Il buongiorno del mattino

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Titolo originale: Morning Glory Il buongiorno del mattino / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2010
Genere: Commedia, Drammatico, Romantico
Durata: 107'
Regia: Roger Michell
Sceneggiatura: Aline Brosh McKenna
Cast: Rachel McAdams, Harrison Ford, Diane Keaton, Patrick Wilson, Jeff Goldblum, Carmen M. Herlihy, Vanessa Aspillaga, 50 Cent, Liam Ferguson, Arden Myrin, Lloyd Banks, Reed Birney, Tony Yayo, Allen Warnock, DJ Whoo Kid, Michael Cramer, Rick Younger
Produzione: Bad Robot
Distribuzione: Universal Pictures Italia
Data di uscita: 4 Marzo 2011
Trama: Becky Fuller è la produttrice esecutiva della trasmissione della mattina presso una rete locale del New Jersey. Giovane ed entusiasta, fa il suo lavoro con estrema dedizione e una vita privata molto riservata. Un giorno però viene licenziata nonostante tutti i suoi sforzi, e si trova nello sconforto più totale. Fino a quando un network nazionale non l'assume per rialzare gli ascolti in picchiata di un altro morning show. Becky si rigetta con entusiasmo, ma tutti i suoi sforzi vengono vanificati dal pressapochismo dei suoi colleghi. Questo fino a quando non trova un furbo escamotage per reclutare contro la sua voglia un anchorman di successo, Mike Pomeroy. Ma l'uomo si rivela burbero, scontroso, totalmente disinteressato ad ogni forma di collaborazione perché giudica il suo compito privo di orgoglio rispetto al suo passato. Il tempo scorre, e se non porta su l'audience Becky potrebbe subire un nuovo licenziamento.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Il buongiorno del mattinoRetto brillantemente dallo scontro fra Rachel McAdams ed Harrison Ford, è benvenuto il ritorno alla commedia di Roger Michell undici anni dopo Notting Hill. Come chiunque vi ricorderà, il film è scritto dalla stessa Aline Brosh McKenna de Il diavolo veste Prada, del quale prende in prestito temi rilevanti sebbene non gli stessi meccanismi. Diciamo pure, per onestà, che i meccanismi sono più statici e meno perfettamente oliati; in compenso, la dedizione del duo (e dei comprimari, specie il reporter matto Matt Malloy e una co-conduttrice Diane Keaton più in disparte di quanto non vorrebbe darvi a credere il manifesto) nel dar loro la faccia è abbastanza ammirevole.
Ford, per primo, si limita a riproporre un personaggio che gli abbiamo visto fare ad nauseam (da ultimo in Misure straordinarie), quello del burbero professionista che non ne vuol sapere delle fandonie: sono ruoli che gli servono per procurarsi abbastanza soldi per rinnovare di tanto in tanto il kit di attrezzi da falegname, ma raramente si è potuto godere così tanto semplicemente vedendogli sfoderare a volontà la sua espressione lessa. La vera forza è però la McAdams, un’attrice che per motivi sconosciuti non si vede in giro abbastanza: può passare con grazia dal romantico Un amore all’improvviso al thriller State of Play nel giro dello stesso anno, mentre nei tre anni precedenti era praticamente sparita (rifiutando tra l’altro proprio il ruolo che sarebbe andato ad Anne Hathaway).
Al nucleo del conflitto, la creativa malleabilità femminile della giovane Becky Fuller (la McAdams) si oppone all’inflessibile rigore maschile del vecchio reporter pluripremiato Mike Pomeroy (Ford). La battaglia, al di là dell’audience, riguarda in fondo i mezzi coi quali portare le notizie al pubblico: Pomeroy è conscio che si tratti di questo, e fa l’elitario che crede solo nel professionismo spinto e di poche parole; Becky non ne fa uno slogan, ma da concreta sa che per arrivare alle casalinghe che votano è necessario la notizia sia un conciso e diretto intervallo tra qualche buona ricetta di cucina e consigli sulla menopausa. Vincerà ovviamente la seconda, perché la scorza del maschio va rotta; ma la rude simpatia di Ford è tale che, mentre prepara la sua frittata, anche lui ha vinto.
Il film è semplice e buono come il pane, nonostante possa sembrare già visto e alla lunga ecceda un pizzico nella ricongiunzione filosofico-sentimentale fra il mentore e l’allieva. Ma son cose che si perdonano in fretta, almeno nella misura in cui vi è agevole lasciarvi andare al piacere degli interpreti. Non vivono di grossi sussulti, ma è questo che rende loro ed il film così rassicuranti senza perdere in acume. Inoltre, come linea secondaria dell’intreccio, quella propriamente romantica, avrete modo di assistere alla formazione di una della coppie più belle che possiate trovare sullo schermo: Rachel McAdams e Patrick Wilson, entrambi attori volentieri in secondo piano quando per bravura e presenza meriterebbero maggior considerazione.

