Amici miei – Come tutto ebbe inizio

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Titolo originale: id. Amici miei - Come tutto ebbe inizio / Locandina
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 108'
Regia: Neri Parenti
Sceneggiatura: Piero De Bernardi, Neri Parenti, Fausto Brizzi, Marco Martani
Cast: Christian De Sica, Michele Placido, Giorgio Panariello, Paolo Hendel, Massimo Ghini, Massimo Ceccherini, Alessandro Benvenuti, Barbara Enrichi, Pamela Villoresi, Alessandra Acciai, Chiara Francini
Produzione: Filmauro
Distribuzione: Filmauro
Data di uscita: 16 Marzo 2011
Trama: Siamo nel '400 a Firenze, alla corte di Lorenzo de' Medici. Cinque amici, socialmente diversi tra di loro, si divertono a fare qualunque tipo di scherzi per passare il tempo in allegria, lazzi orditi anche a danno di alcuni di loro stessi ma anche a suore, falegnami e persone di ogni tipo. Neppure l'arrivo della peste li fermerà dal compiere zingarate, e la loro impresa suprema sarà la folle elaborazione della prima mitica «supercazzola», cioè un giro di parole senza senso per confondere chi li sta a sentire.


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Amici miei - Come tutto ebbe inizioPenso che nessuno dei lettori possa non sapere dell'esistenza della serie di Amici miei, uno dei capisaldi della commedia all'italiana, dove cinque amici – il Necchi (Duilio Del Prete), il Melandri (Gastone Moschin), il Perozzi (Philippe Noiret), il Sassaroli (Adolfo Celi) e il Mascetti (Ugo Tognazzi) – ordivano scherzi di ogni genere con infinita fantasia; mitica rimane la scena dello schiaffeggiamento sulla banchina del treno ai viaggiatori intenti a salutare i parenti dal finestrino. Sono passati ormai tanti anni dalla chiusura non proprio fulgida con l'atto terzo, e ora Neri Parenti, re dei cinepanettoni, dirige con il cast di fidati interpreti il prequel – d'altronde per ovvie ragioni non era il caso di fare un atto quarto – portando le vicende in una Firenze del '400 che sta per vivere l'incubo della peste.
I cinque amici che compivano le «zingarate» vengono trasportati pari pari alla corte di Lorenzo de' Medici (un redivivo Alessandro Benvenuti), ed è così che il Sassaroli primario di una clinica diventa un cerusico di nome Jacopo (Paolo Hendel), il Necchi che gestiva un bar è Cecco che ha una locanda (Panariello), Perozzi che tradiva la moglie è ora Manfredo (Ghini), anch'esso con il vizietto del letto improprio anche se ha una torma di figli, Mascetti nobile decaduto è ora Filippo (De Sica) mentre l'architetto Melandri in cerca di donna è l'unico anomalo, diventato un nobile, Duccio (Placido). Questi amici in tempi oscuri con l'ombra della peste non esiteranno a fare scherzi di cattivo gusto e a beffeggiarsi di chiunque, anche tra di loro.
Con il soggetto firmato da tre degli autori originali (Piero De Bernardi, Leo Benvenuti, Tullio Pinelli – il quarto era Germi, che doveva anche dirigere il film sostituito poi da Monicelli) e aiutati anche da Brizzi, Martani e Parenti, è il classico film che si può definire in una sola parola: inutile, con tutti e due gli occhi al botteghino e composto da un cast rassicurante per il pubblico che lo segue indipendentemente dalla trama (vedi i cinepanettoni, uno più orrendo dell'altro ma con un buon riscontro economico).
Non sappiamo bene a cosa serva narrare la genesi della prima «supercazzola», il discorso folle che nulla significa ad uno stralunato interlocutore, oppure dare un finale già visto, narrare di piscio bevuto o clisteri primordiali, mettere nani dai grossi attributi in cortili di suore, ma sappiamo bene che questo prequel perde tutto quel senso di amarezza e malinconia che faceva grande l'originale, quella voglia di trasgredire genialmente per non rassegnarsi ad una vita deprimente uccisa da illusioni irrealizzate.
Le geniali burle che erano dei veri piani strategici qui sono ridicole e vuote, non c'è nulla di interessante e neppure malizioso, si rasenta in più punti la noia, come la lunga presa per il sedere al legnaiolo (Ceccherini, che come sempre fa il pazzo); tutto senza mordente arriva alla morale che non ci si deve staccare dal gruppo di amici per fare avventura a sé. Se la sceneggiatura non brilla, buona comunque rimane la ricostruzione: costumi ed ambientazione sono ben fatti, credibili e offrono un'immersione nello spazio luogo senza sbavature, un merito che in parte salva qualcosa ma non rende certo la fruizione soddisfacente.
Un prequel furbo ed accattivante di cartellone per il grande pubblico, che susciterà la giusta ira dei puristi della fase finale della commedia all'italiana; purtroppo, indipendentemente dai sofismi cinematografici che imporrebbero maggiore rispetto per l'uso – la mancanza di fantasia genera sempre più spesso queste cose, qua come in America – la vera realtà che dobbiamo considerare è che il prodotto annoia e non ha nessun brio. La storia era già costruita interamente prima e non servivano banali origini.

Giudizio: 1.5


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 1
Emanuele Rauco
:
1.5


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