Misure straordinarie

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Titolo originale: Extraordinary Measures Misure straordinarie / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2010
Genere: Drammatico
Durata: 105'
Regia: Tom Vaughan
Sceneggiatura: Robert Nelson Jacobs
Cast: Brendan Fraser, Harrison Ford, Keri Russell, Meredith Droeger, Diego Velazquez, Sam M. Hall, Jared Harris, Patrick Bauchau, Alan Ruck, David Clennon, Dee Wallace, Courtney B. Vance, Ayanna Berkshire, P.J. Byrne, Andrea White
Produzione: CBS Films, Double Feature Films
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita: 23 Aprile 2010
Trama: John Crowley, dirigente della Bristol-Myers Squibb, ha due figli affetti dal morbo di Pompe, una rara malattia genetica che li costringe su una sedia a rotelle con problemi respiratori e disfunzioni del sistema nervoso. I bambini colpiti da questa sindrome muoiono in media non oltre i nove anni d'età. Crowley è ossessionato dal voler trovare una cura: contatta così il dr. Robert Stonehill, ricercatore all'università del Nebraska, il quale ha forse scoperto un metodo.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Misure straordinarieScritto da un collaboratore di Lasse Hallström (Chocolat, The Shipping News), Misure straordinarie è un prodotto vecchio stampo, di scontatissima ma sicura efficacia. Il quasi-68enne Harrison Ford, sempre pieno di risorse ma non più in vena di troppa azione data l'età (non si disperi: è di queste settimane l'annuncio che sarà nel Cowboys and Aliens di Jon Favreau), si è fatto ricucire su misura, da perfetto produttore esecutivo, il ruolo di un burbero dottor-cowboy del Nebraska, che nonostante il broncio riesce con la sua scienza a curare due bambini malati, e di conseguenza molti altri: quello che deve fare per reggere la parte è poco più che lanciare qualche urlo, fra gli altri, a Brendan Fraser, padre e uomo d'affari risoluto nel trovare risorse e razionalizzare gli sforzi per salvare i suoi piccoli. Lotterà con e contro le industrie farmaceutiche per farlo—più con che contro.
Il film è organizzato placidamente attorno all'amore-odio fra i due, con Fraser che fa l'inseguitore di un Ford ruspante, al lavoro in laboratorio con gli stivali da mandriano ascoltando musica rock. In città tutti lo chiamano «Doc», ma solo come diminutivo generico: ha troppo l'aspetto di «uno di loro» per esser credibile in camice. Le rispettive personalità sono quindi nette e costanti per l'intero viaggio che le porterà nel mutuo rispetto verso l'obiettivo; la moglie, interpretata da Keri Russell (sarebbe splendido vederla più spesso: avete recuperato Waitress?), si attiene all'essere sempre in forma ed indefettibile nel prendersi cura di casa e figli; questi ultimi (Meredith Droeger e Diego Velazquez), carini come mai potrebbero essere i veri malati del caso, forniscono il supporto drammatico che ci si potrebbe aspettare da bambini—o da chiunque altro, se per questo—in stato semi-terminale.
Il tutto è assemblato con competenza dallo scozzese Tom Vaughan (reduce dallo scondito Notte brava a Las Vegas con Kutcher/Diaz), sebbene buone parti della versione originale abbiano richiesto un ritorno alla cabina di doppiaggio. Ogni reale problematica legata allo stato della sanità americana viene chiaramente messa da parte, a favore di una storia di successo che semplifica le generalità dei coinvolti (è ispirato ad una storia vera, nella quale il professore dei miracoli aveva i tratti meno avvenenti e Middle America di un taiwanese) e la loro condizione socio-economica. In compenso, le emozioni sono asciutte e parche, per lo più ben legate a punti dell'intreccio (ad esempio, durante la convocazione di un incontro fra staff della Zymagen e la famiglia Temple, utile a delineare lo scontro con il Webber di Jared Harris).
Nell'insieme, abbiamo un modesto prodotto, inaugurazione della CBS passata dalla tv al cinema, sul quale giganteggia l'approvazione del conservatore Ford, tiranneggiante col suo bonario atteggiamento in stile get off my lawn. Tanto sbraitare, ma alla fine anche lui fa il suo dovere da bravo: la pellicola si conclude con la chiusura perfetta, nella quale finalmente Stonehill ha ritirato il suo assegno guadagnato con fatica ed è diventato a sua volta un capitalista che guarda al futuro. Adesso sbraita già meno.

Giudizio: 2


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