Una proposta per dire sì

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Titolo originale: Leap Year Una proposta per dire sì / Locandina
Nazione: Stati Uniti, Irlanda
Anno: 2010
Genere: Commedia, Romantico
Durata: 100'
Regia: Anand Tucker
Sceneggiatura: Deborah Kaplan, Harry Elfont
Cast: Amy Adams, Matthew Goode, Adam Scott, John Lithgow, Noel O'Donovan, Tony Rohr, Pat Laffan, Alan Devlin, Ian McElhinney, Dominique McElligott, Mark O'Regan, Maggie McCarthy, Peter O'Meara, Macdara Ó Fatharta, Kaitlin Olson
Produzione: Universal Pictures, Spyglass Entertainment, Birnbaum/Barber, BenderSpink, Octagon Films
Distribuzione: UIP
Data di uscita: 9 Aprile 2010
Trama: Anna e Jeremy stanno insieme da ormai quattro e c'è solo una cosa che Anna voglia davvero: il suo anello di fidanzamento al dito. Purtroppo, Jeremy è troppo preso dal proprio lavoro di cardiologo di successo per accorgersene. Quando lui vola a Dublino per una conferenza medica, Anna decide di prendere le redini: vola verso la capitale irlandese per chiedergli il 29 febbraio di sposarla secondo una vecchia tradizione dell'isola verde, che concede alle donne di poter esser loro per un giorno di ogni anno bisestile a porre la fatidica domanda. Per sua sciagura, un temporale fa atterrare il suo aereo in Galles, da cui su una barchetta di fortuna arriverà sulla costa irlandese, nel minuscolo paesino di Dingle; qui trova il proprietario della locale locanda, Declan, che forse la guiderà fino alla sua destinazione. Fra i due all'inizio volano scintille (d'odio).


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Una proposta per dire sìÈ un brutto segno quando un film si presenta con un titolo (quello originale, che recita chiaramente: «Anno bisestile») dal pessimo tempismo: l'ultimo 29 febbraio è stato nel 2008, e ovviamente non ce ne sarà un altro fino al 2012. Per quella data, se dovremo avere altre commedie romantiche (al cinema: non ho nulla in contrario acché passino su Canale 5) come questo Leap Year, tanto varrà assecondare la famosa profezia Maya e dire addio al pianeta. La radiosa Amy Adams (occupata questo weekend al cinema anche con Sunshine Cleaning) bighellona per la campagna irlandese in una nuova storiella (con più di un prestito, tra l'altro, da So dove vado di Powell e Pressburger) di quelle che tanto piacciono agli americani, nella quale la realizzazione del mondo contemporaneo (successo nel lavoro, ricchezza, ambiente urbano) viene vinta dalla forza della tradizione: bella bostoniana perfettina trova campagnolo dallo strambo accento e, volente o nolente, fugge via con lui.
La tradizione in questione, che per la protagonista Anna (la Adams, appunto) rappresenta da subito un ritorno insperato al romanticismo, viene dapprima canzonata (sul serio: siamo ridotti nel 2010—ribadisco: anno non bisestile—alla donna che può usare un solo giorno ogni quattro anni per farsi avanti?) ma poi deve necessariamente essere rivista in luce innocuamente positiva: traguardo ultimo del film non potrà infatti che esser quello sovradescritto. La ricetta è ovviamente quella secondo la quale la Adams, quasi-promessa ad un insopportabile medico di successo (Adam Scott), si ritrova davanti dei bifolchi d'inizio secolo scorso—il bel Declan (l'inglese Matthew Goode, di recente in A Single Man) è ovviamente fra questi—inizialmente odiandoli e combinando guai ma in ultimo innamorandosene alla follia.
Gli sceneggiatori Deborah Kaplan ed Harry Elfont ci propinano insomma l'esatto contrario di quanto ci avevano proposto nella loro penultima storiella nelle isole britanniche, di ben altro spirito. In Un amore di testimone, un maschione impenitente andava a riprendersi in Scozia la sua bella, della quale si scopriva innamorato proprio quando questa stava per unirsi con un nobilotto locale; qui, di contro, la ragazzotta che doveva andarsi a prendere il bello si unisce con un poveraccio locale. Pur sempre dentro vecchie formule di genere, quella che era l'irrisione della più ridicola mascolinità si tramuta quindi in una rancida riproposizione della vecchia lezione: «Figliola, la vera felicità non è nell'appartamento dei tuoi sogni o nella tua valigia firmata, ma nell'amore di un'anima semplice». La giovane scemotta viene domata dal maschio, per riassumere, e non viceversa.
Sotto la direzione di Anand Tucker (recentemente regista di uno degli episodi della trilogia di Red Riding), è tutto assai privo di idee e soprattutto brio: per fare un film del quale chiunque conosce a menadito gli sviluppi, bisognerebbe avere sano mestiere e/o la faccia tosta di divertirsi. Nessuna delle due cose succede qui. Il divertimento più «grande» arriva probabilmente quando, riuniti a tavola nel bed & breakfast di una vecchia coppia di sposi tradizionalisti e con un'altra coppia di ospiti (italiani passionali!), Declan ed Anna sono costretti a baciarsi per non essere sbattuti fuori: i proprietari, da tradizionalisti di uno dei paesi cattolici più intransigenti, avevano accettato di ospitarli solo se sposati—evidentemente, però, avevano prestato poca attenzione all'assenza di fedi al dito.

Giudizio: 1.5


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