I gatti persiani

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Titolo originale: Kasi az gorbehaye irani khabar nadareh I gatti persiani / Locandina
Nazione: Iran
Anno: 2009
Genere: Drammatico
Durata: 106'
Regia: Bahman Ghobadi
Sceneggiatura: Bahman Ghobadi, Hossein Mortezaeiyan, Roxana Saberi
Cast: Negar Shaghaghi, Ashkan Koohzad, Hamed Behdad, Ashkan Koshanejad, Hichkas, Hamed Seyyed Javadi
Produzione: Mij Film Co.
Distribuzione: BIM Distribuzione
Data di uscita: 16 Aprile 2010
Trama: Teheran. Negar e Ashkan sono un duo musicale che vuole cercar fortuna a Londra: hanno bisogno di una band, nonché dei documenti che gli permettano di lasciare il paese. Le carte però si rivelano pressoché impossibili da ottenere per via legale, per cui i due si appoggiano a Nader, artista impresario dai mille mezzi e dalla frenetica parlantina, che forse ha i contatti che servono.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

I gatti persianiIl curdo-iraniano Bahman Ghobadi riesce ad assemblare una pellicola dopo la visione della quale è forte l'istinto di partire subito per Teheran: la città che descrive narra di un paese brulicantemente contemporaneo, a noi molto vicino, una «società giovane in movimento» (be', allora ritiro l'«a noi molto vicino»). Si penserebbe che il nuovo Iran stia lì lì per risorgere, ribellandosi iniziando semplicemente a vivere, e che le band nel film non facciano altro che presagirlo. Poi, certo, si torna coscienti e la voglia di prender l'aereo passa altrettanto in fretta: I gatti persiani è stato girato presagendo lo stesso spirito curioso e fiero che di lì a poco avrebbe animato quel tentativo di rivolta chiamato «rivoluzione verde iraniana», dopo la contestata rielezione di Ahmadinejad lo scorso giugno 2009. Saprete tutti che Ahmadinejad è ancora al suo posto.
Che si ricavi la sovradescritta impressione è il merito più sorprendente del film, il quale elimina dalla sua progressione il pericolo del vittimistico prodotto da festival per abbracciare invece una disinteressata cura del dettaglio: è evidente che a Ghobadi sta realmente a cuore raccontarci il tutto, che vi è compartecipe nel pericolo, e nel contempo non lo fa aspettandosi una qualche forma di doverosa pietà. Girando in clandestinità, vive necessariamente di espedienti, accostando uno di fianco all'altro elementi compositi; la stretta consequenzialità narrativa viene quindi abbandonata, da un lato per assecondare l'irregolarità dell'impantanata odissea di Negar (Negar Shaghaghi) e Ashkan (Ashkan Koshanejad), alla ricerca di passaporti e visti da oliare con quel poco di corruzione che si riesce a racimolare, dall'altro per blandire la «ripresa-verità» che per metà è il vero metodo di lavoro seguito.
Nasce così un insospettato equilibrio fra malinconia dell'immediato e speranza dell'incerto, nel quale si alternano le comuni e a volte sorprendenti parentesi della «ricerca della felicità» dei due fidanzatini (ad un certo punto Negar parla—di 50 Cent e Madonna—con una donna col marito seduto di fianco a lei, anche loro alla ricerca di un passaporto, prima che si capisca per bene che entrambi sono ciechi), volentieri rallegrate dalla presenza dell'esplosivo impresario Nader (Hamed Behdad, una forza della natura), con veri e propri videoclip, inseriti invero con un certo scarto rispetto al resto (tant'è che spesso e volentieri al montatore Haydeh Safi-Yari non resta altro da fare che chiudere con una bella dissolvenza in nero).
Per quanto anzidetto, la scelta del finale, così fatale per queste ambizioni di cambiamento sociale e politico dall'interno, sorprende come fondamentale revisione dello spirito coltivato fino a quel momento. Ghobadi chiude il suo film col pessimismo di chi ha voluto sognare per un po', facendo sembrare le cose più possibili di quanto in realtà non siano (il regime limita l'espressione, si sembra proporre, ma ancora entro limiti di sopportabilità), fino a doversi risvegliare di soprassalto scoprendo di esser stato scaraventato giù dalla finestra. Non c'è più tempo di svegliarsi. In ogni caso, i titoli di coda iniziano a scorrere mentre torna in rilievo «Human Jungle», movimentata ballata di due innamorati in cerca di una scorciatoia.

Giudizio: 2.5


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