Il ventaglio segreto

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Titolo originale: Snow Flower and the Secret Fan Il ventaglio segreto / Locandina
Nazione: Cina, Stati Uniti
Anno: 2011
Genere: Drammatico, Storico
Durata: 105'
Regia: Wayne Wang
Sceneggiatura: Angela Workman, Ron Bass, Michael K. Ray
Cast: Bingbing Li, Gianna Jun, Hugh Jackman, Vivian Wu, Jeon Ji-Hyun, Archie Kao, Wu Jiang, Angela Evans
Produzione: IDG China Media
Distribuzione: Eagle Pictures
Data di uscita: 8 Luglio 2011
Trama: Cina. Nel 1829 due bambine, Fiore di Neve e Giglio Bianco, subiscono la dolorosissima pratica della fasciatura dei piedi, che creerà loro dei piccolissimi piedi perfetti per avere un marito altolocato che le apprezzi proprio per questa caratteristica. Le due bambine saranno delle «laotong», unite per sempre nell'anima, e si scambieranno notizie della loro vita anche quando sono lontane tramite delle note su un ventaglio. Intanto, nella Shanghai moderna due ragazze vivono momenti difficili: una di esse ha avuto un incidente e l'altra, donna in carriera in procinto d'andare a New York, sta cercando di riallacciare il rapporto con l'amica leggendo nel loro passato. Le storie delle quattro laotong si mischiano continuamente in bilico tra sofferenza e gioia.


Recensione di AUGUSTO LEONE

Il ventaglio segretoA volte la semplice suggestione all’interno di un rapporto affettivo costituisce il più indistruttibile dei legami. Nella Shanghai del 1997, l’anno in cui Hong Kong torna alla Cina, Nina (Bingbing Li) e Sophia (Gianna Jun) sono amiche e lo resteranno con il passare degli anni, mentre tutto intorno a loro si trasforma: l’una riscatta le umili origini studiando e facendo carriera, l’altra, orfana di madre, cresciuta da una matrigna arcigna e da un padre rovinato dalle speculazioni in Borsa, non ha avuto altrettanta fortuna. Eppure si sono amate e si amano intensamente, tanto da sacrificarsi l’una per l’altra, quando il destino lo impone.
Ne Il ventaglio segreto di Wayne Wang (Smoke, Un amore a 5 stelle), regista di Hong Kong convertito ai generi hollywoodiani, il presente di una metropoli fatta di autostrade, cantieri in costruzione e capitalismo rampante non sarebbe in grado né di far germogliare né di giustificare un rapporto a due cosi altruistico: per questo le due ragazze escludono l’arido oggi dal loro orizzonte e alimentano un anacronistico idealismo rievocando il passato remoto di una civiltà secolare in cui riti e codici cifrati celebravano la solidarietà muliebre contro una società brutalmente maschilista.
Pertanto la disillusa Sophia si rifugia nell’appartamento segreto del padre, diventa scrittrice e riscrive la storia sua e dell’amica, traslocando in un’altra epoca e trovando nomi assai più poetici: in tal modo le anonime peripezie di due giovani donne si trasformano nella tragica epopea di Fior di Neve e Giglio Bianco, legate solennemente dall’avere subito bambine la fasciatura dei piedi nello stesso giorno e dal giuramento del laotong.
Siamo nelle Cina in tumulto della fine del XIX secolo e le due ragazze sono separate dalla differenza di classe, tuttavia mantengono vivo il reciproco amore comunicandosi confidenze ed emozioni nelle pieghe del ventaglio tramite il nu shu, una scrittura conosciuta solo dagli iniziati e indecifrabile per gli altri. Mentre Sophia è in coma all’ospedale per un incidente, Nina legge il romanzo, fruga nella  memoria, cerca fra gli algidi neon di un Shanghai avveniristica i segni di un’amicizia indissolubile e li trova mettendo ordine fra le pagine del libro, a patto di identificarsi con la passione delle dolenti eroine.
Il ventaglio segreto diventa allora un percorso di formazione sentimentalmente trascinante  come si addice a un mélo, però monco, ossia privo di punti di partenza e di approdo: la realtà pateticamente romanzesca del laotong è una giustapposizione lacrimevole a uno sfocato sfondo contemporaneo. Il disagio di due ragazze emancipate della Cina ai tempi di Facebook davvero è assimilabile al feuilleton di Fior di Neve e Giglio Bianco e ai loro ventagli segreti? Perché no? Ogni epoca sa come ingannare la propria solitudine.

