Immaturi – Il viaggio

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Titolo originale: id. Immaturi - Il viaggio / Locandina
Nazione: Italia
Anno: 2012
Genere: Commedia
Durata: 100'
Regia: Paolo Genovese
Sceneggiatura: Paolo Genovese
Cast: Raoul Bova, Ambra Angiolini, Ricky Memphis, Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Barbora Bobulova, Anita Caprioli, Luisa Ranieri, Maurizio Mattioli, Alessandro Tiberi, Giovanna Ralli, Lucia Ocone, Lavinia Longhi, Aurora Cossio, Rocio Munoz, Francesca Valtorta
Produzione: Medusa Film, Lotus Production
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 4 gennaio 2012
Trama: Dopo essersi ritrovati per affrontare gli esami di maturità vent'anni dopo, sette amici decidono di organizzare quel famoso viaggio di fine scuola che non avevano fatto da ragazzi. La meta prescelta è l'isola di Paros, Grecia, nella cui splendida cornice paesaggistica vivranno nuove avventure mostrando a volte forza, a volte debolezza, alla ricerca di quella «maturità» che per molti di loro non arriverà mai.


Recensione di ALESSIO BACCHETTA

Immaturi - Il viaggioIl primo capitolo di Immaturi costituì lo scorso anno un piccolo-grande caso nel nostro panorama cinematografico. La pellicola incassò 16 milioni di euro registrando un notevole gradimento di pubblico. Tali altisonanti risultati, confortati anche dal termometro valutativo di Facebook (il gruppo conta circa 30.000 iscritti), ha indotto la Medusa Film e il produttore Marco Belardi a reclutare di nuovo il regista Paolo Genovese e il cast quasi per intero affinché si girasse il sequel. Se già nel primo si intravedevano sì un appeal che strizzava l'occhio al grande pubblico e uno scheletro alquanto esile, imperlati però da una qualità discreta, in Immaturi – Il ritorno non solo si conferma l'adeguata falsariga ma si compiono dei passi maggiori in vari ambiti.
Parametro principale per valutare la bontà del film è il congruo lavoro di definizione dei personaggi. Genovese, che con Medusa aveva già girato La banda dei Babbi Natale, evidentemente ha svolto con i suoi attori un appropriato confronto-incontro al fine di delimitare i caratteri degli immaturi portati in scena. Tale simbiosi ha fatto in modo che ciascuno di loro fosse distinguibile, contornato da precipue peculiarità, interessante per lo spettatore, pezzettino del mosaico generale. Non solo: la sceneggiatura, scritta dallo stesso Genovese (che ha redatto anche il soggetto insieme a Marco Alessi e Fabrizio Cestaro), appare coerente, dotata di giusti tempi e modi e si pone come virtuoso collante per armonizzare le gesta dei performer. La stessa si fa più avvincente rispetto al primo episodio: non solo non fa perdere il filo narrativo, ma lo rende saporito e stimolante con un ritmo che sa prendersi i suoi tempi fra comicità e momenti più riflessivi. Il regista dimostra attenzione anche per le piccole cose, sa portare il livello patemico di chi guarda a un'ebollizione che rimane tiepida senza che le emozioni si dirigano verso un surriscaldamento esagerato per il genere, sia nel registro meramente comico sia in quello più serioso; insomma si bilancia con buon polso fra le due componenti, carezzando il plot con istanti che virano alla delicatezza dei sentimenti con un certo gusto.
Genovese d'altronde non è l'ultimo arrivato. Dopo aver ben figurato come regista pubblicitario (ambito in cui si è guadagnato diversi premi), ha diretto anni orsono quel Nessun messaggio in segreteria che, quantunque poco considerato, restituiva la purezza dei sentimenti nelle vicissitudini della gente comune. Un film a suo modo avatiano, per quanto Genovese non possa competere con Pupi Avati per talento e capacità di penetrazione nel cuore umano.
Last but not least, le location. L'isola greca di Paros, scelta dalla produzione dopo vari appostamenti in luoghi di villeggiatura, paesaggi mozzafiato, spiagge poco battute e un milieu a misura d'uomo (l'isola, anche nella realtà, non è di grandi dimensioni e vi si accede non facilmente) valorizzano da un punto di vista estetico le peripezie dei quarantenni post-diploma. La meta vacanziera contribuisce non poco a far entrare lo spettatore nelle vicende. Immaturi – Il ritorno gode di quell'aspetto on the road di cui il primo non era irrorato.
I componenti del cast incarnano i loro personaggi con il giusto approccio. Non vi sono sostanziali novità rispetto al primo episodio: i loro modi di fare e di essere vengono riproposti ma con una marcia in più. Due vincenti novità sono il maggiore peso drammaturgico di Paolo Kessisoglu e di Anita Caprioli, i cui ruoli arrivavano nel vecchio film dopo gli altri in ordine temporale e di rilevanza. Il primo viene da una relazione andata a male, la seconda si ritaglia un posto tutto suo nella gestione di complicazioni di salute. Entrambi passeranno qui molto tempo insieme, eclissandosi un po' dal resto del gruppo. Altro elemento nuovo è costituito dalla presenza di Lucia Ocone in qualità di compagna di Luca Bizzarri; per il resto niente di nuovo sul fronte occidentale per Raoul Bova, Barbara Bobulova, Ambra Angiolini, Ricky Memphis, Luisa Ranieri, Maurizio Mattioli, Giovanna Ralli e Alessandro Tiberi. Molti di loro a livello curriculare sono già molto avvezzi a far ridere, alcuni di loro posseggono anche un buon registro drammatico, che però in questo caso hanno dovuto tenere a briglie serrate.
Resta da chiedersi, citando una pellicola di Giovanni Veronesi (che tra l'altro condivide con questa alcuni retrogusti), «che ne sarà di noi». Solo il tempo dirà se la saga (ormai, infatti, di saga si deve parlare) beneficerà di lunga vita. Per ora occorre limitarsi a considerare che in Italia è possibile fare film comici di più che discreta fattura, conditi da slanci riflessivi leggeri ma non per questo posticci e retorici.

