The Ward – Il reparto

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Titolo originale: The Ward The Ward - Il reparto / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2010
Genere: Horror, Thriller
Durata: 88'
Regia: John Carpenter
Sceneggiatura: Michael Rasmussen, Shawn Rasmussen
Cast: Amber Heard, Lyndsy Fonseca, Danielle Panabaker, Jared Harris, Mamie Gummer, Mika Boorem, Sydney Sweeney, Laura-Leigh, Sean Cook, Milos Milicevic, Jillian Kramer, Sali Sayler, D.R. Anderson, Susanna Burney, R.J. Hampton
Produzione: FilmNation Entertainment, Premiere Picture, Echo Lake Entertainment, A Bigger Boat, Modern VideoFilm, North by Northwest Entertainment
Distribuzione: BIM Distribuzione
Data di uscita: 1 Aprile 2011
Trama: 1966. Kristen è una ragazza disturbata e con un terribile accadimento alle spalle: ha incendiato, apparentemente senza motivi, una casa. Per cercare di guarirla, viene rinchiusa in un reparto psichiatrico dove incontra altre quattro ragazze che come lei soffrono di problemi comunicativi, anche se all'apparenza sono normalissime. Kristen si renderà subito conto che qualcosa non funziona e cercherà in ogni modo di lasciare la struttura, ma i suoi sforzi saranno vani. Intanto una terribile minaccia incombe sul gruppo di giovani ragazze.


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

The Ward - Il repartoFog, 1997: Fuga da New York, Halloween, Distretto 13: John Carpenter ha creato delle icone immortali all'interno del cinema di genere ritenuto minore, il thriller-horror e l'action. Ora torna con una pellicola old-style, ambientata negli anni sessanta (1966, per la precisione), che ci racconta di un gruppo di ragazze chiuse in un reparto psichiatrico che devono lottare per salvare la pelle di fronte a una minaccia di cui non conoscono nome e origine. Protagonista è la giovane Kristen (Amber Heard), internata in una struttura psichiatrica a seguito dell'incendio di una casa. Qui conosce altre quattro ragazze che hanno vari problemi, il tutto sotto l'occhio del dottor Stringer (Jared Harris) che le cura e le psicanalizza. I problemi e le cose misteriose non tarderanno ad arrivare.
Correva l'anno 2001 e Carpenter dirigeva quello che sembrava essere il suo canto del cigno, Fantasmi da Marte;  passano nove anni e ora il vecchio leone ci presenta questo floscio The Ward, risibile ghost story senza il minimo mordente, un belato più che un ruggito. Chi ama Carpenter sa benissimo che il grande artigiano ha alternato ottime indimenticabili pellicole con delle assurde marchette («Mi servono per finanziare i miei film validi che non guadagnano», amava dichiarare), però si poteva pensare che passati nove anni (neppure Kubrick arrivava a tempi di stasi tanto lunghi) la pellicola avesse avuto un lavoro alle spalle tanto minuzioso da poter essere un piccolo gioiello. Invece, purtroppo, no.
Seppure con agli effetti speciali – invero minimali – un esperto del settore come Greg Nicotero (vedere l'ottimo lavoro fatto per Piranha 3D), Carpenter ci consegna un lavoro fiacco e imbolsito dal gusto poco ispirato dei tempi in cui è ambientato, vuoto di idee e con tantissime contaminazioni sue (Halloween, con la caduta dalla finestra e Il signore del male con le infermiere e l'ambiente ospedaliero, partendo dalla scena dei piedi alzati da terra) e di altri (la più clamorosa ed importante la dovete trovare da soli, altrimenti verrebbe rivelato il finale). Sembra che i vecchi maestri di genere (chi dimentica lo sprepitoso La cosa, che pur essendo un remake lasciò un segnò nei tempi?) come lui e Argento (speriamo che Craven con l'imminente Scream 4 non faccia la stessa fine) abbiano perso con l'età ogni spunto creativo, lo smalto e la voglia di trasgedire, di raccontare per linee indipendenti cose che altri hanno sviluppato come lavori su commissione.
Oramai poi i film a livello psichiatrico hanno inflazionato le produzioni odierne: Shutter Island ha ora intorno a sé degli epigoni davvero minimali (pure Snyder c'è caduto recentemente), se continuiamo così sembra che il fiorire sia solo uno sbocciare senza petali, sfruttiamo il filone fino all'osso e spenniamo gli appassionati. Quello che manca in The Ward non è la bellezza di ripresa in se stessa, che appare comunque degna e rispettosa delle capacità di chi è un vecchio volpone dietro la macchina da presa: non c'è suspense, l'apparizione della creatura è banalissima, le decisioni prese dalle povere vittime sono risapute, chi con la musica (molte volte eseguita in proprio con dei temi davvero notevoli) sapeva creare la nicchia progressiva della paura ora la usa in maniera marginale.
Carpenter torna copiando e scimmiottando, lui che aveva dato l'esempio, senza darci nessun personaggio da trasporre a memoria (Kurt Russell, dove sei?) e privo del minimo interesse. C'è una possibilità da tenere conto che ci fa ancora più paura: bisognerebbe chiedergli se questa è la marchetta oppure il film d'autore. Nel primo caso, lui sempre indipendente e in forti scontri con i produttori è giusto che racimoli denari cercando una pellicola facilmente codificabile e assimilabile; se però fossimo nel secondo caso, allora dovremmo incominciare a preoccuparci in maniera seria.

Giudizio: 1.5


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 1.5
Emanuele Rauco: 2.5


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