Giudizio: 1.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Il ventaglio segretoWayne Wang, regista raffinato ma che nel tempo, dopo Smoke e Blue in the Face, si è perso con produzioni davvero minimali (non possiamo definire diversamente Un amore a 5 stelle o Il mio amico a quattro zampe), ora si cimenta con un polpettone meló di rara pesantezza, il romanzo «Fiore di neve e il ventaglio segreto», che racconta con continui flashback la storia di quattro donne tra Cina del 1800 e quella attuale, con degli spezzoni degli anni '90. La parte rétro e quella moderna si frammistano con una tale velocità che a volte non capiamo neppure quali cose si vogliano approfondire, non facciamo in tempo a concepire luoghi e situazioni che subito ci troviamo in altri completamente diversi, ci si ritrova a volte estranei a dover faticosamente riallacciare i fili di un discorso di due momenti legati da un comun denominatore debolissimo.
Siamo nella Cina del 1800, dove le donne hanno solo il dovere di essere piacenti a un uomo ed essere fertili di un maschio; a due bambine, Fiore di Neve e Giglio Bianco, viene praticata la dolorosa fasciatura dei piedi, in modo che da adulte abbiano piedini piccoli e perfetti ma anche una tremenda difficoltà a camminare. Verranno fatte incontrare da una sensale e si giureranno amicizia eterna («laotong»); una volta sposate dovranno dividersi, avranno destini opposti ma si scriveranno in gran segreto tramite le pieghe di un ventaglio perpetuando il loro legame. Nell'epoca attuale Sophia e Nina sono amiche per la pelle ma hanno saputo della leggenda delle laotong e una di esse vorrebbe scriverci qualcosa, ma la frenesia della vita le costringe ad essere lontane e non riescono più a condividere nulla come invece facevano negli anni '90. Un terribile accadimento farà riconsiderare il tutto ripensando alle loro lontane ave dai piedi fasciati.
Con la presenza di Hugh Jackman nella parte di un dandy che ha nostalgia dell'Australia (ne siamo davvero sorpresi), il film ha una correttezza stilistica innegabile, tanto da essere sottotitolato per il 90% per dare un maggior impatto e coinvolgimento. Ha inoltre un tema potente attraverso i tempi (fattore sempre affascinante), ma purtroppo ha i difetti di cui si diceva prima: tutto è enfatizzato da lunghi pensieri in mezzo a poche parole, cose grandi o piccole, non vola mai neppure nelle situazioni più tragiche restando legato a una fortissima componente teatrale, dove l'essere subisce il tempo e non lo sfrutta per la sua condizione di donna sottomessa, dove i (piccoli) moti di ribellione sono fatti sempre e in ogni caso verso la laotong e mai contro l'uomo che dispone e non propone.
Non è sbagliato far vivere il film su due piani paralleli, ma qui le storie sembrano essere due comparti completamenti diversi: se il montaggio dividesse completamente le scene moderne da quelle di un tempo e le unisse cronologicamente non avremmo nessun cambiamento emotivo, purtroppo non serve neanche la scena in cui le figure si incontrano astrattamente senza parlarsi, l'ideale tratto d'unione è statico e banalissimo.
Ma non possiamo condannare questo meló in maniera totale: che ad alcuni possa risultare monotono ed indigesto è comprensibilissimo, ma per altri che non vivono di sofismi dell'etica cinematografica e si vogliono far cullare da un'esposizione eticamente corretta delle cose in immagini fotografate con maestria (con piccola denuncia di quanto fossero dolorosi certi obblighi, vedi le foto della mostra sui piedi e l'impossibilità di correre) può essere un ottimo spettacolo e una soddisfazione più che decente. Il ventaglio segreto nasconde nelle sue pieghe un chiaro messaggio: o lo adori o ti annoia a morte, senza vie di mezzo possibili.

Giudizio: 2


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