Giudizio: 2.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Immaturi - Il viaggioTorna il cast di Immaturi, buona sorpresa di un anno fa, con lo stesso regista, Paolo Genovese. Il gruppo vuole riprendere il filo con i tempi che furono facendo la più classica delle vacanze post-diploma, andando in Grecia, a Paros, per ottemperare a una promessa che si erano fatti prima che il destino, i tempi e le cose della vita li dividessero per riunirli in maniera tanto sorprendente.
Ritroviamo il castissimo Lorenzo (Ricky Memphis) che vuole consegnare l'anello all'amata Luisa (Barbora Bobulova); la problematica Francesca (Ambra Angiolini), che sta decidendo del suo destino con Ivano (Alessandro Tiberi di Boris); Virgilio (Paolo Kessisoglu), che viene a sapere del tumore di Eleonora (Anita Caprioli) e intanto messaggia via sms con una ragazza misteriosa; Piero (Luca Bizzarri) fa il solito cascamorto con una ragazza incontrata sul posto (la bella Francesca Valtorta) dimenticandosi di Sonia (Lucia Ocone). La vacanza di gruppo si sparpaglia tra problemi, presunti tradimenti e indecisioni, con la sola Francesca che cerca di fare inutilmente da collante.
Film cartolina (davvero incantevoli le location) e di ben poco sugo, dell'originale non ha mantenuto praticamente nulla, operazione marketing fatta quasi per dovere dopo il successo del capitolo uno. Le cose che succedono sono totalmente slegate da quanto avvenuto, per cui chi si avvicina solo ora potrà comprendere senza background (la sessodipendenza di Francesca diventa ora cleptomania), si inseriscono due bellezze spacciate per spagnole (tra cui Aurora Cossio, che però è italo-colombiana nella realtà) che mettono nei guai la strana coppia Memphis-Bova, ma la cosa più patetica è sicuramente il tumore al seno di Eleonora, argomento trattato con una superficialità assolutamente disturbante, tanto che la ragazza con tali problemi ha pensieri e consigli per Virgilio, che deve cercare di conquistare via cellulare con ripetuti sms la sconosciuta Bianca (alla fine del film appare anche il suo numero: chissà quanti lo chiameranno per la curiosità di capire a chi o cosa corrisponde).
Ormai pur di produrre commedie a ripetizione nel periodo post-natalizio (ricordiamo che l'anno scorso di questi tempi ci fu il fenomeno Zalone da 34 milioni di euro) non si bada al fatto di avere idee o qualche spunto decente (si riestrae dal cilindro anche la trovata del figlio falso, si va in carcere per poter riunire il gruppo in una riflessione finale con la scusa di un furto di magliette – forse una multa era più credibile), fino a culminare nel momento in cui arriva anche il salvagente di Maurizio Mattioli, che ravviva il gruppo diventato raffermo come del pane non consumato nella maniera più romanesca possibile («Che, vi siete ingoiati un pensionato?»).
Tra noie e sbadigli, il viaggio non si accende mai. Non bastano le bellezze femminili in bikini e i paesaggi a salvaguardare lo stato di salute di un film talmente inutile e povero che pare essere commissionato direttamente dalla Grecia solo per cercare di rimpinguare turisticamente le sue magre casse strette nella morsa della terribile crisi.
Spacciato per viaggio umano e dell'anima alla ricerca della nuova consapevolezza, rimescola malamente cliché e stereotipi con cui veniamo identificati e derisi dal resto del mondo (tipo il figlio mammone; se non altro possiamo rivedere la bellezza matura di Giovanna Ralli). Non si trova la minima variazione sui temi: se è vero che non si è mai realmente maturi, non era certo questo il percorso ideale per migliorarsi, soprattutto ammazzandoci di noia tanto da rovinare anche i momenti piccanti con frasi insegnamento estratte da qualche manuale d'amore figlio di Peynet. Manca anche il tema musicale intrigante come quello orecchiabile di Britti dello scorso film. Apparizione inutile e senza logica di Luca Zingaretti.

Giudizio: 1


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