Miracolo a Le Havre

Share Link: Share Link: Google Yahoo MyWeb Facebook Myspace
Titolo originale: Le Havre Miracolo a Le Havre / Locandina
Nazione: Finlandia, Francia, Germania
Anno: 2011
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 93'
Regia: Aki Kaurismäki
Sceneggiatura: Aki Kaurismäki
Cast: André Wilms, Kati Outinen, Jean-Pierre Darroussin, Blondin Miguel, Elina Salo, Evelyne Didi, Quoc-Dung Nguyen, Laïka, François Monnié, Little Bob, Pierre Étaix, Jean-Pierre Léaud
Produzione: Pandora Filmproduktion, Pyramide Productions, Sputnik, Yleisradio
Distribuzione: BIM Distribuzione
Data di uscita: 25 novembre 2011
Trama: Arletty e suo marito Marcel vivono col loro cane in una casupola nella città portuale di Le Havre, in Francia. Marcel fa il lucidascarpe alla stazione cercando di starsene alla larga dalla polizia, cosa che diventa più difficile quando incrocia Idrissa, un ragazzino del Gabon arrivato in Francia, assieme ad altri immigrati irregolari, su una nave container. Un detective si aggira per il quartiere e Marcel deve capire come nascondere il bambino e farlo arrivare in Inghilterra, dov'è finita parte della sua famiglia.


Recensione di AUGUSTO LEONE

Miracolo a Le HavreQuale vita è possibile per chi è condannato da una malattia incurabile? Dare uno risposta è dovere di chi è convinto della dignità della condizione umana, qualunque essa sia, e per questo Aki Kaurismäki in Miracolo a Le Havre lo fa a modo suo: per essere al di sopra delle iniquità, siano esse determinate dalla società o dal caso, bisogna credere nei miracoli. Così la pensano i suoi «miserabili» e in base a tale certezza agiscono. Perché il prodigio si verifichi, è necessario aver fede non in un Dio munifico, bensì nel valore del proprio essere al mondo come esseri coscienti e liberi di scegliere.
Senza un susseguirsi di eventi inaspettati al limite dell’inverosimile, la storia del piccolo clandestino Idrissa (Blondin Miguel), che deve raggiungere la madre a Londra, del piccolo esercito di poveri diavoli che lo aiuta e di Arletty (Kati Outinen), ammalata di tumore, sarebbe conclusa ancora prima d’iniziare, confondendosi nella tragedia di migliaia di vicende anonime: avviene ogni giorno sulle coste del vecchio continente, i clandestini vengono respinti o fuggendo si perdono, i poveri d’Europa non sono affatto solidali; e infine il cancro allo stadio terminale non perdona nessuno.
L’autore finlandese non occulta tali realtà eppure, da delicato illusionista, vi stende sopra un velo di colori tenui e di buoni sentimenti: cambiando la luce, le cose si vedono sotto un'altra prospettiva. Per prima cosa dà ai personaggi una fisionomia romanticamente anacronistica, immergendoli in un'altra epoca: Marcel Marx (André Wilms) dopo aver fatto il bohémien a Parigi ora fa il lustrascarpe, sua moglie Arletty lo sostiene devotamente fino a quando non scopre di essere ammalata; nel quartiere povero di botteghe e bar d’infimo ordine dove vivono si respira un’aria pittoresca di anni lontani, quando i centri commerciali e le grigie periferie erano di là da venire, le persone si conoscevano e si sostenevano a vicenda; e ogni nome, ogni personaggio, il poliziotto, il cantante rock, sua moglie Mimi evocano un altrove dove l’arte, il cinema e il pensiero si contrappongono a un vero senza sbocchi per chi è nato fra gli «ultimi».
Colui che prende l’iniziativa per salvare Idrissa porta infatti il cognome di Marx, il filosofo che ha immaginato per l’umanità liberata dalle disuguaglianze un domani in cui alla mattina si andrà a caccia, il pomeriggio si pescherà, la sera si alleverà il bestiame e dopo pranzo si farà il critico. Più che una favola, dunque, l’aspirazione umanistica a un mondo etico verosimile, forse già esistito da qualche parte o perlomeno immaginato e dunque da recuperare. Nel giardino spoglio di Arletty e Marcel sboccia all’improvviso un ciliegio e l’esistenza all’ombra di un giardino dei ciliegi somiglia a una pièce.

Giudizio: 3


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2.5


blog comments powered by Disqus
You are here