| Titolo originale: | id. | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti |
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| Anno: | 2011 |
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| Genere: | Fantascienza, Giallo, Thriller |
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| Durata: | 112' |
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| Regia: | J.J. Abrams |
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| Sceneggiatura: | J.J. Abrams |
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| Cast: | Joel Courtney, Elle Fanning, Kyle Chandler, Riley Griffiths, Gabriel Basso, Ryan Lee, Zach Mills, Jessica Tuck, Joel McKinnon Miller, Ron Eldard, Amanda Michalka, Britt Flatmo, Glynn Turman, Noah Emmerich, Richard T. Jones, David Gallagher, Brett Rice, Michael Giacchino, Bruce Greenwood, Beau Knapp |
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| Produzione: | Paramount Pictures, Amblin Entertainment, Bad Robot |
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| Distribuzione: | Universal Pictures Italia |
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| Data di uscita: | 9 Settembre 2011 |
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| Trama: | Nell'estate del 1979, il giovane Joe Lamb con i suoi amici sta realizzando un filmino amatoriale, con per soggetto un'invasione di zombie, da presentare a un festival giovanile. Una sera, quando la piccola compagnia sta girando in una stazione ferroviaria in disuso, un pick-up si mette sulle rotaie e provoca volontariamente uno scontro frontale con un treno che trasporta un carico misterioso. Dopo la devastazione, i ragazzi vedono arrivare la Air Force in pieno assetto di guerra e scappano terrorizzati. Ma la loro cinepresa caduta a terra durante l'incidente ha ripreso tutto; ora rischiano ritorsioni pesanti da parte delle autorità militari che vogliono insabbiare ogni cosa. Intanto in città spariscono misteriosamente animali e oggetti metallici. | |
Recensione di PAOLO ZANINELLI
«Ciò che serve a uno zombie movie per procedere nella narrazione è la moglie. Con lei tutta la storia scorrerà più fluida e con meno intoppi». Probabilmente questa conversazione, proposta nella prima parte di Super 8, è la trasposizione di una più lunga e profonda discussione avvenuta molti anni or sono tra un giovane J.J. Abrams e un meno giovane Steven Spielberg, a cui questo film rende incondizionatamente omaggio.Super 8 racconta la storia di Joe (Joel Courtney), un ragazzino che dopo l’improvvisa scomparsa della madre a causa di un incidente sul lavoro si trova di colpo a condurre una vita da adulto e non più da bambino, dovendo badare a se stesso. Il padre (Kyle Chandler), troppo addolorato e troppo impegnato per badare al figlio, risulta spesso un ostacolo piuttosto che un appoggio per il ragazzo, che fa di tutto per mantenere fede alla promessa fatta a Charles (Riley Griffiths), suo amico, di aiutarlo a realizzare un film. Anche se questo per Joe significa andare contro la volontà di suo padre e uscire la sera di nascosto. Charles e la sua numerosa e rumorosa famiglia sono per Joe un affresco da osservare a distanza, senza accettare mai gli inviti rivoltigli a restare, di ciò che ha recentemente perso; il suo gruppo di amici un nuovo parentado col quale passare la giornata divertendosi. Quando a loro si aggiunge Alice (Elle Fanning) per interpretare il ruolo della moglie del detective, Joe compie un altro passo verso la maturità innamorandosi di lei. E sarà questo amore timido, impacciato e platonico come solo l’amore vero può essere (o forse solo il primo, ma qual è la differenza?) a condurre la storia fino al necessario ma doloroso abbandono del passato finale.
Così Super 8 è un racconto di formazione di adolescenti e adulti, e le situazioni straordinarie intorno a loro servono solo per renderli consapevoli di ciò che è importante e ciò che, al contrario, è solo una distrazione o una scusa per non assumersi le proprie responsabilità. Una volta acquisita una nuova determinazione, nessun ostacolo – militare, bellico, extraterrestre o semplicemente pregiudizio – risulta insormontabile.
Tecnicamente Super 8 è preciso come un meccanismo a orologeria. La regia è pulita e complicata come i film prodotti dalla Amblin a cui si rifà. La macchina da presa è sempre in movimento, ma questi movimenti non sono mai fini a se stessi, come sempre più spesso capita di vedere nei film d’azione moderni: servono a raccontare o a svelare nuove emozioni o sfumature di carattere all’interno dei personaggi (eclatante l’uso continuo di character dolly). Anche le situazioni rispecchiano quelle più classiche dei film di Spielberg, a cominciare dal personaggio secondario distratto che si perde quello che sta succedendo alle sue spalle, fino al rockettaro strafumato che, perso nel suo mondo, non si gusta l’incredibile spettacolo finale. Così pure la fotografia di Larry Fong si rifà ai film Hollywood junior anni ’80, con l’utilizzo di luci dure e importanti controluce, anziché le sorgenti morbide e più naturali utilizzate dallo stesso Fong in Sucker Punch. Spesso capita anche di vedere la fonte di luce ripresa, ma questo è un pretesto per aggiungere ancora un po’ di fintissimo flare, presente soprattutto nelle scene più cariche emotivamente.
Il risultato è qualcosa che allo spettatore moderno può apparire più artificioso e, nel complesso, «finto» rispetto a ciò che è abituato a vedere. Questo, unito all’ambientazione metà anni ’80, alle BMX, ai walkman, agli acquedotti, alle musiche (a dir la verità poche e non molto invasive), trasporta lo spettatore indietro nel tempo.
Gli attori sono la vera e propria sorpresa di questo prodotto. Pur essendo dei bambini, risultano più naturali e credibili rispetto ad attori con moltissima esperienza e capelli brizzolati (o stempiati). Elle Fanning è letteralmente capace di far innamorare il bambino che è in ognuno di noi, al quale Joel Courtney presta una faccia perfetta in ogni situazione. Indimenticabile sarà l’interpretazione offerta da Riley Griffiths, che incarna l’amico loquace e indiscreto che qualsiasi bambino ha avuto alle medie, un amico non ancora magro.
Super 8 è, per lo spettatore cresciuto a pane e Amblin, un vero e proprio ritorno al passato, che riesce a resuscitare emozioni legate a un periodo che ormai credeva perduto. È come prendere E.T., mischiarlo con I Goonies, aggiungerci un pelo di Lost e un po’ di It e, infine, agitare bene: il risultato è un finale che, letteralmente, obbliga a guardare in alto. Più incerto riesca a riscuotere le stesse emozioni in persone più adulte, che quindi non hanno vissuto la propria giovinezza scandita da Spielberg, Donner e Zemeckis; così come interessante sarà scoprire se riuscirà, nella generazione di ragazzini tra gli 8 e i 13 anni, a suscitare curiosità e desiderio di recuperare quello che, tra i vari Harry Potter e Twilight, si sono persi.
Giudizio:

Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Audiocassette? Super 8? Per molti dei nostri lettori che fanno fatica a ricordare le VHS certe cose potrebbero sembrare tecnologia antidiluviana (e vista la folle corsa tecnologica degli strumenti home video non hanno torto); di fatto per coloro che negli anni '70/'80 erano ragazzi in Italia (come il vostro affezionatissimo), i film amatoriali erano girati con piccole telecamere portatili che riprendevano l'immagine grazie a costosissime pellicole di 3 minuti circa ciascuna. Questo nuovo film del magnate J.J. Abrams (diventato re Mida grazie a telefilm di culto come Lost e Alias, ma che al cinema non ha realizzato pellicole epocali: nel suo carnet Star Trek «reboot» e Mission: Impossible III), coadiuvato in produzione dal paperone del cinema Steven Spielberg, è un tuffo nostalgico (sin dal titolo) in queste cose e altre del tempo, usate da un gruppo di ragazzi industriosi e volonterosi che voglio fare un corto horror con protagonisti gli zombie di Romero (citato nell'eccezionale minifilm sui titoli di coda, assolutamente imperdibile).Joe Lamb (Joel Courtney) è il figlio del vice-sceriffo della città (Kyle Chandler). Insieme al suo amico Charles Kaznyk (Riley Griffiths) organizza una produzione in Super 8 per partecipare a un concorso di zona. Grazie anche all'aiuto della bella Alice (Elle Fanning, sempre più brava) che guida l'auto del padre, sbandato del paese accusato dal vice-sceriffo di essere colpevole della morte della madre di Joe, possono andare alla piccola stazione dei treni in disuso a riprendere la scena più importante. Ma un pick-up guidato da un professore del paesino fa deragliare volontariamente un convoglio misterioso. Mentre i ragazzi fuggono terrorizzati tra fuoco ed esplosioni, la cinepresa cade per terra e riprende tutto quanto accade. Da lì in poi l'esercito prende il controllo del paese e iniziano sparizioni misteriose di uomini, animali e oggetti metallici.
Il film è girato con una correttezza strutturale perfetta ma è, purtroppo, un polpettone di cose già viste, poco fantasioso, abbastanza scontato dall'inizio alla fine. Mega-omaggio a Spielberg – E.T. ne è il filo conduttore (tema e biciclette, anche se in una versione leggermente «alieno cattivo»), ma siamo anche in zona Jurassic Park con la creatura che arriva da dietro l'angolo (scena ormai icona) – abbiamo poi anche Scott con Alien, It di King, ma soprattutto gli X-Men con il potere della nemesi Magneto. Eppure, tra tutte queste cose visivamente immaginifiche che la tecnologia del 2000 ci dà nell'ambiente anni '70/'80, la migliore è l'atmosfera Stand by Me. I ragazzi sono eccezionali, simpatici e rigogliosi nella loro recitazione spontanea, distruggono letteralmente gli adulti (capitanati dal crudele colonnello Nelec, Noah Emmerich di The Truman Show) che si aggirano dispersi e monotoni sulla scena.
Sarebbe stato bello se il duo Spielberg-Abrams avesse osato un esperimento quanto mai ardito (e chi poteva farlo serenamente se non loro?), girando realmente il loro film solo con pellicola Super 8, solo con le tecniche dell'epoca (un film non sugli anni che furono ma negli anni che furono) e non si fosse limitato al frullato/pastrocchio corretto ma inefficace, con un design banale della creatura e un'idea leitmotiv della vicenda (come mai è finita lì?) degna della fantascienza anni '50 con sorpresina finale. Uscendo dalla sala alla fine ci si ricorda solo del filmino completo dei ragazzi sui titoli di coda di cui si diceva all'inizio, troppo poco per una produzione di questo tipo; d'altronde i grandi mezzi possono tamponare ma non salvare del tutto la mancanza di fantasia. La bravura di ripresa non può allontanare il senso di noia che pervade l'arrivo del déjà-vu, soprattutto se si inseriscono dei momenti patetici strappacuore del tutto campati per aria.
Giudizio:

Altri giudizi della redazione:
Alberto Di Felice:

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