Copia conforme

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Titolo originale: Copie conforme Copia conforme / Locandina
Nazione: Francia, Italia, Iran
Anno: 2010
Genere: Drammatico
Durata: 106'
Regia: Abbas Kiarostami
Sceneggiatura: Abbas Kiarostami
Cast: Juliette Binoche, William Shimell, Jean-Claude Carrière, Agathe Natanson, Gianna Giachetti, Adrian Moore, Angelo Barbagallo, Andrea Laurenzi, Filippo Trojano
Produzione: MK2 Productions, BiBi Film, Abbas Kiarostami Productions, France 3, Canal+, Centre National de la Cinématographie, Toscana Film Commission
Distribuzione: BIM Distribuzione
Data di uscita: 21 Maggio 2010
Trama: Lo scrittore James Miller è a Firenze per presentare la traduzione italiana del suo ultimo libro, «Copia conforme», nel quale si propone di dimostrare psicologicamente e filosoficamente che – detta brutalmente e provocatoriamente – in arte è «meglio una buona copia che l'originale». Il giorno dopo, con una sua ammiratrice intraprende un viaggio in auto verso la cittadina di Lucignano. Nasce una discussione sui concetti del libro, e quasi senza accorgersene i due si troveranno in una storia d'amore. Ma è un'originale o solo la copia?


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Copia conformeSceltosi due interpreti perfetti nel reggergli l'illusione ad ogni passo—la sempre splendida Juliette Binoche ed il baritono esordiente attore William Shimell, che ricorda alla lontana lo Homayoun Ershadi de Il sapore della ciliegia—l'iraniano Abbas Kiarostami, tornato al lungometraggio di finzione dopo Dieci del 2002, si dedica con letizia alla messa in scena di un ferino dramma da camera, disteso sulle modulazioni paesaggistiche della Toscana. È un film con due protagonisti che forse ne sono quattro, che si conoscono da quindici anni o forse da meno di un giorno: sarà importante sapere quale fra le due alternative è vera, o sarà forse ininfluente, dato che tutto sta nel gioco stesso e la nostra idea di quel che sta accadendo è indistinguibile dalla realtà o è persino meglio di essa? Vorremmo, insomma, che stessero fingendo di non conoscersi prima, o fingendo di essere marito e moglie poi?
La differenza, per chi conosca l'autore, non è in fondo troppa, pur non essendo impossibile orientarsi nella «verità» dell'intreccio. Proviamo a far ordine. Due personaggi del cui passato non sappiamo nulla, un'antiquaria francese (la Binoche) e lo scrittore inglese James Miller (Shimell), intraprendono un viaggio da Firenze, dove lui si trova per presentare il suo ultimo libro le cui conclusioni reggono l'intero film, verso la piccola Lucignano. Iniziando a parlare in auto e si tesse una discussione—ispirata dall'argomento del libro, il ruolo o l'indifferenza delle copie rispetto agli originali—incentrata nella sostanza sulla verità dei rapporti e la conseguente felicità che se ne può ricavare. I due iniziano ad azzuffarsi: lui filosofeggia distante, mentre lei rinfaccia le difficoltà della vita vera. Durante una conversazione in un caffè della cittadina aretina si scopre che lo stesso libro di James è stato ispirato dal rapporto tra una mamma e il figlio, osservati anni prima a Firenze, che altri non sono che l'antiquaria e suo figlio (Adrian Moore). Nascono una tangibile tensione ed amarezza.
Ma mentre James si assenta per rispondere ad una chiamata, l'anziana proprietaria del locale ha equivocato sulla conversazione, svoltasi in inglese, e ha capito che i due sono sposati: invaghitasi di questa coppia sicuramente felice ma ora intenta a bisticciare, la rassicura sulla bontà del marito, che con tutti i suoi difetti le offre pur sempre una garanzia di stabilità. James, rientrato e messo a corrente dell'equivoco, continua con la donna ad assecondare l'anziana: da qui i due si mettono nei panni di marito e moglie, probabilmente adatti alle loro pregresse esperienze di vita, lei donna abbandonata che deve crescere un figlio il cui padre è assente, lui indaffarato intellettuale che alla famiglia si è sempre negato o non ha mai pensato. Il discorso si fa qui da ipotetico a reale, i due affrontando le scelte ed i comportamenti della propria vita. Perché «le copie hanno un valore in sé e per sé, perché riportano all'originale e di conseguenza ne attestano il valore».
Kiarostami, che come al solito è autore anche della sceneggiatura, traspone in contesto europeo e borghese la sua predilezione per gli scenari congetturati, realizzando quello che è probabilmente il suo film più rigoroso, teorico, ed assieme divertente. Da più parti si citano non a torto i nomi di Rossellini, Linklater e Wong Kar Wai, ma la direzione dell'iraniano si mantiene salda entro una sua personale idea allegorica, umanamente partecipe quanto distanziante: c'è vera seduzione e vera pena nella prova della Binoche, un'interprete mai inflazionatasi e mai svendutasi nonostante i tanti ruoli, così come Shimell ha il portamento del marito reticente cui molto c'è da rimproverare. Le ragioni e le modalità per le quali valga la pena di conservare una relazione dopo 15 anni sono esplorate con l'amaro di due attori (del e nel film) determinatissimi nel rinfacciarsi le proprie ragioni: anche se è solo un gioco, per loro e per noi ha tutto l'aspetto di non esserlo fino in fondo.

Giudizio: 3


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