Sunshine Cleaning – Non c'è sporco che tenga

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Titolo originale: Sunshine Cleaning Sunshine Cleaning – Non c'è sporco che tenga / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2008
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 91'
Regia: Christine Jeffs
Sceneggiatura: Megan Holley
Cast: Amy Adams, Emily Blunt, Alan Arkin, Jason Spevack, Steve Zahn, Mary Lynn Rajskub, Clifton Collins Jr., Eric Christian Olsen, Paul Dooley, Kevin Chapman, Judith Jones, Amy Redford, Christopher Dempsey, Vic Browder, Ivan Brutsche
Produzione: Back Lot Pictures, Big Beach Films, Clean Sweep Productions
Distribuzione: Videa-CDE
Data di uscita: 9 Aprile 2010
Trama: Rose Lorkowski fa la donna delle pulizie, mentre sua sorella Norah non riesce a tenersi un lavoro per un tempo decentemente lungo. Rose ha un figlio senza avere un compagno, in compenso ha un amante sposato; Norah passa disimpegnata le sue serate senza chiedersi troppo e vivendo alla giornata. Le due donne scoprono un giorno un modo bizzarro per sbarcare il lunario: effettuare pulizie sulle «scene del crimine» dopo l'arrivo della polizia. Entusiaste, creano senza troppi preamboli e richieste di permessi la «Sunshine Cleaning»: iniziano i primi guadagni, ma le difficoltà non sono finite.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Sunshine Cleaning – Non c'è sporco che tengaLa promettente Christine Jeffs, il cui Sylvia con Gwyneth Paltrow faceva intuire una più sottile inclinazione tematica e stilistica, si concede qui ad un prodotto indipendente secondo il crisma della schematicità stile Sundance. Non occorron geni, dato che ci pensano a chiare lettere la locandina e tutto l'apparato di lancio promozionale, per dire che siamo di fronte ad un film degli stessi tizi di Little Miss Sunshine (stesso «Sunshine», stessi produttori, stessa ambientazione nel polveroso New Mexico, stesso nonno eccentrico di Alan Arkin), attento a mescolare la disperazione di vite periferico-disfunzionali d'America con l'orgogliosa riasserzione della loro specialità, sguardo fiducioso verso il futuro. Non esito a definire il risultato, nonostante l'esibita gradevolezza e la presenza di due delle interpreti più graziosamente capaci sulla scena (Amy Adams ed Emily Blunt), un disastro.
Per tutte le critiche che gli si potessero muovere, il lavoro dei coniugi Dayton e Faris assieme al feel-good vibe da commedia agrodolce aveva anche una qualche vera dose di cinismo anarchico: la famigliola in fuga da Albuquerque nel suo furgoncino Volkswagen si tirava su mandando a quel paese concorsi e concorsini, contro i falsi miti che si erano iniziati a rincorrere per far felice la figlioletta Olive. Ribellione anni '60/'70, insomma, nella quale la costruzione e lo sviluppo dei caratteri erano pezzi forti. Qui, viceversa, le due protagoniste metton su un'impresa di pulizie sui generis e, nonostante ostacoli di percorso ed ostracismi di varia natura, si fanno forza per continuarla, aiutate anche dall'irresponsabilmente tenero babbo (il quale, se si fosse dato una mossa prima anziché pensare al pesce, avrebbe risolto da un pezzo): la vita è semplice—o, come direbbero i Vanzina, è una cosa meravigliosa.
Lo script della debuttante Megan Holley ammassa così: il trauma familiare delle due sorelle (madre morta suicida, con breve attimo di notorietà in un film—ecco annessa metafora di «rinnovamento» al titolo: le due ragazze «ripuliscono» la loro vita dal trauma); la relazione di Rose (la Adams), ragazza madre, con un poliziotto sposato e vecchio moroso del liceo (Steve Zahn); la ricerca e l'incontro di Norah (la Blunt) con la figlia di una donna assassinata (Mary Lynn Raksjub); il figlio di Rose (Jason Spevack), problematico a scuola, che però è un genio incompreso e saggio, come tutti i bambini devono essere nei film costruiti secondo le buone regole di screenwriting; un commesso senza un braccio (Clifton Collins Jr.) che come ogni buon sfigato è anche una persona dalla smodata umanità. In un montaggio parallelo, mentre zia Norah si arrampica su un ponte fin sotto le rotaie mentre sta passando un treno, il piccolo Oscar se ne sta in un furgoncino a chiedersi all'altoparlante cose tipo: «Se vivi già in paradiso, dove vai quando muori?». Segue flashback di Norah a quando lei e Rose trovarono la mamma morta in vasca da bagno.
È curiosa la circostanza che questo film sia uscito da noi nello stesso weekend del giapponese Departures, col quale condivide vagamente l'attenzione verso il «culto dei morti». Sono entrambe pellicole alquanto convenzionali e superficiali, sia negli aspetti personali sia in quelli sociali, sebbene quanto a stile e stilemi risentano ovviamente delle diverse provenienze culturali; soprattutto, hanno una leggerezza indefessa nel proporre riti di purificazione dell'anima, con personaggi fatti apposta per dar serenità ad un pubblico che ha sempre bisogno di una bella iniezione di delicato ottimismo. Per mediocre che sia, la nostra vita trova facile conforto nel chiedersi cosa verrà dopo—e, non essendoci risposta, è facile la domanda venga lavata via con un po' di musica da compilation pubblicitaria in sottofondo.

