza della ragazza gli farà perdere la sicurezza e l'uso delle gambe in maniera davvero anomala. Martina utilizza l'isola, la sua tranquillità e le sue bellezze come cura per la malattia della pelle che l'affligge, peccato che la natura non possa fare nulla per farle capire che la lotta di classe borghese per il successo economico non vale nulla in confronto ad un amore sincero di un giovane educato anche se parecchio sempliciotto.
D'Alatri (di cui consigliamo il recupero dell'ottimo Senza pelle con Kim Rossi Stuart) sembrerebbe quindi concentrarsi su importanti temi sociali, come la sicurezza del lavoro, l'utilizzo senza scrupoli degli extracomunitari e la visione delle bellezze naturali paesaggistiche (davvero notevoli), ma tutto si disperde nella insipida storiella del rapporto lontano e contrastato, che a volte, visto il modo di esprimersi di Salvatore (Dario Castiglio, bello e solo bello), potrebbe arrivare a sfiorare l'odiato e temuto tunnel del moccianesimo. Cento minuti cento passati a martellarci gli zebedei con il dolore di questo povero barcaiolo, ragazzo di mare, che d'estate tromba turiste e d'inverno fatica sui cantieri (della malavita?), poi quando trova il grande amore ha mille dubbi e non sa più camminare.
Il mare offre spunti di poesia ed emozioni inenarrabili, a saperlo trattare con dovizia di ispirazione (vedetevi lo strepitoso Mare dentro con Bardem per convincervi); qua il regista filma in digitale paesaggi che non raccontano storie, personaggi che non bucano lo schermo e si aggirano ciondolanti con battute e momenti del tutto privi di attrattiva, e non basta inserire madre e padre premurosi a loro modo per costruire ritratti del posto che entrino nella memoria collettiva. D'Alatri decisamente ha voluto a tutti costi terminare questa pellicola, peccato che tutto si risolva in qualche battibecco, qualche castigato nudo e tanta tanta noia; alla fine il momento di alzarsi dalla sedia è liberatorio e fa terminare questo piccolo momento della nostra vita al cinema con un'esperienza del tutto trascurabile. Oltre i paesaggi non c'è di più.

Giudizio: 1.5


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 1.5


blog comments powered by Disqus
You are here