Niente da dichiarare?

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Titolo originale: Rien à déclarer Niente da dichiarare? / Locandina
Nazione: Francia, Belgio
Anno: 2010
Genere: Commedia
Durata: 108'
Regia: Dany Boon
Sceneggiatura: Dany Boon
Cast: Benoît Poelvoorde, Dany Boon, Julie Bernard, Karin Viard, François Damiens, Bouli Lanners, Olivier Gourmet Michel, Jean-Paul Dermont, Nadège Beausson-Diagne, Eric Godon, Zinedine Soualem
Produzione: Pathé, Les Productions du Ch'timi, TF1 Films Production, Scope Pictures, Canal+, CinéCinéma, Centre National de la Cinématographie, Région Wallone, SCOPE Invest
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 23 Settembre 2011
Trama: 1986. Ruben Vandevoorde è un doganiere belga che ha un odio viscerale per i francesi, soprattutto per i colleghi dall'altra parte del confine. Quando viene a sapere che, per il Trattato di Maastricht, sette anni dopo cadranno le frontiere, finisce nella più profonde disperazione. Si arriva al fatidico periodo e il mite Mathias, doganiere francese, si innamora perdutamente della sorella di Ruben, ma la cosa deve rimanere segreta altrimenti il belga potrebbe reagire in maniera inconsulta. Ma le rispettive capitanerie prendono una decisione decisamente bizzarra: in mancanza di dogane fisse, verrà istituita una dogana mobile mista su una scalcinata R4. Ruben e Mathias dovranno controvoglia lavorare gomito a gomito, cercando anche una banda di trafficanti di droga.


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Niente da dichiarare?Dopo il successo di Giù al nord, Dany Boon ritorna con un'altra commedia dal meccanismo oliato e collaudato, basato sul dualismo di due uomini totalmente diversi a contatto (sembrano la versione meno scatenata di quelli di Hot Fuzz) e una storia d'amore che riprende quella dei Montecchi e dei Capuleti.
Boon è il timido Mathias, un doganiere francese innamorato di Louise (Julie Bernard), una bella belga che fa la venditirce di dolci. Ma l'amore tra i due deve rimanere segreto: Louise ha un fratello razzista e burbero (l'incontenibile Benoît Poelvoorde, di cui non dimenticheremo mai la parte del crudele serial killer de Il cameraman e l'assassino che lo lanciò) che odia a morte i francesi e come Mathias fa il doganiere. A complicare il tutto ci si mette il fatto che il lavoro dei due uomini è in pericolo: per colpa del trattato di Maastricht le dogane verranno tolte, mandando in bestia Ruben che non accetta la decisione dei superiori di istituire una dogana mobile franco-belga che deve controllare il flusso di persone. Coinvolti nella ricerca di un traffico di droga, le liti tra Ruben e Mathias sono sempre più frequenti, con il francese che si trova sempre più impaurito a rendere pubblico il suo amore.
La commedia francese, anche nelle sue espressioni più minimali, trova sempre le energie per rendersi accattivante e simpatica. Questo Niente da dichiarare? (titolo italiano fedele all'originale Rien à déclarer, cui aggiunge però senza motivo un punto interrogativo) non ha nulla di particolarmente innovativo, ma grazie alle faccette nevrotiche di Poelvoorde e ai suoi comportamenti schizoidi divertentissimi, uniti alla simpatia per i pseudo-cattivi (una banda di trafficanti imbranata all'ennesima potenza), regge benissimo un divertimento placido e appagante per i suoi 108 minuti.
Diversamente da Giù al nord, Boon non mette la paura per l'ignoto (gli antagonisti si conoscono benissimo, come sono totalmente a conoscenza delle caratteristiche del territorio) ma inserisce i contrasti in un'ottica di mancata relazione tra due fazioni che vivono in maniera praticamente identica, mangiano nello stesso bar/caffetteria (battezzato «No man's land» per presentarlo come terra di nessuno) e hanno le stesse placide abitudini; ciononostante, per loro sembra che un cartello o una riga gialla possano rappresentare chissà quale demarcazione di differenza.
Boon è seriamente intenzionato a iconizzare questo ragionamento, delinea bene le cose in un climax nel quale le due realtà si mischiano con l'assurda decisione della dogana mobile e dell'amore vietato, per poi arrivare alla conclusione che il lupo perde il pelo ma non il vizio: magari cambia solo strategia e obiettivo, ma alla fine la pelle del razzismo e dei pregiudizi non si perde mai. Le battute non sono ficcanti come quelle dell'ultrafortunato film che gli ha fatto guadagnare un sacco di soldi (citato, almeno nel doppiaggio, con l'idioma «vacca puzza») e ogni tanto sono scontate, ma non manca il movimento ed è presente una bella scena di inseguimento in auto con l'R4 scassata e sbuffante diventata un'esclusiva macchina sportiva che non sfigurerebbe in un episodio di Fast and Furious.
State sicuri che tra non molto ci sarà un remake: d'altronde copiare è facile – e, come abbiamo visto per Benvenuti al Sud, anche molto redditizio.

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2


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