Giudizio: 2


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Il buongiorno del mattinoDiretto dal regista di Notting Hill (Roger Michell) e sceneggiato da colei che eseguì lo stesso compito per Il diavolo veste Prada, questo Il buongiorno del mattino (l'originale Morning Glory come sempre è più azzeccato) è una gustosa commedia ironica, neanche tanto sentimentale, che prende il mondo della televisione che ci augura la buona giornata e lo mostra in maniera spigliata e frizzante ma estremamente sincera, con tutti i suoi dolori, pecche e le sue virtù. In America i programmi d'apertura del giorno (per intenderci, i nostri «Uno mattina») sono considerati essenziali per i palinsesti, ma non la pensa così Mike Pomeroy (un sempre bravo Harrison Ford) che, costretto da una esuberante direttrice di produzione, Becky (Rachel McAdams, bravissima, totalmente in parte) a partecipare a una di queste trasmissioni, deve giocoforza abbassare le sue ambizioni di anchorman con esperienza quarantenne di serissime notizie, per darne di molto più futili co-conducendo con una donna che non sopporta, Colleen Peck (Diane Keaton, in formissima attoriale/interpretativa, che duetta alla grande con Ford). Becky dovrà a tutti i costi cercare di convincere Pomeroy a collaborare, perché se gli ascolti non si alzano verrà licenziata.
Prendendo a sberleffo ed esempio alcuni aspetti del mondo televisivo (come ha fatto splendidamente per esempio la serie tv Boris, sottostimata ingiustamente dal grande pubblico), si prende il fatto che il lavoro è fonte non sempre di sola sofferenza e di fatica, ma anche una sorta di linfa vitale che ti aiuta a combattere con maggiore energia il vivere quotidiano. Becky di fatto dorme pochissimo quando lavora, ma di contro è felice, nell'interludio fortunatamente breve in cui rimane disoccupata la vediamo triste e pensierosa non solo per i soldi ma anche per altro: le mancano la benzina e il propellente, la gioia di essere e di agire. La critica all'ambiente è al vetriolo senza nessuna pietà: si usano situazioni folli (anche un ottovolante) per poter ridare dignità agli ascolti ma non a quanto sentiamo, serve e vale di più il contesto mediatico di quanto conti la notizia. Se prima erano delle banalità rimarranno tali anche se diciamo le stesse cose dal monte Olimpo, ha ragione Mike Pomeroy a voler vivere diversamente la diffusione dell'informazione diventata clownesco intrattenimento; quello che viene evidenziato è che in fondo esiste un tempo e un luogo per tutto, alzarsi al mattino sorridendo e sperare se non altro che possa esserci non solo nero all'orizzonte.
I personaggi laterali sono tutti gustosissime macchiette, il ritmo non cala mai e l'assunto di base non viene perso, ma modificato, plasmato e poi chiuso in maniera corretta e precisa con il doveroso colpo di scena davanti a una città che dorme o si sveglia segnando il nuovo corso. Presente anche Jeff Goldblum, che prima o poi speriamo ritornare da protagonista e non solo da valida spalla. Questa è la classica commedia perfetta, dai meccanismi oliati che non falliranno mai, con una presenza centrale esuberante, una coppia di inossidabili vecchietti ottima, e lo svolgersi elicoidale delle situazioni calibrato con il misurino per donare il giusto sentore della crisi economica mondiale in atto.
Prodotti da J.J. Abrams e la sua Bad Robot, si percorrono gli ambienti lavorativi lasciando la scontata presenza della storia d'amore in un cantuccio (l'amante molto discreto è Patrick Wilson); abbiamo in un breve cammeo il rapper 50 Cent, altre brevi presenze in alcuni giornalisti a noi completamente estranei e famosi in patria. Questo il sunto di un film semplice ma estremamente piacevole, che vi consigliamo per un divertimento intelligente e garbato.

Giudizio: 2.5



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