Giudizio: 1.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Sunshine Cleaning – Non c'è sporco che tengaLa bella Emily Blunt (ricordate la segretaria tuttofare de Il diavolo veste Prada?) e la deliziosa Amy Adams (principessa svampita di Come d'incanto) sono le protagoniste di questo filmetto, commedia senza pretese ma di ben poco valore, diretto dalla sconosciutissima Christine Jeffs. Il tema, sviluppato abbastanza male e con poco ritmo, prende spunto da un film (molto più riuscito) del 1996, prodotto da Quentin Tarantino, intitolato Curdled dove la bella Angela Jones finiva nei guai perché decideva di diventare una ripulitrice delle scene del crimine; ne seguì anche un altro, al maschile, con Samuel L. Jackson dal titolo Cleaner.
Quello di oggi non è né carne né pesce rispetto a questi due, dato che gli originali avevano una forte venatura thriller e invece Sunshine Cleaning (qualcosa in stile «Pulizie Splendenti») è solo commedia, di ritmo zoppicante, con tante parti patetiche e l'inserimento di cose che solleticano la lacrimuccia che non viene neppure nei cuori più teneri e dolci. Simpatici e gentili commessi senza un braccio, un figlio difficile da gestire ma amorevole verso la mamma, un nonno (interpretato da Alan Arkin) che si intrallazza in commerci folli ed inutili, una donna in crisi che ha perso la mamma e che Norah vuole incontrare (la interpreta Mary Lynn Rajskub, la Chloe di 24): tutte cose di contorno che appesantiscono senza dare nessun apporto al risultato del film, che nonostante alcune scene in elegante lingerie della Adams solleva parecchi sbadigli.
Gli sguardi persi delle due donne per un mondo che non le accetta (ma sono belle e giovani: che potrebbe dire altra popolazione femminile meno baciata dalla natura?), con amiche sbeffeggiatrici che ad una festa preparano pezzi di cioccolato nei pannolini, alla fine sembrano una presa in giro, un modo vuoto per arrivare al minimo sindicale dei 91 minuti. La flebile storia è questa: la Blunt è Norah, disoccupata impenitente che non riesce a tenere un lavoro; la Adams è Rose, sua sorella che ha un figlio e una relazione con un poliziotto (Steve Zahn) purtroppo per lei coniugato. Non riuscendo a sbarcare il lunario, decidono di fondare l'impresa di pulizie dal nome di cui si diceva sopra: ripulendo le scene dei crimini rivedranno il loro rapporto e quello con gli altri.
Debole e fiacca la realizzazione, copiato lo spunto, tutta la pellicola si deve reggere sulla bellezza e la simpatia delle due attrici principali, ma alla fine usciamo dalla sala senza un perché lo abbiano realizzato, e il furbo accostamento (che non c'entra nulla se non per il fatto che c'è Alan Arkin) con Little Miss Sunshine del cartellone è solo aria fritta. Potete evitarlo tranquillamente: noi l'abbiamo visto per voi e, credeteci, non serve che altre persone buttino via il loro tempo e denaro. Recuperate gli ispiratori, ne trarrete solo vantaggio.

Giudizio: 1


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