The Iron Lady

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Titolo originale: id.
The Iron Lady / Locandina
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 2011
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 104'
Regia: Phyllida Lloyd
Sceneggiatura: Abi Morgan
Cast: Meryl Streep, Jim Broadbent, Anthony Head, Richard E. Grant, Roger Allam, Olivia Colman, Nick Dunning, Julian Wadham
Produzione: Film4, Pathé, UK Film Council
Distribuzione: Bim Distribuzione
Data di uscita: 27 Gennaio 2012
Trama: Margaret Thatcher ha ottanta anni, la donna che è stata primo ministro di ferro ora è persa nei suoi ricordi, ha problemi mentali e vede in continuazione l'adorato marito Denis, morto anni prima. La figlia Carol decide di metterla sotto controllo da parte di un medico ma la donna non rivela di vedere il congiunto, quanto poi decide di mettere finalmente mano al guardaroba ormai inutile l'assalgono i ricordi di una vita sempre in prima linea e agli undici anni e mezzo di mandato.


Recensione di PIETRO SIGNORELLI


the-iron-lady1Incredibile Meryl Streep, non paga di una carriera strepitosa in cui ha raggiunto vette invidiabili di ogni tipo, ora si cimenta in un biopic anomalo e decisamente complicato, sotto un trucco pesantissimo che la invecchia interpreta la vita di una delle donne più famose al mondo, il primo ministro inglese Margaret Thatcher, soprannominata dai sovietici la Lady di ferro. La visione anomala del biopic (che contiene immagini di repertorio) è data dal fatto che si parte dal fatto che la signora Thatcher è ormai, consunta dall'età e dal deperimento mentale, in preda a continue visioni dell'adorato e amorevole marito Denis (un efficace Jim Broadbent), defunto precedentemente, che rivede continuamente in casa a dargli consigli e a porgli conforto. Neppure durante le visite dallo psichiatra la cosa viene rivelata, la presenza irreale la scalda e la conforta, fino al momento che decide di mettere mano al guardaroba di Denis e comincia un flusso di ricordi che parte dalla guerra mondiale quando era ragazzina, l'incontro con Denis e poi la carriera fulminante e inarrestabile in un ambiente di soli uomini che la portò a gestire i tragici fatti delle Falkland/Malvinas nella diatriba per il loro possesso con il governo argentino. Undici anni e mezzo di mandato, il pugno di ferro per gestire le controversie, l'opinione pubblica che la ama e la odia, questa era Margaret, ora una donna senza futuro al tramonto della vita che vive di fantasmi. Inutile dire quanto sia brava la Streep (é solo ribadire l'ovvio), va subito messo l'accento alla tipologia di trattamento che la regista teatrale Phyllida Lloyd (la stessa di Mamma mia!) ha voluto riservare al ritratto, mai una esposizione trionfale, si vede anche una donna chiaramente decisa sul da farsi in pubblico ma che nel privato quando elabora teorie riflette in continuazione sul come proporsi (tanto da avere un assistente di dizione e movimento, la scena riporta mentalmente al Discorso del re) e nei rapporti familiari è un'autentica frana perché troppo presa dall'attività politica, tanto da ricordarsi dei figli gemelli soltanto quando lo spazio del tempo e nulla altro da fare glielo concede tramite la visione di un filmato familiare. Con un abile montaggio si alternano i flashback e le scene quotidiane (particolarmente toccante quella iniziale in cui lei, come una vecchina qualunque, prende il latte stupendosene del suo costo) per mostrare come una vita va rivissuta per essere capita appieno, con ampio spazio per la protesta dei minatori che ispirò la dark comedy Grazie signora Thatcher, ma anche alle molteplici difficoltà generate da una terza età che non ti dà scampo quando è talmente costellata di problemi di salute (il fatto poi di vederla ballare con Reagan oltre che un duetto politico è anche un paradigma della malattia che, anche se in modo non totalmente uguale, li colpirà). La Thatcher è come la nostra nonna o madre a questo punto, il fulgore è nei libri di storia ma non nel corpo, l'avanzare del declino fisiologico mostrato anche da una scena finale che la vede per i corridoi di casa persa alla ricerca di un segno familiare dopo l'uscita definitiva di Denis dalla sua mente in una scena da tunnel della luce verso il paradiso. Possiamo decisamente sconsigliare il film a chi tifa per il partito dei conservatori inglesi dato che non è esaltazione, l'Iron lady è alla fine qui è prima una donna che mostra le sue fragilità e i suoi errori anziché una dominatrice della scena politica mondiale.

Dedicato a Silvia, una donna di ferro che sta lottando per non cedere mai.


Giudizio: 2.5

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