Angèle e Tony

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Titolo originale: Angèle et Tony Angèle e Tony / Locandina
Nazione: Francia
Anno: 2010
Genere: Drammatico
Durata: 87'
Regia: Alix Delaporte
Sceneggiatura: Alix Delaporte
Cast: Clotilde Hesme, Grégory Gadebois, Evelyne Didi, Jérôme Huguet, Antoine Couleau, Patrick Descamps, Lola Dueñas, Patrick Ligardes, Elsa Bouchain, Marc Bodnar, Corine Marienneau, Antoine Laurent, Farid Larbi, Tracy, Rama Grinberg
Produzione: Lionceau Films, Canal+, CinéCinéma, Cofinova 6, Centre National du Cinéma et de l'Image Animée
Distribuzione: Sacher Distribuzione
Data di uscita: 29 aprile 2011
Trama: Port-en-Bessin, Bassa Normandia. Donna alla deriva, Angèle conosce il pescatore Tony, solitario e granitico, trasferendosi in casa sua e facendosi assumere per lavorare e vendere con la madre il pescato. Intanto nasconde di essere in libertà sorvegliata, e prova con fatica a riavvicinarsi al figlio che non vede da due anni.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Angèle e TonyC’è differenza, come saprete, fra il semplice vedere e l’osservare: nel primo caso ci si limita a registrare, nel secondo si penetra attivamente la realtà di ciò che si vede – e, possibilmente, si va oltre tale realtà. L’esordio al lungometraggio, da lei stessa sceneggiato, della giornalista-documentarista Alix Delaporte si limita a vedere. Come tutti i volonterosi, lo fa autoconvincendosi di star rappresentando qualcosa di significativo, per quanto spoglio e «senza fronzoli», sulla condizione umana, economica e sociale del proprio mondo. Ma l’assenza di fronzoli non equivale di colpo a pregnanza.
La rappresentazione significativa dovrebbe emergere, implicitamente, dal contesto, e dal fatto stesso di farcelo vedere. Abbiamo Angèle (Clotilde Hesme), una donna dal passato oscuro, giunta in un bluastro villaggio di pescatori della Bassa Normandia; nasconde qualcosa e lo compensa, evidentemente, col sesso, sintomo di una sordità (imposta?) al sentimento nella propria esistenza. Trova qui Tony (Grégory Gadebois), un pescatore solitario amante dell’etica del suo lavoro, restio al sesso e in cerca di un legame profondo. Sono entrambi più o meno ansiosi e restii alla vita, che per nessuno dei due dev’esser stata facile.
Nel caso di Tony, c’è un padre morto disperso da sei mesi in mare, che lui e soprattutto il fratello Ryan (Jérôme Huguet), il rapporto col quale fa ogni tanto balenare le loro difficoltà familiari, vogliono non si sa come ritrovare; in quello di Angèle c’è un figlio (Antoine Couleau) dato in affidamento ai suoceri (il nonno è Patrick Descamps) dopo un tragico incidente che ha causato la morte del padre nonché la condanna con libertà vigilata di Angèle. Di concreto sul passato non sappiamo nulla, e l’unico appiglio è fornito nel presente da un personaggio esterno, l’agente di libertà vigilata (Patrick Ligardes) che segue l’inserimento lavorativo della donna e il suo riavvicinamento alla famiglia dell’ex-compagno.
Ipoteticamente ci sarebbe un ritratto dal basso di due diseredati che hanno tutti contro, e la cui condizione psicologica non è che la somatizzazione dell’ambiente ostile. Ma il «realismo poetico» della Delaporte ha ben poco di quello di un Marcel Carné, anche perché in realtà Angèle e Tony, al di là della modestia di condizione, contro non hanno proprio nessuno. Tony ha al massimo qualche scaramuccia col fratello; Angèle ha due suoceri nient’affatto burberi e un tutore della legge che è ben lieto di aiutarla. Ridurre un ipotetico «realismo poetico», che si conclude con una bella corsa verso la spiaggia, a un ennesimo «credi in te stesso» non è proprio il massimo.

Giudizio: 1.5


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