| Titolo originale: | id. | ![]() |
| Nazione: | Thailandia |
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| Anno: | 2008 |
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| Genere: | Horror, Thriller |
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| Durata: | 83' |
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| Regia: | Sopon Sukdapisit |
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| Sceneggiatura: | Sopon Sukdapisit |
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| Cast: | Chantavit Dhanasevi, Vorakan Rojchanawat |
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| Produzione: | GMM Tai Hub |
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| Distribuzione: | Wave Distribution |
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| Data di uscita: | 6 Agosto 2010 |
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| Trama: | Sebbene molto riluttante, un giovane proiezionista è costretto a fare una copia pirata di un atteso film horror di prossima uscita. Il film narra la storia vera di una donna impazzita che in un villaggio thailandese rapì dei bambini, credendoli figli suoi, e cavò loro gli occhi prima di essere scoperta ed impiccata dagli abitanti del luogo. Ma qualcosa sembra andar storto, e l'amico che stava riprendendo il film scompare misteriosamente dalla sala della proiezione. |
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Recensione di ALBERTO DI FELICE
Gli scarni numeri spiegano bene il perché del recupero agostano di questo debutto alla regia di Sopon Sukdapisit, in precedenza co-sceneggiatore con la coppia Pisanthanakun/Wongpoom (il loro Shutter, già con remake americano [Ombre dal passato], usciva in Italia a fine giugno 2006): sbarcato il 6 agosto in sole 24 sale, ha totalizzato al primo colpo l'onesto incasso medio di 804 € per esemplare. Così la neonata Wave Distribution (piccola compagnia operante dalla provincia di Lecco) ha subito programmato l'uscita dal successivo weekend di Alone, secondo film (del 2007) della coppia sopracitata, in 50 copie. È la spicciolata degli incassi estivi, che nel nostro paese sono ancora ridotti ai modesti ma fruttuosi recuperi di pellicole di genere, le uniche che purtroppo sembrano in grado di procurarsi un sufficiente pubblico.Sukdapisit, quanto al film, va giù di puro istinto alimentare con questa ennesima storiella di fantasmi e sensi di colpa. Ecco dunque che la protagonista in vario modo ectoplasmatica della pellicola è una donna macilenta dai lungi capelli, che si trascina con i suoi tic d'ordinanza (a cominciare dalla necessaria camminata sbilenca, con la quale la vediamo subito entrare in scena) presi di forza dai vari Ringu e Ju-on. Quel che probabilmente più dovrebbe interessarci è che il senso di colpa, ciò che giustifica il permanere del rancore e la sete di vendetta del fantasma, è in questo caso—come direbbe il bravo semiologo in erba—la sete di visione del Cinema stesso: non di semplice efferato delitto sepolto nel passato si tratta, bensì di una morte filmata in un film nel film nel film (il film horror di prossima uscita, il dietro le quinte che testimonia la veridicità dell'orrendo fatto, infine il prodotto finito di Sukdapisit che li ingloba—con un po' di zelo, potete contare anche i vari tentativi di bootleg, finiti tutti invero in malo modo).
Il semiologo in erba potrebbe sbizzarrirsi: il Cinema, direbbe, fagocita il Reale che di contro vuole tornare violentemente a prendersi la propria rivincita. In effetti l'idea è quella, e Sukdapisit impiega di certo la sua dose di diligenza nel far sì che almeno i contorni di questa fagocitazione cinematografica siano nettamente delineati: un film sta per uscire, il regista deve deciderne il taglio definitivo (primario occultamento del fattaccio), la pirateria incombe e genera già da sola un senso di paranoia nell'aria, al fin l'uscita nelle sale ed il finale aperto sulle nostre insicurezze (stile «Vengo a prenderti!»). La cornice ultima è però fornita dalla vicenda personale del protagonista Shane (Chantavit Dhanasevi), che da parte sua combatte con ricordi di droga e con sue relative colpe da espiare verso l'ex-ragazza Som (Vorakan Rojchanawat—Shane sta piratando il film per racimolare i soldi utili a riscattare il di lei orologio, impegnato per pagarsi le dosi).
Per riempire queste linee di qualche spavento, dobbiamo però sorbirci metodi di sfacciato menefreghismo per noi che prestiamo un minimo d'attenzione: trucchetti vecchi come il mondo (mi avvicino a quello che credo il fantasma, o sono inseguito da quello che credo il fantasma, per poi scoprire che …non è il fantasma) vengono tallonati a ruota da disordinati sogni (coi quali il fantasma può moltiplicarsi, e non c'è bisogno sia «reale» dato che lo sto sognando: il che vuol dire che posso spostarlo al piano di sopra o in cantina come più mi aggrada) e replay a piacimento (i criminali che perseguitano Shane, verso la fine, vanno in loop all'ingresso del fantomatico Cinema 3 del Mega Cineplex: Shane verrà salvato, oltreché dalla loro idiozia, da una bustina di popcorn!). Di fronte a questa roba, mille volte più dilettevole un'altra puntata di Final Destination.
Giudizio:

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