Big Mama: Tale padre tale figlio

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Titolo originale: Big Mommas: Like Father, Like Son Big Mama: Tale padre tale figlio / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 107'
Regia: John Whitesell
Sceneggiatura: Matthew Fogel
Cast: Martin Lawrence, Brandon T. Jackson, Jessica Lucas, Michelle Ang, Portia Doubleday, Emily Rios, Ana Ortiz, Henri Lubatti, Lorenzo Pisoni, Tony Curran, Marc John Jefferies, Brandon Gill, Zack Mines, Trey Lindsey, Ken Jeong
Produzione: The Collective, Friendly Films, Friendly Films Productions, New Regency Pictures, Regency Enterprises, Runteldat Entertainment, Twentieth Century Fox Film Corporation
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 8 Luglio 2011
Trama: L'agente dell'FBI Malcolm Turner è su un caso sospetto, ma deve al contempo combattere col figlio Trent, ammesso di fresco alla prestigiosa Duke University ma troppo preso dal rap per pensare di continuare gli studi. Le insistenze del giovane, ancora minorenne, affinché il padre gli firmi un contratto discografico si incroceranno col delicato caso d'investigazione federale: la coppia padre-figlio dovrà cercare rifugio in un collegio musicale femminile, nei panni di Big Mama e di sua nipote Charmaine.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Big Mama: Tale padre tale figlioRicorderete ovviamente tutti il comico Martin Lawrence agghindato in ingombrante costume di lattice, impegnato sotto copertura in Big Mama, pellicola di undici anni or sono diretta da Raja Gosnell (l’ultima sua meritoria impresa, la terza versione cinematografica de I Puffi, la prima in cui si cimentano gli americani, è in arrivo a settembre) e seguita nel 2006 da un bis diretto da John Whitesell, autore dell’imbarazzante natalizio Conciati per le feste, pellicolaccia dal forte sapore televisivo nella quale riusciva a estrarre il peggio da persone amabili quali Matthew Broderick e Danny DeVito. Chi scrive se ne ricorda, pur non avendo visto il seguito: e non potrete biasimarlo per averlo saltato, sapendo che già solo il primo era fra le manifestazioni di boccaccesca comicità più svilenti arrivate nelle sale.
La squadra Lawrence+Whitesell torna ora con un terzo capitolo nel quale un padre passa il testimone al figlio (Brandon T. Jackson), facendogli apprendere valori quali l’importanza dell’educazione e il rispetto per l’autorità paterna mentre è costretto con lui a rifugiarsi in un istituto musicale femminile, conciandosi necessariamente da vecchiarda Mami con egualmente obesa nipote al seguito.
Come i loro costumi, le due sono ovviamente parecchio senza confini, e nell’occasione il giovane non può che esser turbato dall’impressionante quantità di estrogeni e progesterone in circolazione; non appena avrà finito di sbavare incredulo, si concentrerà sulla bella Haley acqua e sapone (Jessica Lucas). Ma, come Dustin Hoffman ci insegna dalla sua dura vita da donna con Jessica Lange, gestire una situazione del genere è dura; intanto anche Big Mama è impegnata col custode tuttofare dell’istituto (Faizon Love), che nutre un debole per le taglie forti di una certa età. Il figlio metterà alla fine da parte le aspirazioni da rapper (possono aspettare) e si iscriverà all’università mettendo la testa a posto grazie all’esperienza (che dopotutto gli consente di apprendere qualche mossa di danza dal babbo old school) e alla ragazza giusta.
Chiamare «MacGuffin» il pretesto col quale padre e figlio son costretti all’incognito sarebbe un’offesa all’origine storica del termine: complimenti allo sceneggiatore esordiente Matthew Fogel per essersi fatto venire in mente che dei mafiosi russi (Tony Curran a capo) cercano informazioni di vitali importanza custodite in una pennetta flash, finita per pura coincidenza nella scuola femminile in esame; un omicidio di cui il figlio dell’agente FBI Lawrence è involontario quanto stolto testimone fa il resto.
È chiaro perché questi filmacci continuino a esser prodotti: a fronte di un costo medio di 30-40 milioni di dollari, il primo ne ha incassati solo in casa la bellezza di 120 e il secondo 70. Evidentemente devono ricevere consensi presso un pubblico che, a giudicare dai personaggi, è principalmente quello nero di bassa estrazione, al quale vengono serviti abbondantissimi montaggini musicali di riferimento. Questo terzo è andato molto più fiaccamente, ma ha comunque portato a casa il doppio del budget, considerando gli incassi mondiali: il pericolo di un quarto non è ancora scampato. In Italia però Big Mama 3 ha incassato solo 21.000€: forse bastano a far capire che almeno noi non ne vogliamo più sapere.

Giudizio: 1

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