| Titolo originale: | The Darkest Hour |
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| Nazione: | U.S.A. |
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| Anno: | 2012 |
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| Genere: | Thriller |
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| Durata: | 89' |
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| Regia: | Chris Gorak |
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| Sceneggiatura: | Jon Spaihts |
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| Cast: | Rachael Taylor, Emile Hirsch, Joel Kinnaman, Olivia Thirlby, Max Minghella, Dato Bakhtadze, Yuriy Kutsenko, Artur Smolyaninov, Pyotr Fyodorov, Nikolay Efremov |
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| Produzione: | Regency Enterprises |
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| Distribuzione: | 20th Century Fox |
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| Data di uscita: | 20 Gennaio 2012 |
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| Trama: | Due amici si recano a Mosca per concludere un importante affare che ha per protagonista una innovativa tecnologia software per telefoni cellulari. Ma quando arrivano trovano che un collega svedese ha rubato la loro idea, tutto perfettamente legale in quanto non si sono tutelati con un brevetto. Poco male, sono giovani e si rifaranno, decidono quindi di trascorrere una serata a base di alcool in un locale con la speranza di trovare delle belle coetanee con cui divertirsi. Tutto sembra andare liscio ma all'improvviso c'è un black-out totale, delle luci colorate, che mascherano degli invasori alieni, hanno invaso la città e assorbono tutto, corpi ed energia. I due amici con le compagne incontrate al bar e lo svedese che li ha preceduti nell'affare trovano rifugio in un magazzino sotterraneo. quando dopo qualche giorno ne escono trovano una Mosca deserta e invasa dai predatori d'oltrespazio. | |
Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Sembrava che dopo Into the Wild per Emile Hirsch si potesse aprire una splendida carriera di capace attore, ma invece mano a mano bisogna rendersi conto che le sue scelte di partecipare a pessimi movie (come questo, uno sgangherato omaggio alla fantascienza che fu) non lo consacreranno mai un vero cavallo di razza ma solo un pallido galoppino senza troppe speranze. Sta di fatto che con il patrocinio di Timur Bekmambetov, il produttore/regista russo più in voga negli action e negli horror movie, si inscena una terribile tragedia apocalittica, con tutti i soliti crismi del genere e strizzata d'occhio a Cloverfield, sopravvissuti che cercano di andare avanti contro un nemico terribile e inarrestabile, alieni protetti da delle luci che tutto assorbono e disintegrano (corpi umani inclusi); i protagonisti sono due giovani rampanti programmatori americani che vogliono vendere una nuova "app" per i cellulari a una industria russa. Per far questo devono recarsi a Mosca, peccato che troveranno una amara sorpresa, la loro idea è già stata brevettata e venduta da un sordido coetaneo svedese. Senza perdersi troppo d'animo decidono di dimenticare l'amarezza con alcool e donne, arrivano entrambe le cose, peccato che a un certo punto della festa ci sia un black-out che oscura tutto, premonitore dell'arrivo di strane luci gialle che incominciano appena toccata la nostra madre Terra a creare morte e distruzione con una crudeltà e un'efficacia senza pari. I due ragazzi, Sean (Emile Hirsch) e Ben (Max Minghella) con le compagne Natalie (Olivia Thirlby) e Anne (Rachael Taylor) trovano rifugio e cibo in uno scantinato in cui, insieme allo svedese di cui sopra, Skyer (Joel Kinnaman) staranno qualche giorno nascosti. Usciti poi all'aperto si apre uno spettacolo unico di desolazione e morte con la città completamente priva di abitanti. Loffio, monotono, decisamente grossolano, non vengono in mente altri aggettivi per un film che è più che altro ridicolo, dagli effetti speriamo volutamente retrò (se così non fosse sarebbe veramente il disastro artistico totale). Muoiono chissà quante persone (l'invasione comunque, of course, è mondiale ma noi vediamo solo quel che accade da Putin) e non si percepisce un minimo di tragicità nella cosa (ci si mette anche la solita vecchietta premonitrice che costruisce un muro di mattoni), i protagonisti sono antipatici e recitano svogliati, poi arrivano anche un gruppo di combattenti russi organizzati con materiale improvvisato e mezzi di fortuna ma che sanno come agisce il fetido nemico, figli di Ivan Drago che declamano altisonanti stupidaggini di vendetta contro gli alieni a ripetizione. Non manca anche lo scienziato pazzo che costruisce l'arma anti-alieni, sopravvissuto in un appartamento alla tragedia, creato chissà perchè ad "hoc" per le difficoltà di oggi tempi addietro, mentre il gotha pensante del Cremlino chissà dove è finito. Come 28 giorni dopo c'è il fascino della città svuotata (fatta vedere caotica e vitale solo poco prima) ma tutto si ferma lì, non c'è altro motivo per vedere questa pellicola (che si fregia di un 3D totalmente inutile) che sembra nata solo per riempire una programmazione famelica e neppure per omaggiare. Dirige alla seconda prova Chris Gorak, lo stesso di Right at Your Door con apocalisse su Los Angeles.Giudizio:
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