| Titolo originale: | The Messenger | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti |
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| Anno: | 2009 |
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| Genere: | Drammatico, Romantico |
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| Durata: | 105' |
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| Regia: | Oren Moverman |
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| Sceneggiatura: | Alessandro Camon, Oren Moverman |
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| Cast: | Ben Foster, Woody Harrelson, Samantha Morton, Jena Malone, Steve Buscemi, Eamonn Walker, Merritt Wever, Yaya DaCosta, Brendan Sexton III, Portia, Lisa Joyce, Jahmir Duran-Abreau, Brian Adam DeJesus, Lindsay Michelle Nader, Armand Schultz, Adam Trese, J. Salome Martinez, Peter Friedman, Kevin Hagan, Peter Francis James, Jenny Kirlin, Sam Kitchin, Steve Antonucci, Angel Caban, Gaius Charles, Michael Chernus, J.D. Daniels, Paul Diomede, Fiona Dourif, Lisa Emery, Halley Feiffer |
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| Produzione: | Oscilloscope Laboratories, Omnilab Media Group, Sherazade Film Development Co. Ltd., BZ Entertainment, Mark Gordon Company, Good Worldwide, All the Kings Horses, Reason Pictures |
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| Distribuzione: | Lucky Red |
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| Data di uscita: | 16 Aprile 2010 |
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| Trama: | Il sergente Will Montgomery torna dall'Iraq a tre mesi dal congedo, dopo aver subito gravi ferite da granata che non gli permettono di rimanere in combattimento. Viene assegnato per il restante periodo al servizio notifiche per i parenti dei soldati morti in guerra, ad assistere il duro capitano Tony Stone. |
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Recensione di ALBERTO DI FELICE
The Messenger ricade—ultimo fra i tanti—nell'abissale cratere della guerra vissuta da casa, fra sofferenze e bilanci. I suoi solitari eroi feriti rispecchiano due generazioni di militari, ancora combattute su cosa provare per la propria divisa: il giovane sergente Will Montgomery (Ben Foster), fresco reduce dall'Iraq, accetta con distanza l'appellativo di eroe affibbiatogli, mentre il capitano Tony Stone (Woody Harrelson) si attiene con enfasi al manuale, ormai tornato alla propria vita e ai propri problemi lontano dal campo di battaglia (nella Guerra del Golfo del '90-'91). Il primo vuole andare non tanto «oltre» le regole (il titolo italiano è di quelli che si spiegano così così), quanto lasciarle perdere; il secondo capisce solo le regole; nessuno dei due, pare, nutre comunque spasmodico amore per l'arma.Il film li vede addentrarsi assieme nel New Jersey profondo, a portare notizie di morte dal fronte iracheno a parenti per lo più di modesti mezzi, in modeste vite rurali di sussistenza. Fra questi c'è la moglie di uno dei soldati morti in servizio (l'inglese Samantha Morton, celebre dal ruolo della precog in Minority Report, assai dedicata fin nel fisico nei panni smunti di casalinga proletaria—immaginate qualcun altro al suo posto, tipo Natalie Portman), che nasconde pensieri tristi sul marito defunto, del quale ha come percepito (o voluto) la morte già prima che avvenisse; Will ne è colpito, e la cerca di nuovo, facendo nascere una (forse) pericolosa sintonia fra i due. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, non si insiste affatto sul bambino di lei, che solitamente sarebbe stato utile a modulare il loro rapporto.
Lo script del debuttante regista Oren Moverman (ha scritto con Todd Haynes l'intangibile Io non sono qui) e del padovano Alessandro Camon (già ottimo produttore per gente come Mary Harron, Ferrara ed Herzog) prova in effetti a gestite le throughline dei personaggi in maniera piuttosto diretta, vuoi schematica. Si privilegia la linearità alla complessità: ad esempio, la relazione con Kelly (Jena Malone), ragazza di Will dai tempi dell'infanzia, si interrompe quasi subito e viene ripresa in seguito solo con chiacchierate fra Will e Tony, una telefonata ed una sequenza del suo matrimonio con un altro. Teoricamente, questo dovrebbe favorire una certa asciuttezza ellittica, vanificata però da una gestione piuttosto pesante dei dialoghi.
Il che è anche il problema del film nel suo complesso: molto attento all'understatement quanto evidentemente ingessato nella propria consapevolezza da pellicola indipendente (che a quanto pare ha pagato: nomination all'Oscar per Harrelson e la sceneggiatura, cui è stato addirittura assegnato l'Orso d'Argento a Berlino). Moverman, veterano dell'esercito israeliano, par starsene il più del tempo imbambolato come Foster ed Harrelson, due interpreti molto (troppo) lodati in performance contrite ma altrettanto poco veridiche: non c'è mai urgenza, semmai un eccesso di calcolo risultante in un'esecuzione tanto visibilmente tesa quanto tiepidamente fuori nota.
Giudizio:

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