| Titolo originale: | id. | ![]() |
| Nazione: | Russia |
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| Anno: | 2011 |
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| Genere: | Drammatico |
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| Durata: | 134' |
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| Regia: | Aleksandr Sokurov |
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| Sceneggiatura: | Aleksandr Sokurov, Marina Koreneva, Yuri Arabov |
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| Cast: | Johannes Zeiler, Anton Adasinsky, Isolda Dychauk, Georg Friedrich, Hanna Schygulla, Antje Lewald, Florian Brückner, Maxim Mehmet |
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| Produzione: | Proline Film |
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| Distribuzione: | Archibald |
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| Data di uscita: | 26 orrobre 2011 |
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| Trama: | Il dottor Faust brama l'anima e il potere. Nelle sue peregrinazioni filosofiche si imbatte in un anziano usuraio deforme al quale inizia ad accompagnarsi. Con questi, per sbaglio, uccide una sera in una taverna un militare; in seguito si scoprirà che l'ucciso è fratello della bella Margarete. Faust si innamora della giovane. | |
Recensione di AUGUSTO LEONE
Il male esiste, vive, ombra invisibile, al fianco di chi esercita il dominio assoluto sulla natura e sugli esseri umani; ma solo l’arte può aspirare, prima ancora che a raccontarlo, a raffigurarlo dandogli corpo e volto. È il senso ultimo del Faust di Sokurov, capitolo conclusivo di una tetralogia dedicata alle fenomenologia del potere assoluto nelle figure esemplari di Hitler (Moloch, 1999), di Lenin (Taurus, 2001) e dell’imperatore del Giappone Hirohito (Il sole, 2005). Omettendo l’analisi storica e sociologica, i tre capolavori del regista russo vedono nei «mostri», condannati in via definitiva dalla Storia, marionette in balia delle proprie perverse allucinazioni, coscienze malate, il cui emergere resta un inquietante enigma risolvibile esclusivamente in chiave mitica. Da qui l’idea di rivisitare il capolavoro di Goethe facendo del motivo del patto con il diavolo la causa scatenante del procedere e del regredire della civiltà.Il dottor Faust (Johannes Zeiler) vive in una terra barbara e desolata, maleodorante e sporca, nella quale la luce è un miraggio e l’umanità parrebbe degna solo di sprofondare nell’oblio; l’unica salvezza per uscire dall’oscuro medioevo sono le conquiste della conoscenza e il dono divino di un attimo magico di bellezza e amore da fermare in eterno, grazie irraggiungibili, se non chiedendole a chi è in grado di concederle miracolosamente, ovvero Mefistofele (il mimo Anton Adasinsky). Ma nel cupo universo ideato da Sokurov ispirandosi alla pittura di Vermeer e Bosch c’è, a ben guardare, ben poco che rimandi alla metafisica e all’aldilà: il diavolo fa di mestiere l’usuraio, è una sorta di satiro spelacchiato, con un sesso minuscolo appeso dietro a mo’ di coda, compie blasfemie ridicole e balordaggini varie e nel suo piagnisteo a proposito di una solitudine eterna senza speranza assume le caratteristiche di un alter ego degenere dello stesso Faust.
L’incipit del Vangelo di Giovanni, sul cui reale significato egli si interroga, suggerisce la verità: se in principio, dice il sacro testo, era l’azione, significa che le aspirazioni dello spirito umano sarebbero condannate al nulla, se il lato demoniaco nella psiche non si attivasse per concretizzarle nella Storia, deformandole però a sua immagine. Il Faust di Sokurov è così la raffinatissima cronaca del conflitto secolare fra la volgarità della prassi e l’utopia di un’etica, che per lo spettatore si perde comunque in un fumoso labirinto di riferimenti e citazioni colte. Se Faust vince, Hitler resta sepolto in lui; se invece perde, la sua metamorfosi in grottesco tiranno è inevitabile. La partita guardando all’oggi parrebbe persa, ma chissà se le porte del paradiso sono ancora in palio.
Giudizio:

Altri giudizi della redazione:
Alberto Di Felice:

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