Le idi di marzo

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Titolo originale: The Ides of March Le idi di marzo / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2011
Genere: Drammatico
Durata: 101'
Regia: George Clooney
Sceneggiatura: George Clooney, Grant Heslov, Beau Willimon
Cast: Ryan Gosling, George Clooney, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Evan Rachel Wood, Marisa Tomei, Jeffrey Wright, Max Minghella, Jennifer Ehle Gregory Itzin, Michael Mantell, Yuriy Sardarov, Bella Ivory, Hayley Meyers, Maya Sayre
Produzione: Cross Creek Pictures, Exclusive Media Group, Smoke House, Crystal City Entertainment
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 16 dicembre 2011
Trama: Vice-responsabile della campagna elettorale alle primarie democratiche per il governatore della Pennsylvania Mike Morris, il trentenne rampante Stephen Meyers è sposato agli ideali del suo candidato e della sua campagna, che vede come chiave di volta per il Paese. Durante le votazioni in Ohio aumenta la tensione con lo sfidante senatore dell'Arkansas, Ted Pullman, e il suo staff guidato dal losco Tom Duffy. Intanto Stephen stringe una relazione con una giovane avvenente stagista. E viene a galla che forse Morris non è la colomba bianca che Stephen credeva.


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Le idi di marzoQuarto film da regista, qui anche attore e co-sceneggiatore, di George Clooney, basato sul lavoro teatrale «Farragut North» di Beau Willimon e prodotto da DiCaprio. Dopo il «leggero» In amore niente regole punta davvero alto come argomento: gli intrighi del mondo della politica con chiari riferimenti al sexgate di Clinton/Lewinski.
Il protagonista è il lanciatissimo Ryan Gosling (letteralmente esploso all'attenzione internazionale dopo Drive), che interpreta un curatore delle relazioni esterne del governatore Morris (Clooney), di nome Stephen Meyers. Stephen giostra abilmente con grande freddezza in mezzo agli intrighi e al marciume del sottobosco politico, fermamente convinto che Morris sia comunque un uomo integerrimo, anche se rispetto agli avversari nei sondaggi politici appare sfavorito. Ma quando Stephen comincia una relazione non sentimentale con la bella stagista Molly (Evan Rachel Wood) scopre dei lati decisamente oscuri del suo capo che non si aspettava.
Le idi di marzo, si sa, sono rammentate per segnare la data dell'assassinio di Giulio Cesare; nel film indicano tutti i tradimenti e le lotte egoiste e intestine del mondo politico americano (da estendere agli altri, ovviamente) per conquistare il potere, spalleggiandosi l'un l'altro con congiure sottili quanto crudeli, tanto da considerare un figlio clandestino molto più pericoloso dell'effettiva incapacità a essere un bravo governante per poter essere eletto a nuovo superiore incarico.
L'argomento è quanto mai delicato e scottante, la politica che non vediamo e che ci viene nascosta. Clooney è ormai bravissimo e raffinato a raccontare le storie e usa sempre attori di primo piano (come parti di contorno abbiamo un parterre illustre formato da Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti e Marisa Tomei) e anche stavolta non delude le grandi attese. Il film è una perfetta macchina a orologeria senza momenti ridondanti, che prosegue man mano raccontandoci, attraverso gli occhi glaciali di Gosling, quanto in fondo nessuno sia esente da colpe, Stephen compreso; peccato che tutti gli intrighi di palazzo poi li paghino i normali cittadini che si ritrovano gestiti da un mondo pieno di corruzione, dato che quello che interessa veramente agli entourage è prendersi i loro voti e non certo essere sinceri.
Clooney decide di evitare scene di massa per concentrarsi su quelle nelle camere (d'albergo e non, non dimentichiamo la radice teatrale del lavoro), fa passare Stephen attraverso un percorso di sofferenza/conoscenza intrigante, anche se lo spettatore è chiamato a una particolare concentrazione per seguire le varie fasi del film. Ma questo è decisamente già compreso nel prezzo di cartellone: siamo di fronte a un cinema non certo contemplativo ma che cerca di affondare il coltello, proprio in tempi in cui Obama sembra il ritratto della genuinità e non è certo comodo insinuare nel pubblico il dubbio.
Il crudo discorso sulle prove tra Meyers e il governatore è uno dei picchi del cinema di Clooney, con quegli sguardi a metà e quei visi nascosti nell'ombra, ma ci sono anche tante altre scene di confronto intense: il discorso con Giamatti sulla vendetta, quello delle responsabilità e degli obiettivi con Hoffman, tante piccole perle di un film intenso senza alcuna collusione con interessi laterali, che trova un modo intenso e coraggioso di parlare di cose che pur sapendo stentiamo a riconoscere. Si chiude in una maniera quanto mai pregna e intensa su una sedia da regista (il vero burattinaio è Stephen e non Morris) e un volto che guarda glaciale la camera senza farci sapere – per l'ennesima volta – quale bugia o verità ci racconterà.

Giudizio: 3


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 3


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